Libri di Terapia Breve – Di bene in peggio

Di bene in peggio

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Titolo: Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico
Autore: Paul Watzlawick
Editore: Feltrinelli
Voto: stellastellastellastella

 

 

Quanto siamo bravi a renderci la vita un inferno, vero?

In questo libro, che segue il successo del fortunato Istruzioni per rendersi infelici, Paul Watzlawick continua a svelarci i segreti paradossali per i quali proprio ciò che facciamo per migliorare le nostre condizioni, non fa altro che peggiorarle sempre di più.

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[Speciale Pensare Troppo]: la trappola dei pensieri ripetitivi

psicologo roma

Come liberarsi da immagini e pensieri ossessivi e ricorrenti?

Perché quando certi pensieri arrivano è difficile scacciarli?

Se la scorsa settimana abbiamo parlato del dubbio e delle sue forme (leggi qui), questa settimana ci concentriamo su un altra forma di pensiero: il pensiero ossessivo.

Tranquillo, “ossessivo” non è nient’altro che il gergo tecnico per dire “ricorrente e indesiderato“. Un pensiero che arriva senza preavviso e che è quasi impossibile scacciare.

Come puoi liberartene?
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Storie: superare l’ansia nello studio con la terapia breve

psicoterapia roma

Un caso esemplare sui problemi di studio e concentrazione

Oggi vi racconto una storia per chi ha difficoltà a studiare e a prepararsi per un esame.

Mi sono trovato a risfogliare un libro che ho recensito qualche mese fa (Lo studente strategico) e ho visto come questa storia, il caso di un ragazzo vittima della sua intelligenza, e dell’apparentemente semplice soluzione che l’ha sbloccato, riassumessero incredibilmente tutta una serie di articoli pubblicati di recente.

Non potevo non raccontarla.
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Paul Watzlawick: quando la soluzione è il problema

Terapia Breve Strategica Roma

Paul Watzlawick

Paul Watzlawick è stato un grande comunicatore, un grande terapeuta e, a detta di tutti, un grande uomo.

A lui vanno diversi meriti, primo tra tutti quello di aver saputo condensare un enorme campo di studi (quello sugli effetti che la comunicazione umana ha sul comportamento) senza sminuirne minimamente il valore, anzi, organizzandolo, sistematizzandolo e rendendolo disponibile a tutti, in primis agli studiosi stessi, che spesso citano proprio le sue opere (in particolare la monumentale Pragmatica della comunicazione umana) più che quelle, spesso meno digeribili (seppur altrettanto belle) degli autori che lui riporta.

In questo video, del 1987, tiene un breve intervento dal titolo When the solution is the problem. Con il suo stile inconfondibile Watzlawick illustra come i paradossi s’introducano nella nostra vita quotidiana, al punto che spesso ciò che facciamo per risolvere un problema finisce per mantenerlo o per trasformarsi in un problema ancora peggiore.

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Sono un incapace?

Psicologo a Roma

Il senso di incapacità è costruito giorno per giorno da ciò che facciamo o che evitiamo di fare

Sono incapace.

Questo assioma corre il rischio di divenire un vero e proprio mantra di sottofondo per molti di noi. Assume diverse forme e varianti: non ce la posso fare; non sono abbastanza [bravo, bello, intelligente, forte, considerato, stimato, allenato, preparato, e tutta una serie di altri aggettivi]; non ho sufficienti capacità; ecc.

Spesso questo mantra è silenzioso, un rumore bianco di sottofondo che accompagna le nostre azioni quotidiane e mina la nostra autostima e il nostro senso di autoefficacia.

Come è possibile smantellarlo?
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Non puoi sapere tutto: l’illusione della conoscenza definitiva

Non puoi sapere tutto

E’ possibile avere una risposta a tutto?

“Quando la crisi economica iniziava a manifestare i suoi effetti più devastanti, la Regina Elisabetta d’Inghilterra in una sua visita alla London Business School chiese come mai nessuno l’avesse prevista e gestita, considerato il fatto che a posteriori le cause sono apparse evidenti a tutti.

Una prima risposta arrivò solo otto mesi dopo dalla British Academy, a firma di una trentina di professori delle più prestigiose università britanniche, banchieri e altri rappresentanti di istituzioni finanziarie. Questi riferirono [che] «…spesso i banchieri, economisti e finanzieri perdevano di vista il quadro complessivo»”.

(Nardone, Psicotrappole, pp. 28-29)

Chi non vorrebbe sapere tutto?
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Storie: la paura di sbagliare al lavoro

Psicologo a Monterotondo

La paura di sbagliare è molto comune e fa vivere in un continuo stato di tensione

Questa settimana torno con una Storia, cioè un caso tratto da un libro di psicoterapia.

Il tema è la paura di sbagliare, specialmente al lavoro. Si tratta di una paura molto comune e diffusa, forse oggi più di prima, dato che viviamo in un’epoca dove l’efficienza tecnologica e produttiva sono dei nuovi valori – e a volte dei vizi, come dimostrano problematiche quale il workaholism.

Gli autori, ricercatori e terapeuti del Mental Research Institute e del Brief Therapy Center di Palo Alto, che in quegli anni sistematizzarono l’approccio di terapia breve alla cura dei disturbi mentali, dei problemi personali e relazionali, e anche solo delle difficoltà della vita di tutti i giorni, utilizzano la forza del sintomo contro se stesso, mostrando all’epoca (il libro è del 1974) come è esattamente ciò che stava facendo la protagonista a mantenere il problema stesso (tecnicamente si parla di “tentate soluzioni disfunzionali“).

In questo caso, chiedere alla donna di fare deliberatamente e volontariamente ciò di cui aveva più paura (sbagliare), portò a un miglioramento decisivo: la paura di fare un grave errore scomparve in una sola seduta, poiché la mente aveva smesso di focalizzarsi su di essa. Il tutto, senza ricorrere a esplorazioni dell’inconscio o di presunte dinamiche passate.

Buona lettura,

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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Ehi, che ti aspettavi?

Psicoterapia breve strategica

Le nostre aspettative vengono spesso tradite dalla realtà dei fatti. Perché?

Sull’aspettativa campano molte istituzioni. Comprensibile se, come scrive Matteo Rampin, non viviamo per essere felici, ma siamo felici per vivere.

«In che senso?»
Nel senso che la ricerca e la conquista della felicità è ciò che fa da contrappeso alle normali vicissitudini della vita.

Il problema, però, è quando la nostra felicità dipende dal nostro rapporto con gli altri.
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E’ tutto uno state of mind

Psicoterapia credenze disfunzionali

I nostri “state of mind” definiscono ciò che ci concediamo di fare o non fare.

Siamo a cena, Luigi e io. L’indomani dobbiamo tenere una giornata di formazione e adesso stiamo parlando di tutto, di qualunque cosa abbiamo voglia di condividere: ci conosciamo da poco più di tre ore, ma c’è stata subito un’ottima intesa.

Luigi mi chiede del mio lavoro di psicoterapeuta, di cosa faccio, di come lo faccio, e delle maggiori difficoltà che incontriamo.
«Sai» gli dico, «c’è un bellissimo libro sul cambiamento – Change, di Paul Watzlawick – che ha un capitolo che s’intitola “Tutto, ma non questo”».
«Che vuol dire?» mi chiede Luigi.
«Che spesso vogliamo cambiare qualcosa, ma vorremmo cambiare senza cambiare quella cosa, cambiare rimanendo gli stessi: solo che in questo caso rimanere gli stessi significa soffrire».

Luigi annuisce. «Certe volte ci freghiamo con le nostre stesse mani».
«Un sacco di volte» aggiungo.
Guarda senza guardarlo un punto accanto a me. «È tutto uno state of mind» dice. «È tutto uno state of mind».

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