L’ipnosi e la Terapia Breve – Brief! #11

ipnosi romaPenultimo appuntamento di Brief! prima della pausa estiva.

Questa volta parlerò dell’ipnosi, di cos’è, di come funziona e di come può essere un ulteriore modo per migliorare l’efficacia e l’efficienza delle Terapie Brevi – tanto che molte di esse sono debitrici a questa tecnica.

Naturalmente il video è introduttivo, ma penso che lo potrai trovare interessante. Fammi sapere cosa ne pensi.

 

Continua a leggere

Come semplificare un problema: la tecnica dello scalatore

La tecnica dello scalatore

“Credo fermamente che l’unica disabilità nella vita si una cattiva attitudine” Scott Hamilton

La scorsa settimana abbiamo visto come avere il giusto atteggiamento mentale sia un passo essenziale per affrontare qualunque sfida. Ma in generale qualunque ostacolo, qualunque problema, qualunque impedimento.

Però io sono convinto di una cosa: l’atteggiamento mentale non si ha, si crea.

Ci sono persone che, caratterialmente, sono portate ad avere subito un buon approccio alla vita: affrontano difficoltà e limitazioni con quel senso di competenza che gli permette di risolverle e superarle con successo.

Ma se questo atteggiamento mentale manca? Bene, in tal caso dobbiamo farci aiutare da qualche stratagemma.

Continua a leggere

Libri di Terapia Breve – La mia voce ti accompagnerà

Vuoi acquistare acquistare il libro? Clicca sulla copertina!

Vuoi acquistare acquistare il libro? Clicca sulla copertina.

Titolo: La mia voce ti accompagnerà
Autore: Milton H. Erickson
Editore: Astrolabio
Voto: stellastellastellastella

 

Molti sono stati affascinati dai metodi terapeutici anticonvenzionali, innovativi e a volte decisamente spettacolari introdotti da Milton H. Erickson, uno dei più influenti psicoterapeuti che la storia abbia mai avuto.

Se vi può incuriosire un po’ questo signore particolare (amusico, aritmico, claudicante, e capace di distinguere un solo colore: il viola), che riusciva ad aiutare un agorafobico semplicemente chiedendogli il piacere di imbucare una lettera, o di redimere un alcolista solamente indicandogli di andare a osservare i cactus (esseri viventi capaci di vivere lunghi periodi senz’acqua), allora questo libro è il libro da cui partire per conoscerlo e leggere le sue incredibili storie.
Continua a leggere

Storie: come si impara a stare in piedi

Con oggi inauguro una nuova serie di post su questo blog, che andranno sotto l’etichetta “Storie”.

Si tratta di narrazioni prese da libri di psicologia, a volte dei “casi clinici”, altre volte, come in questo caso, altri racconti, altre storie di persone che possono dirci e darci qualcosa.

Le storie hanno un grande potere nel veicolare messaggi, significati e cambiamenti, e penso sia utile, interessante e piacevole poterle leggere su queste pagine.

Alla fine di ogni storia citerò sempre il libro da cui è tratta, in modo da darvi tutti i riferimenti necessari.

Quella di oggi è un po’ lunga e un po’ particolare, ma è densa e ricca, capace di dire molto, raccontata da una persona che i medici avevano dato per spacciata e che dovette reimparare ogni cosa, persino a camminare, fino a diventare uno dei più importanti psicoterapeuti del secolo scorso. Lui era Milton H. Erickson e il libro in cui racconta questa e altre storie si intitola La mia voce ti accompagnerà.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Continua a leggere

Ipnosi e vita quotidiana: intervista a Jeff Zeig

Intervista a Jeffrey Zeig

Jeff Zeig PhD, uno degli ultimi allievi di Milton Erickson.

In Italia se vai dallo psicologo sei pazzo.

Per fortuna non tutti la pensano così, ma molti sì. Mi spiace sentirlo ancora dire, però è una realtà di fatto.

Perché?
I perché sono tanti, e oggi ti riporto la chiacchierata fatta con una persona che abita dall’altra parte dell’Oceano, e che ho pensato potesse darci qualche interessante risposta.

Lui è il Prof. Jeff Zeig, ed è stato uno degli ultimi allievi del più importante ipnoterapeuta dello scorso secolo: Milton H. Erickson.

Continua a leggere

Come innescare il cambiamento

Lao Tzu diceva: “Ogni viaggio di mille miglia inizia sempre con un passo“. E spesso la cosa più difficile da fare è muovere quel primo passo.

Due grandi terapeuti strategici, Milton H. Erickson (che ormai abbiamo imparato a conoscere) e Steve De Shazer, davano delle direzioni importanti.
Milton Erickson credeva ed era artefice del cambiamento delle piccole cose, cioè riteneva che occorre iniziare con un piccolo cambiamento che portie a un altro piccolo cambiamento che successivamente porti a un altro cambiamento ancora. Su questo aveva fondato buona parte dei suoi interventi terapeutici e della sua filosofia.
Steve De Shazer era consapevole che il cambiamento è inevitabile, poiché dopotutto fa parte della vita di tutti i giorni, della nostra quotidianità: tutto continua a mutare, a evolversi, a cambiare. Spesso il problema sta nel tentativo di impedire il cambiamento, in quella che viene chiamata “resistenza al cambiamento”. De Shazer, però, pensava che una volta compreso che il cambiamento semplicemente avviene si è già innescato il suo processo, si è già fatto quel primo passo.

Come cominciare quest’anno?
Se la forza delle piccole cose e l’inevitabilità del cambiamento sono risorse inestimabili e molto concrete, di sicuro a volte abbiamo bisogno di una guida più strutturata. A volte infatti c’è bisogno di sapere come costruire i passi successivi.
Io so che molti problemi, la maggior parte, li risolvi da solo, con le tue forze. E che solo per quelli più difficili e intricati, per i quali le risorse personali hanno dei limiti, dovrai rivolgerti a chi ha lavora appositamente per scioglierli. Ma c’è una seconda categoria di problemi in mezzo a queste due: quei problemi per i quali può bastare una spinta, un consiglio, una mano tesa che deve solo darti lo slancio per tirarti su, e che può essere data da un amico, da un libro, da un film, da un blog, da un evento del tutto casuale.

Ho trovato questo video e penso che per qualcuno possa essere quella mano tesa, per altri sicuramente una prospettiva interessante. A tenerlo è Giorgio Nardone, uno strategico contemporaneo che ha avuto il merito di sistematizzare e innovare il pensiero e le tecniche di molti predecessori.

Al di là di come lo utilizzerai, credo che troverai qualcosa di interessante in esso.
Ti auguro una buona visione e un buon 2013,
Flavio

Libri di Terapia Breve – Milton H. Erickson. Un guaritore americano

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma

Vuoi acquistare il libro? Clicca sull’immagine

Titolo: Milton H. Erickson. Un guaritore americano.
Autori: Betty Alice Erickson, Bradford Keeney
Editore: Dialogika
Voto: stellastellastellastella

Milton H. Erickson è stato uno dei più innovativi terapeuti dello scorso secolo. Migliaia di clinici si sono formati a partire dalla sua pratica; i più fortunati sono stati suoi allievi.

Chi gli avrebbe mai dato una chance?

Dislessico, aritmico, amusico, atono, claudicante e capace di apprezzare veramente solo il colore viola.
Fu colpito due volte da poliomielite (cosa rarissima) e la prima volta, a 17 anni, i medici lo diedero per spacciato. Sopravvisse paralizzato sul letto, e da lì studiò attentamente la sorellina minore che stava imparando a camminare per reimparare a sua volta.
Fece uno storico viaggio in canoa di 1200 miglia per rafforzarsi: all’andata doveva farsi aiutare nel portare la canoa nei tratti a piedi – o essere costretto a trascinarla –, al ritorno la sollevava tranquillamente da solo.

Infine divenne medico, studiò l’ipnosi ma i suoi superiori gli intimarono di non usarla né farne parola con qualcuno, pena il licenziamento e l’esclusione dall’albo dei medici: al tempo l’ipnosi era considerata poco più di che una serie di trucchi da prestigiatori, mentre oggi è una pratica riconosciuta e stimata dalla comunità scientifica (ecco perché io l’ho imparata – se vuoi saperne di più clicca qui).

Come dicevo, a uno così chi gli avrebbe mai dato una chance?
Continua a leggere

Prima ti ipnotizzo, poi ti derubo

Nei fatti di cronaca abbiamo sentito a più riprese che abili truffatori abbiano utilizzato l’ipnosi per mandare in trance le proprie vittime e farsi consegnare ogni bene prezioso.
Possibile?
Beh, se fosse così facile impareremmo tutti l’ipnosi e nessuno lavorerebbe più (il che creerebbe poi un paradosso, perché… chi andremmo a derubare?!). L’ipnosi centra ben poco in certi casi. Innanzitutto non è possibile ipnotizzare qualcuno per fargli fare qualcosa che non rientra nella sua comune sfera comportamentale (quindi scordatevi di ipnotizzare un vostro amico per farvi donare tutti i suoi soldi, a meno che il vostro amico non sia un noto filantropo – ma a quel punto non avreste più bisogno di ipnotizzarlo) e poi, più in generale, l’ipnosi usa delle tecniche di comunicazione, tra cui quella della “confusione”, ma questo non vuol dire che chi usa tali tecniche usa l’ipnosi, altrimenti sarebbe un po’ come dire che chi usa l’automobile è un pilota di Formula 1.

Questo breve servizio, affidandosi alle spiegazioni del Prof. Camillo Loriedo (importante ipnoterapeuta italiano che ha contribuito a portare in Italia l’opera del più grande ipnotista del Novecento, Milton H. Erickson), spiega come quasi tutto quello che vediamo in TV o che leggiamo su libri e riviste a proposito dell’ipnosi è… clamorosamente falso.

 

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Potrebbero interessarti anche questi articoli:
Che cos’è l’ipnosi?

Cos’è la realtà?

Cos’è la realtà? Dipende dal punto di vista

Cos’è la realtà? “Una questione di punti di vista”, direbbe un costruttivista. Eppure ci sono talmente tanti eventi concreti con cui ci scontriamo ogni giorno, che venire a parlare di punti di vista appare molto teorico ma poco pratico. Ma prendiamo per un attimo questo esempio, in cui Tom Sawyer, costretto a dipingere una lunga staccionata, si trova davanti a un amico che è pronto a farsi beffe di lui: cambiare punto di vista sarà la sua strategia per modificare la situazione a suo vantaggio.

“Ehi, vecchio, un po’ di lavori forzati, vero?”.
“Oh, sei tu, Beh? Non m’ero neppure accorto che c’eri…”.
“Senti, io vado a nuotare al fiume, adesso. Non ti piacerebbe venirci anche tu? Ma forse tu preferisci lavorare, vero? Ma sicuro che lo preferisci…”.
Tom fissò il ragazzo per un istante, poi chiese: “Cos’è che chiami lavorare?”.
“Be’, quello che fai adesso, non è un lavoro?”.
Tom riprese il pennello e rispose con molta indifferenza: “Be’, in un certo senso lo è, e in un certo senso non lo è. Quello che so di positivo è che a Tom Sawyer gli piace”.
“Che storia vuoi darmi da bere? Forse che ti diverti a far l’imbianchino?”.
Il pennello continuò imperterrito.
“Se mi diverto? Be’, non riesco a capire perché non dovrei divertirmi. Forse che uno steccato da imbiancare lo trovano tutti, ogni giorno?”.

L’osservazione presentava il lavoro in una nuova visuale.

Di lì a poco l’amico pregò Tom di farlo dipingere un po’ e nuovi amici pagarono e fecero la coda per assicurarsi il privilegio di imbiancare un pezzetto di staccionata.

Continua a leggere