(Un)Common Life: sapersi organizzare in base agli obiettivi

psicoterapeuta roma

Primo capitolo dell’intervista a Fabio per (Un)Common Life.

Primo capitolo di (Un)Common Life, dopo che il trailer ad oggi ha superato le 300 visualizzazioni tra Facebook e YouTube.

Fabio era un commesso part-time di un supermercato a Roma.
Decide che non gli va più bene, così si organizza, in qualche mese risparmia il più possibile, mette da parte mille euro e parte per Londra: ha solo 30 giorni per trovare un lavoro e mantenerlo

In questo video, dopo una presentazione di ciò che è riuscito a fare (da lavapiatti a manager di successo a Dubai), parliamo di ciò che è stata una costante per lui e per arrivare dov’è ora: sapersi organizzare. Come? Dandosi piccoli obiettivi, molto semplici e concreti, ma da portare sempre e comunque a termine.

Buona visione.
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Paura del futuro: imparare a vivere nel presente

psicoterapia breve monterotondo

Come affrontare un futuro incerto?

Il futuro appare più che mai incerto e insicuro: dove finiranno i nostri soldi, i nostri figli, noi stessi? Avrò un lavoro? Durerà? E le mie relazioni come saranno? Sarò destinato alla solitudine o, peggio, a una relazione insoddisfacente?

Un nuovo anno porta con sé il simbolo di un nuovo inizio ed è un buon momento per imparare come vivere un presente soddisfacente e organizzare un futuro ideale.

E così, voglio iniziare il primo articolo dell’anno proprio dando due indicazioni: come ridurre il timore del futuro e come vivere senz’ansia il presente.

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Non devi essere speciale per arrivare dove vuoi

psicologo roma

Uno stencil di Bansky.

Perché pensiamo di non essere in grado di farcela? Di non essere “abbastanza”?

Il 2 dicembre ero a Milano, a tenere una lezione per il Master di Fondazione Fiera: un’altra parte del mio lavoro infatti è rivolta a imprenditori e professionisti, con cui collaboro per aiutarli a innovare la loro attività (assieme alla fantastica azienda di business design Beople).

Dopo la pausa pranzo chiedo alle ragazze e ai ragazzi se ci sono domande.

«È difficile» mi dice una.
«Cosa?» chiedo.
«Tutto. Tutto questo. Cioè, non la tua lezione, ma… tutto questo. Il lavoro, le aspettative, riuscire a farcela. Mi sembra così difficile». In queste parole c’è quell’imbarazzo di chi sa che non dovrebbe arrendersi, eppure vede la cima così dannatamente alta.

Getto una rapida occhiata alla classe: chi distoglie lo sguardo, chi si morde un labbro, chi sospira.
Allora mi appoggio alla scrivania.

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Qual è il tuo obiettivo?

Psicologo a Roma

Fallire i propri obiettivi dipende spesso dalla mancanza di chiarezza.

Riesci mai a raggiungere i tuoi obiettivi?
Probabilmente sì, d’altronde “mai” è un termine eccessivo.

Quando ci riesci, sai come hai fatto?
«Forza, determinazione, pazienza, motivazione…»
Sì, questi sono degli elementi importanti, ma ce n’è uno che li comanda tutti.
«Quale?»

Stabilire un obiettivo concreto.
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Che lavoro fa per me?

Terapeuta Roma

Spesso non sappiamo dove andare perché non sappiamo chi siamo

La scorsa settimana ho tenuto un workshop all’interno di una grande azienda italiana. Non si parlava di clinica psicologica, ma di sviluppo e crescita lavorativa.

Però c’è una cosa che mi ha colpito: la difficoltà a definire chi siamo e cosa sappiamo fare.
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L’uomo senza tempo

Terapeuta Monterotondo

Stai usando il tuo tempo per le tue priorità?

Agosto sta per chiudersi alle nostre spalle e molti stanno per riprendere le proprie attività – o hanno già iniziato a farlo.

Usciranno molti articoli, in questo periodo, sulla sindrome da rientro dalle vacanze (o post-vacation blues), a cui gli scorsi anni ho dedicato diverse righe (tra cui il mio articolo Ecco perché la “sindrome da rientro” non esiste (ed ecco due modi per superarla lo stesso).

Questa volta invece voglio raccontarvi qualcosa di diverso.
Un episodio che mi è tornato in mente durante queste vacanze.
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Fuggire dallo stress (al lavoro)

Psicologo a Monterotondo

Sapere andare in pausa è fondamentale per produrre meglio e, soprattutto, vivere meglio.

Dopo il piccolo stacco della scorsa settimana continuiamo con il “Settembre No Stress“, con un ultimo articolo dedicato a utili soluzioni strategiche.Qualcuno ha pensato che siamo macchine. Un bellissimo documentario sul corpo umano a cura di Piero Angela si chiamava La macchina meravigliosa, ma dubito che il giornalista intendesse un’analogia così forte con la meccanica.

Non siamo macchine, meno che mai sul lavoro. Che significa? Che abbiamo bisogno di pause.

Lo sappiamo, così come sappiamo di non essere macchine, eppure ce ne scordiamo spesso. Una conferma viene dalla crescente attenzione data al workaholism, o dipendenza dal lavoro, condizione che porta a bruciare più o meno velocemente le proprie risorse fisiche e mentali – per non parlare di quelle sociali, economiche e familiari. E se esiste addirittura un libro che si chiama In pausa. Come l’ossessione per il fare sta distruggendo le nostre menti, beh, qualche domanda in proposito dobbiamo farcela.
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Dalla crisi economica alla depressione

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaIn cinese la parola “crisi” è composta da due caratteri: uno vuol dire pericolo, l’altro opportunità.
«Davvero?».
No.

È un discorso motivazionale largamente diffuso dopo che J.F. Kennedy lo utilizzò in un discorso a Indianapolis, ma in realtà la parola wēijī (crisi) è composta da wēi, che in effetti significa pericolo, e jī, che in realtà non significa necessariamente opportunità.

«Ah… hai sfatato un altro mito che avevo».
In realtà lo scopo era esattamente questo: mostrare il potere di una credenza: quando credi in qualcosa, quel qualcosa può diventare molto reale. E avere effetti anche  gravi.

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Come aiutare la mente facendo delle pause

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaSecondo una recente ricerca l’attività fisica tiene la mente allenata, tanto da far diventare più perspicaci. Al di là dei contenuti specifici dell’articolo, queste conclusioni sono interessanti da un particolare punto di vista.

Nell’epoca del cogitocentrismo e del workaholic, cioè dell’estrema fede nella razionalità da un lato, e della dipendenza dal lavoro dall’altro, si sottovaluta l’importanza decisiva dello “stacco”. Fare altro, come un’attività fisica, permette alla tua mente di distrarsi, di concedersi delle pause che, in realtà, non solo la ricaricano ma le permettono anche di lavorare meglio.

«In che modo?»
Con almeno 2 possibilità.

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