Libri di Terapia Breve – Quando il sesso diventa un problema

Quando il sesso diventa un problema

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Titolo: Quando il sesso diventa un problema
Autore: Giorgio Nardone, Matteo Rampin
Editore: Ponte alle Grazie
Voto: stellastellastellastella

Pochi libri come questo hanno saputo darmi una panoramica completa e concreta sulle problematiche sessuali e sul loro trattamento.

Con un linguaggio semplice ed efficace, tanto rigoroso quanto chiaro, gli autori si addentrano nell’insieme delle principali problematiche sessuali (eiaculazione precoce, impotenza, vaginismo, calo del desiderio, anorgasmia ecc.) dal punto di vista della Terapia Breve Strategica, dimostrando come la soluzione dei problemi sessuali spesso sia, parafrasando una battuta di Matteo Rampin, “a portata di mano”.

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Libri di Terapia Breve – Nel mezzo del casin di nostra vita?

Matteo Rampin libri

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Titolo: Nel mezzo del casin di nostra vita?
Autore: Matteo Rampin
Editore: Ponte alle Grazie
Voto: stellastellastella

In che modo sesso, sessualità e differenze tra uomini e donne si trasformano in problemi per la vita di tutti i giorni?

È vero che vogliamo sempre di più, bramiamo l’erba del vicino che ci appare sempre più verde della nostra, fino al punto di rimanere eternamente insoddisfatti?

Com’è che la rabbia diventa ira che diventa autolesionismo che a sua volta ci intrappola in gabbie d’odio?

E che cos’è la Tristitia, l’ottavo vizio capitale che è andato perduto nel corso dei secoli – ma che pare affliggere l’umanità intera, oggi più che mai?
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Risolvere i problemi sessuali: il ruolo chiave dello psicologo

Psicologo a Monterotondo

Lo psicologo può essere una figura essenziale per risolvere le difficoltà sessuali di individui e coppie.

A breve apriranno i Dipartimenti per la Salute Sessuale della Coppia. Eiaculazione precoce, dispaurenia, vaginismo, impotenza e altri problemi sessuali della coppia potranno trovare uno spazio dedicato.
«Bene, no?».
Sì. E no.
«Perché?».
Ho sfogliato una decina di articoli sull’argomento, andando da fonti autorevoli come Quotidiano Sanità e Il Sole 24 Ore, a siti più divulgativi: da nessuna parte ho trovato scritto la parola “psicologo“.

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La trappola del farmaco per l’eiaculazione precoce

Il terreno è stato ben preparato e ora è atterrata tra noi: la nuova soluzione farmacologica per l’eiaculazione precoce è qui.
Funziona? Sicuramente.
È funzionale? Insomma.
«Che significa?».
Che un martello può servire in tanti modi, ma non è il caso di schiacciarci le mosche sul muro.

L’eiaculazione precoce è un problema comune: ne soffrono 2-3 maschi su 10. È anche un problema sistemico, nel senso che per alcuni può causare disagi in altre parti importanti della vita: basta pensare all’autostima e a come si riflette su come ti vedi e su ciò che fai. E infine è anche un problema relazionale: spesso le “vittime” non sono solo i maschi, ma la coppia intera.

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaPuò un farmaco risolvere tutto questo?
«Certo!».
Ah… e come?
«Ingerisci il farmaco, non hai più l’eiaculazione precoce, e di riflesso sia la tua relazione sentimentale che la tua autostima miglioreranno».
Non ci avevo pensato…
«Davvero?»
No, scherzavo. Infatti questa soluzione è vera e veloce ma c’è un problema insidioso, che non si vede subito ma con cui prima o poi ti devi confrontare.
«Quale?».

Te lo spiego con un’immagine.

Hai una gamba rotta, ingessata, e ti vengono date delle stampelle con cui, finalmente, torni a camminare. Passano i giorni, le settimane, i mesi… e a un certo punto ti sbarazzi delle stampelle per tornare a correre con le tue sole gambe.
Anche nel linguaggio comune si usa dire “è una stampella” per indicare un supporto temporaneo, nell’attesa di risolvere concretamente il problema.

«Ok, ho capito dove vuoi arrivare: il farmaco è una stampella e quindi non risolve veramente il problema; ti permette solo di andare avanti come se non ci fosse, anche se in realtà è sempre lì».
Esatto.
«Però, aspetta, il problema non è proprio “sempre lì”: non soffro più di eiaculazione precoce, non ho più quell’imbarazzante disfunzione, non vivo più con ansia il momento di entrare a letto con una donna».
Verissimo, ma cosa succede dopo un anno che prendi quel farmaco?
«Cioè?».
Non dico che il farmaco non serva: le stampelle potrebbero essere state utili per un certo periodo. Ti dirò di più (andando in controtendenza): qualcuno potrebbe persino usare il farmaco per un po’, poi smetterlo, e scoprire di non avere più il problema. Magari perché l’eiaculazione precoce è stata solo una nuvola passeggera.

Ma il più delle volte non è così e il farmaco diventa una trappola. Non scordarti che per l’eiaculazione precoce esiste una soluzione già da molto tempo.
«Quale?».
Il profilattico ritardante.
«Vero, anche se con quello non senti niente».
E con il farmaco ingerisci una sostanza chimica: entrambi i rimedi hanno i loro effetti collaterali. Ma quello che voglio evidenziare è che con entrambi l’uomo dipende da una stampella: non ha superato il problema, l’ha solo… ritardato.

Questo tipo di soluzioni hanno un “effetto contraddittorio”: lì per lì, per l’occasione, funziona, e ti fa sentire bene, soddisfatto, vincente; ma immagina di dover dipendere per sempre da quella stampella.
Prima abbiamo parlato di autostima: dove pensi che starà, dopo un anno così?

L’eiaculazione precoce può essere organica o psicogena. Indovina qual è la più frequente in assoluto?
«Psicogena».
Cioè dovuta a cause psicologiche, esatto.
A questo punto: un farmaco può essere una soluzione definitiva?
«Già che lo continuo a prendere per un anno non è di certo “definitivo”».
Esatto.
«Ma, a questo punto, quanto occorre per risolverlo definitivamente con uno psicologo?».
Poco, arrivando a picchi del 91% di successi in una media di 7 sedute psicologiche: ben diverso dal prendere una pillola per un anno, o per una vita intera.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Centro di Terapia Strategica (online). Intervento Terapeutico. “A chi si rivolge”.
Nardone, G., Rampin, M. (2005). La mente contro la natura. Terapia breve strategica dei problemi sessuali. Milano: Ponte alle Grazie.

 

P.S.: questo venerdì terrò un intervento alla conferenza “Non vi azzardate!“, sul tema del gioco d’azzardo patologico. L’incontro è aperto a tutti e si terrà dalle 16:30  presso la Biblioteca Comunale di Monterotondo (RM). Per saperne di più mandami una mail oppure visita la pagina dell’evento.

 

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Cosa fare quando non desideri più il tuo partner

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma«Siamo venuti perché manca qualcosa. Io lo amo, lui mi ama, ce lo diciamo in continuazione e… credo che sia vero. Insomma, certe emozioni le proviamo: c’è l’affetto, c’è l’attenzione alle piccole cose, c’è il dialogo… Manca solo il desiderio».

Questa è una descrizione comune, quando si parla di coppie. Due persone si sono scelte, stanno bene insieme, non hanno conflitti in corso né ferite sanguinanti, ma si sentono come due candele consumate, arrivate alla fine dello stoppino, che aspettano con un senso di impotenza che la fiamma si spenga del tutto.

Cosa possono fare?

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Al di là dei tabù: superare l’impotenza maschile

Uno dei più grandi ostacoli al benessere psicologico è il tabù.

psicologo sesso roma

Come superare problemi sessuali? Iniziare a parlarne e poi rivolgersi a uno specialista è la cosa migliore.

Già “benessere psicologico” ci spaventa come parola, perché pare che il suo contrario sia “follia”, “pazzia” o più volgarmente “Sono matto”. Un po’ come se il contrario di “benessere fisico” fosse “Sto morendo”.

E quando parliamo di alcuni temi, come i problemi nella sessualità, i tabù sembrano ancora più grandi: non molti sono pronti a dichiarare di avere un problema sotto le lenzuola.

Eppure qualcosa sta cambiando.

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“Come te la cavi col sesso?”

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaSiamo nell’epoca della pillola. La pillola può tutto. Chi l’ha detto? I venditori di pillole, probabilmente; non gli inventori, che usano comunicazioni più caute. Come Ippocrate e gli antichi medici, che nella parola “farmaco” racchiusero un doppio significato: medicina e veleno. Come dire: poco e giusto va bene, ma il troppo stroppia.

Siamo anche nell’epoca del sesso felice, delle grandi prestazioni. Chi ha deciso come si deve fare il sesso? Gli “esperti” – e personalmente sarei molto curioso di sapere come si diventa esperti di sesso.

Questo il mix che può darci idea di una delle strade da cui partono comportamenti, spesso riportati dai mass media, messi in atto da giovani e meno giovani che ambiscono col proprio partner a esperienze sessualmente indimenticabili. O che semplicemente non vogliono fare cilecca. Perché dovrebbero, poi? Il sesso è una delle cose più naturali del mondo, farlo dovrebbe essere piuttosto semplice.
O no?

Grandi menti ci avvertono che “in ogni arte la semplicità è essenziale” (lo diceva Arthur Schopenhauer), probabilmente anche in quella dell’amore, e che “la verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione” (questo invece era Isaac Newton).

“E tradotto in pratica?”, chiederà il lettore,

In pratica l’hanno tradotto Paul Watzalwick e i suoi colleghi di Palo Alto, quando spiegarono il paradosso del “Sii spontaneo“: se cerchi di produrre un comportamento spontaneo, lo inibisci. Se ti chiedo di essere spontaneo inibisco la tua spontaneità, poiché se mi accontenti non sei spontaneo (stai assecondando una mia richiesta, non stai facendo qualcosa di “spontaneo”), e se non mi accontenti… non sei appunto spontaneo. Questa è una richiesta paradossale.

Altri esempi? “Sii felice“, come se la felicità si potesse produrre con un ordine. “Non essere depresso“, idem. “Smettila di dire sempre di ‘Sì’“, detto a qualcuno che, se ci dirà di ‘Sì’ contravverrà alla nostra richiesta, e se non lo farà, pure. Ecco, prendiamo quest’ultimo caso. Il poverino si trova in uno stato confusionale dato dalla richiesta paradossale. Che fare? L’unica sarebbe scappare, rifiutarsi di obbedire, ignorare la richiesta. Ma è sempre possibile? No, soprattutto quando la richiesta paradossale la stiamo facendo noinoi stessi – o pensavamo che simili richieste vengono solo da altri?

Torniamo un secondo al sesso e vediamo il suo legame con la richiesta paradossale.
La mente, confusa da manuali e consigli pratici su come andrebbe fatto “l’amore fatto bene”, comincia a entrare in conflitto con se stessa. Lì dove ci doveva essere semplice consapevolezza di uno stato di piacevole eccitamento, entra prepotentemente la coscienza (o per meglio dire il dubbio) di come questo stato dovrebbe “in realtà” essere. Sopra o sotto? Davanti o dietro? Più o meno lungo? E l’amore diventa qualcosa di sempre meno spontaneo, e qualcosa di sempre più simile alla gara di un quiz televisivo.

La pillola serve a poco. I prodotti afrodisiaci li conoscevano già dall’antichità (e già da allora sapevano che in realtà si trattava in buona parte, se non del tutto, di suggestione) e, a parte vere disfunzioni organiche (che dovrebbero essere accertate da un medico, non da internet), il loro effetto serve a ben poco se è la mente a giocarci brutti scherzi. E che sia la mente non c’è dubbio, visto anche il fatto che poche sedute con uno psicologo competente in materia possono liberarci dal paradosso in cui ci siamo intrappolati, come mostrano diversi studi (Nardone, Rampin, 2005).
Ora che lo sappiamo, il nostro compito è chiaro: riappropriarci della sessualità e trasformare l’amore in qualcosa che, citando il cantante Caparezza, “non si dice: si fa“.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Nardone, G., Rampin, M. (2005). La mente contro la natura. Milano: Ponte alle Grazie.

P.S.: questo venerdì vi aspetto a Monterotondo per l’evento “3 Libri in 30 minuti”. Il tema dell’incontro sarà: “Di bene in peggio: istruzioni per rendersi infelici”. Maggiori informazioni nella pagina Eventi di questo sito e sulla mia Pagina Facebook.

Le 4 fasi del sesso (e i suoi problemi)

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma

Le 4 fasi: Desiderio, Eccitazione, Orgasmo, Risoluzione

Abbiamo già visto che la qualità dei rapporti sessuali è indice del benessere personale e che, quando attraversiamo un periodo di ribollente inferno, a volte a farne i conti è la nostra vita sessuale. Altre volte sono solo alcuni ambiti o aspetti del nostro quotidiano a causarci disagio (la coppia, la famiglia, il lavoro…), ma questo basta per metterci KO sotto le lenzuola.

Il DSM-IV, il tanto celebre quanto criticato manuale diagnostico dei disturbi mentali, parla di Disfunzioni sessuali, descrivendole come caratterizzate “da un’anomalia del processo che sottende il ciclo di risposta sessuale, o da dolore associato al rapporto sessuale”.

Si parla di ciclo proprio perché in un rapporto sessuale sono identificabili quattro fasi, a ognuna delle quali corrispondono alcuni problemi.

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Quando il sintomo parla per noi

Comunicare con il sintomo

Nello scorso articolo abbiamo visto come la non-comunicazione sia impossibile: se ogni comportamento comunica qualcosa è chiara l’impraticabilità di un non-comportamento. Persino se decidessimo di andarcene staremmo paradossalmente comunicando al nostro interlocutore che non abbiamo intenzione di comunicare con lui. Se non si può non-comunicare, allora, cosa succede quando è impossibile, difficile o svantaggioso interrompere o non iniziare una comunicazione?

Nell’articolo della scorsa settimana riportavamo l’esempio di due passeggerei d’aereo, con A che non aveva alcuna intenzione di comunicare con B, pur non potendo di certo saltare da un aereo in volo; ma possiamo far riferimento a esempi più ordinari di “comunicazione obbligata”, ad esempio quella che avviene tra i membri della famiglia, tra insegnante e studenti, tra datore di lavoro e dipendenti, o in tutti quei casi in cui andarsene non è semplice, a meno di non pagarne il prezzo in termini economici, disciplinari, sociali, emotivi…

Come possiamo (non) comunicare in queste situazioni?

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