Overthinking: quando pensare troppo fa male

Psicologo a Monterotondo

Overthinking, ovvero: il troppo pensare che ci fa male

A volte pensiamo davvero troppo.

Due delle nostre grandi conquiste sono la razionalità e la logica: partire da una causa, seguire il dispiegarsi degli eventi e arrivare ai suoi effetti.
Oppure, cosa che a molti piace ancora di più, il processo inverso: dagli effetti crediamo di poter riavvolgere facilmente il nastro fino a scoprire le cause più remote.

Ma c’è un problema.
Se già Nietzsche diceva che “il perché delle cose ci aiuta a sopportare meglio il come“, sottolineando così che a volte andiamo alla ricerca delle cause più perché ne abbiamo bisogno che per la possibilità di trovarle e risolvere il problema, gli studi della psicologia moderna sfatano un diffuso mito e svelano i “perché” di una realtà ben nota: pensare troppo, fa male.
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Stacca la spina per migliorare creatività e problem solving

psicologo monterotondo

Staccare la spina è fondamentale se si vuole funzionare al meglio

Multitasking? No grazie: il rischio benessere è grosso.

Sottoposti quotidianamente ai bombardamenti di stimoli eterogenei (il trillo di una chiama incombente, lo squittio di una notifica su Facebook, l’ultima mail che sgattaiola nella Posta in Arrivo, e poi news, tweet, like, +1…) gli effetti li conosciamo:

  • sovraccarico cognitivo
  • riduzione della creatività
  • difficoltà nella capacità di risolvere i problemi (problem solving)

«In altre parole?».
In altre parole confusione, difficoltà a concentrarsi e a mantenere l’attenzione, idee povere o nebulose, soluzioni difficili da trovare anche per problemi apparentemente semplici.

Che fare?

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Ecco perché la “sindrome da rientro” non esiste (ed ecco due modi per superarla lo stesso)

Psicologo a Monterotondo e a Roma

Superare la stress da rientro (anche se non esiste)

Attenzione: se sei andato in vacanza sei a rischio!
Da qualche anno, a fine agosto, ne parlano tutti i TG e i giornali: la post-vacation blues (o post-holidays blues o post-travel depression, o in italiano sindrome da rientro dalle vacanze) pende sulle nostre teste come una preoccupante incudine.

Ma è davvero così?

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Le conseguenze del dormire poco (e male)

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma

C’è una cosa che molti trascurano: il sonno.
Ricordo un episodio di quand’ero ragazzo. Io e due miei amici frequentavamo un’associazione culturale di Roma, gestita da un gruppo di ragazzi più grandi di noi. Un giorno uno di loro disse tra il serio e il faceto che dormire era una bella seccatura: si sarebbe divertito di più e avrebbe dedicato più tempo all’associazione – la sua passione – se avesse potuto farne a meno. I miei amici ed io ci scambiammo occhiate poco convinte, annuendo perplessi.

A che serve dormire?

A riposare mente e corpo
Giusto. È la risposta più immediata, la più vera e… la meno considerata.
Capita di relegare il dormire a un effetto collaterale della giornata appena trascorsa, da subire passivamente. Della serie: “Dormo perché devo”. Eppure le implicazioni sono molte. Ne sanno qualcosa Cynthia Karlson e i suoi collaboratori, che recentemente hanno mostrato come i sintomi dell’insonnia sono collegati allo stress psicologico.

Beh, che dormire poco o niente mi rende irritabile lo sapevo anch’io
Vero, e le ricerche che hanno mostrato scientificamente questa realtà sono tante. Alcune hanno anche trovato collegamenti tra l’insonnia (o alcuni suoi sintomi) e certi problemi psicologici.

La novità di questo lavoro è stata quella di esaminare la relazione tra i sintomi dell’insonnia e il benessere soggettivo, attraverso uno studio durato 10 anni.
In pratica hanno studiato per dieci anni la valutazione che le persone davano del proprio benessere e della propria felicità. I risultati sono interessanti: chi dorme male (magari con difficoltà ad addormentarsi o a svegliarsi, o con risvegli frequenti durante la notte, o troppo presto) valuta con maggior negatività la propria vita, il proprio benessere, la propria sensazione di felicità, persino la percezione di avere una vita significativa.

Vuoi dire che da stasera torniamo a dormire 12 ore?
Beh, per un adulto mi sembra esagerato. Bisogna più che altro avere un maggiore rispetto per lo spazio e i modi che dedichiamo al dormire.
Ma, eccetto correggere delle abitudini scorrette, non posso obbligarmi a dormire bene!
Sì, sarebbe decisamente paradossale. Inoltre recuperare durante il giorno non è la stessa cosa; ad esempio il sonno notturno inibisce la produzione di cortisolo (il cosiddetto “ormone dello stress”), cosa che il sonno diurno non fa.

Cosa si può fare?
Spesso si dorme male per due motivi: per abitudini sbagliate o per difficoltà emotive-psicologiche.
Quante volte hai dormito poco perché eri agitato o preoccupato per qualcosa? Questa preoccupazione può diventare uno stato emotivo di fondo, uno stabile modo di essere.
Una sorta di ‘personalità preoccupata’?
Qualcosa del genere. Naturalmente è una delle possibilità, ma ti fa capire come le tue disposizioni emotive e psichiche influenzano il sonno, che a sua volta influenza il tuo benessere quotidiano.

Ma se questo è il mio carattere cosa posso farci?
Beh, non è che sei nato preoccupato… lo sei diventato. E, senza accorgercene, ci sono una serie di modi di fare e pensare che mettiamo in atto continuamente e che ci fanno essere ciò che siamo, che ci mantengono in questo stato.
Posso cambiarli?
Certo. Già leggendo questo articolo hai ottenuto una risorsa in più: la consapevolezza. Se poi scopri il desiderio di risolvere il problema, di superare l’ostacolo, di abbattere la barriera e sbloccare le tue risorse, uno psicologo può essere una guida importante per trovare la strada più semplice e veloce per farlo.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Karlson, C.W., Gallagher, M.W., Olson, C.A., Hamilton, N.A. (2013). Insomnia Symptoms and Well-Being: Longitudal Follow-Up. In Healt Psychology, Vol. 32 (3), pp. 311-319
Zammit, G.K., Weiner, J., Damato, N., Sillup, G.P., McMillan, C.A. (1999). Quality of Life in People With Insomnia. In Sleep, 22, pp. 379–385.

 

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Libri di Terapia Breve – Cambiare il passato

Terapia breve strategica disturbo post traumatico da stress

Ti interessa questo libro? Clicca sull’immagine.

Titolo: Cambiare il passato. Superare le esperienze passate con la terapia strategica
Autore: Federica Cagnoni, Roberta Milanese
Editore: Ponte alle Grazie
Voto: stellastellastellastellamezza

È possibile cambiare il passato? Purtroppo no. O forse “per fortuna”.

Possiamo fare tante speculazioni sui “se” e sui “ma”, sugli “avrei potuto” e i “se solo”, ma l’unica realtà concreta è che il passato ha determinato ciò che siamo ora. Questa è una verità innegabile, ben diversa però dal sostenere che andando nel passato – come se fosse possibile – si possa risolvere un problema presente.

Ma cosa puoi fare, allora, quando il passato invade il presente con la forza di uno tsunami?
Quando ferite subite mesi, anni, decenni fa, continuano a sanguinare nei tuoi giorni?
Quando il dolore si è conficcato come una spina nel fianco e non smette di farti del male?

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Soffrire di insonnia

Matteo Baldrighi, Insonnia, 2000

Come si sente chi soffre di insonnia? Ecco un’idea dei pensieri di un insonne:

Quando apro gli occhi è ancora buio, in casa c’è silenzio. Dormo poco e durante la notte mi sveglio spesso, a volte per un minimo rumore, a volte senza un perché; allora cerco in tutti i modi di riaddormentarmi, con difficoltà. Al mattino – farei meglio a dire all’alba – non mi sento mai pienamente riposato e durante la giornata ho mal di testa, sono stanco, irritabile, non mi concentro. Prima ci davo poco peso, poi è diventato un problema: a lavoro non do quanto potrei, non riesco a dedicarmi ai miei svaghi, neanche ad essere soddisfatto nelle relazioni

È problema comune. E oggi cercheremo di capire come funziona, e come liberarsi dell’insonnia.

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