Saper aspettare: il valore della pazienza

psicologo bravo monterotondo

Quanto sei capace di vivere il presente senza angoscia per il futuro?

Quanto ti preoccupa il non vedere risultati e il non sapere qual è la tua strada, o se il tuo progetto sta andando per il verso giusto?

Stiamo vivendo tutti una forte distorsione.
In una società dove possiamo avere tutto e subito, ci siamo dimenticati che per alcune cose serve tempo.

Dobbiamo riscoprire la pazienza, il saper attendere, il capire che se vuoi arrivare in cima, devi prima scalare la montagna.

Proviamo a capire come.

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Gli altri non sono migliori di te – (Un)Common Life #5

psicoterapia roma“Puoi avere successo… o puoi imparare”. Questo detto riassume ciò che vedrai oggi in (Un)Common Life.

A volte ci auto-limitiamo, anzi, direi che lo facciamo spesso. Ci fermiamo a pensare che noi non siamo in grado, che non abbiamo le capacità, che gli altri sono migliori di noi… Ma non è così. Gli altri non hanno capacità speciali di cui noi non disponiamo. Non hanno un QI più alto del nostro. Non hanno risorse che a noi mancano.

«C’è chi ha più soldi di me!» è una prima obiezione che viene in mente.
Ma il fatto che tante persone, anche di successo oggi, siano partite dal niente, da un livello simile a quello che vivi tu attualmente, se non addirittura basso, sfortunato, rovinoso… e che ce l’abbiano fatta nonostante ciò – o, anzi, proprio grazie a ciò che hanno imparato dai momenti peggiori della loro vita -, ci fa capire che possiamo anche noi.

Che le risorse sono le nostre, quelle che abbiamo. E che gli altri non sono diversi o migliori di te.

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Non devi essere speciale per arrivare dove vuoi

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Uno stencil di Bansky.

Perché pensiamo di non essere in grado di farcela? Di non essere “abbastanza”?

Il 2 dicembre ero a Milano, a tenere una lezione per il Master di Fondazione Fiera: un’altra parte del mio lavoro infatti è rivolta a imprenditori e professionisti, con cui collaboro per aiutarli a innovare la loro attività (assieme alla fantastica azienda di business design Beople).

Dopo la pausa pranzo chiedo alle ragazze e ai ragazzi se ci sono domande.

«È difficile» mi dice una.
«Cosa?» chiedo.
«Tutto. Tutto questo. Cioè, non la tua lezione, ma… tutto questo. Il lavoro, le aspettative, riuscire a farcela. Mi sembra così difficile». In queste parole c’è quell’imbarazzo di chi sa che non dovrebbe arrendersi, eppure vede la cima così dannatamente alta.

Getto una rapida occhiata alla classe: chi distoglie lo sguardo, chi si morde un labbro, chi sospira.
Allora mi appoggio alla scrivania.

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