Libri di Terapia Breve: Problem Solving strategico da tasca

psicoterapia breve roma

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Titolo: Problem Solving strategico da tasca
Autore: Giorgio Nardone
Editore: Ponte alle Grazie
Voto: stellastellastellastella

 

 

Qual è il modo migliore per risolvere un problema? Il campo di studio di questa domanda è il “problem solving”, cioè lo studio dei modi in cui le persone risolvono un problema.

La disciplina principale che lo approfondisce, ovviamente, è la psicologia, che da sempre si interessa anche a capire come fanno le persone a uscire da un problema e trovare la soluzione.

Ovviamente ci sono tanti modi diversi, e in questo libro Giorgio Nardone spiega gli elementi essenziali della sua modalità, chiamata appunto “problem solving strategico”.

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Come ricominciare dopo una storia finita

psicologo monterotondo

Come ricominciare una nuova vita

Lui o lei ti ha lasciato. E adesso? Come fare a vivere, a colmare quel vuoto, a creare un nuovo progetto, un nuovo futuro?

Questo è un problema comune, che riguarda molti, forse tutti: riuscire ad andare avanti quando una storia è finita.

Alcuni ci riescono senza problemi.
Altri hanno qualche difficoltà a partire.
Altri ancora pensano di non riuscire a farcela.

Come fare a recidere quel cordone ombelicale, perlomeno quanto basta per tornare a vivere la tua vita?
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La morte sospesa, ovvero: avere il giusto atteggiamento mentale

Psicoterapeuta Roma

La storia di Joe Simpson, alpinista sopravvissuto all’incredibile, è una storia sulla forza del giusto atteggiamento mentale

Joe Simpson si sente spacciato.

È un alpinista esperto, ma la sua situazione è tragica. Lui e il suo compagno Simon Yates stavano scalando una parete delle Ande peruviane quando Joe è scivolato fratturandosi il ginocchio. Non potevano fare altro che tornare indietro.

Ma a quel punto l’incidente: la parete da cui scendevano si fa sempre più ripida, poi si apre sotto di loro e Joe precipita nel vuoto. La corda che lo lega a Simon lo salva, ma Joe sbatte la testa e sviene, oscillando nel vuoto, appeso al compagno.

Simon, diversi metri sopra di lui, tenta di tirarlo su, di chiamarlo, di avere un cenno da lui. Niente. Non riesce nemmeno a vederlo. Dopo un’ora e mezza di strenui tentativi, si staglia di fronte a lui con prepotenza l’unico pensiero che cercava di scacciare: Joe è morto. E ora Simon ha una scelta obbligata: o taglia la corda, o morirà congelato anche lui. E alla fine, riluttante, taglia la corda.

Solo che Joe non è morto.
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Storie: la paura di sbagliare al lavoro

Psicologo a Monterotondo

La paura di sbagliare è molto comune e fa vivere in un continuo stato di tensione

Questa settimana torno con una Storia, cioè un caso tratto da un libro di psicoterapia.

Il tema è la paura di sbagliare, specialmente al lavoro. Si tratta di una paura molto comune e diffusa, forse oggi più di prima, dato che viviamo in un’epoca dove l’efficienza tecnologica e produttiva sono dei nuovi valori – e a volte dei vizi, come dimostrano problematiche quale il workaholism.

Gli autori, ricercatori e terapeuti del Mental Research Institute e del Brief Therapy Center di Palo Alto, che in quegli anni sistematizzarono l’approccio di terapia breve alla cura dei disturbi mentali, dei problemi personali e relazionali, e anche solo delle difficoltà della vita di tutti i giorni, utilizzano la forza del sintomo contro se stesso, mostrando all’epoca (il libro è del 1974) come è esattamente ciò che stava facendo la protagonista a mantenere il problema stesso (tecnicamente si parla di “tentate soluzioni disfunzionali“).

In questo caso, chiedere alla donna di fare deliberatamente e volontariamente ciò di cui aveva più paura (sbagliare), portò a un miglioramento decisivo: la paura di fare un grave errore scomparve in una sola seduta, poiché la mente aveva smesso di focalizzarsi su di essa. Il tutto, senza ricorrere a esplorazioni dell’inconscio o di presunte dinamiche passate.

Buona lettura,

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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La sindrome da utopia

Oggi parliamo della sindrome da utopia, descritta da Paul Watzlawick e colleghi

Quante volte ci diamo obiettivi utopici o pensiamo di dover raggiungere mete che abbiamo già superato?

Ho un problema che non è un problema… e voglio risolverlo!

Ti è mai capitato di vedere qualcuno che si dava da fare strenuamente per cercare di risolvere un problema che, in realtà, non aveva? Del tipo: “Vorrei essere più questo, vorrei avere più quello” ecc., quando in realtà ciò che è e ciò che ha va benissimo così!

Paul Watzlawick, John Weakland e Richard Fish, nel loro libro Change. Sulla Formazione e la soluzione dei problemi (riferimento essenziale della terapia strategica) diedero un nome a questa realtà molto comune: sindrome da utopia.

E credo che oggi, a distanza di 40 anni da quella pubblicazione, sia un problema molto attuale.
Per molti.

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Come superare i propri errori: un semplice espediente

Rompere il circolo vizioso

Che cosa possiamo fare quando siamo bloccati in un circolo vizioso?

Cosa succede quando sei incastrato in un circolo vizioso?

La scorsa settimana ne ho parlato nell’articolo Perché non riusciamo a cambiare?

Abbiamo detto che spesso siamo bloccati: tentiamo in tutti i modi di risolvere un problema, ma in realtà non facciamo che sprofondare di più nelle sabbie mobili – o, se proprio va bene, rimaniamo immobilizzati lì dove siamo.

Lo psicologo ci dà una mano in questo: è una figura esterna, quindi può avere una visione chiara e completa della situazione.

Ma cosa puoi iniziare a fare tu, da solo?

Ecco un semplice espediente.
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Perché non riusciamo a cambiare?

Perché non riusciamo a cambiare e continuiamo a fare cose che ci fanno soffrire?

Sentirsi bloccati

A volte ci sentiamo legati e incatenati e cambiare ci sembra impossibile

È capitato a tutti:

  • trovarsi in una situazione senza uscita

 

  • vivere un disagio e sentire di non avere le chiavi per aprire la porta e andarsene

 

  • continuare a commettere gli stessi errori da sempre, e trovarsi a dare la colpa solo a se stessi.

Sono esperienze comuni.
È questo che si intende per “problema”: situazioni e meccanismi di sofferenza da cui non riusciamo a uscire (vedi anche la pagina “Cosa faccio?“, nel menù in alto).

Ma perché?
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Libri di Terapia Breve – Psicosoluzioni

Psicosoluzioni - Giorgio Nardone

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Titolo: Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani
Autore: Giorgio Nardone
Editore: Bur
Voto: stellastellastellastellamezza

L’Italia ha dei meriti. I telegiornali e l’esperienza personale ci portano a pensare spesso e (mal)volentieri di essere sempre gli ultimi della classe, i fanalini di coda, la ruota del carro messa male che prima o poi si staccherà.

Per fortuna non è proprio così.

Vero, i problemi ci sono, ma ci viene ricordato a più riprese che il nostro è un Paese di pensatori e di navigatori, cioè di persone che creano ed esplorano nuove realtà.

Questo libro ne è una testimonianza.

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Quando il sintomo parla per noi

Comunicare con il sintomo

Nello scorso articolo abbiamo visto come la non-comunicazione sia impossibile: se ogni comportamento comunica qualcosa è chiara l’impraticabilità di un non-comportamento. Persino se decidessimo di andarcene staremmo paradossalmente comunicando al nostro interlocutore che non abbiamo intenzione di comunicare con lui. Se non si può non-comunicare, allora, cosa succede quando è impossibile, difficile o svantaggioso interrompere o non iniziare una comunicazione?

Nell’articolo della scorsa settimana riportavamo l’esempio di due passeggerei d’aereo, con A che non aveva alcuna intenzione di comunicare con B, pur non potendo di certo saltare da un aereo in volo; ma possiamo far riferimento a esempi più ordinari di “comunicazione obbligata”, ad esempio quella che avviene tra i membri della famiglia, tra insegnante e studenti, tra datore di lavoro e dipendenti, o in tutti quei casi in cui andarsene non è semplice, a meno di non pagarne il prezzo in termini economici, disciplinari, sociali, emotivi…

Come possiamo (non) comunicare in queste situazioni?

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