Shopping Compulsivo Online: come curare la mania dello shopping

Psicologo Monterotondo

Lo shopping compulsivo non è così raro e internet ne ha potenziato la diffusione

Comprare, subito, velocemente, provando un’eccitazione incalzante nello scorrere le pagine del sito, fino al brivido piacevole di inserire i dati della carta di credito e cliccare su “Acquista”. Si punta l’oggetto sullo schermo, ci si innamora per un attimo e si sente di doverlo possedere.

Poi, una volta arrivato a casa, a volte viene messo “un attimo” da parte, un attimo che può diventare “per sempre”: spesso, infatti, nemmeno viene scartato.

D’altronde con lo shopping compulsivo non si desidera ottenere a tutti i costi un oggetto: si desidera comprare.
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Le 18 regole della mamma per l’iPhone

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaIl nome di Janell Burley Hofmann ti dice qualcosa?
È la mamma americana che ha regalato al figlio tredicenne un iPhone per Natale, facendogli però sottoscrivere un… contratto!
La prossima settimana scriverò le mie impressioni da un punto di vista psicologico. Intanto, di seguito le 18 regole che Gregory dovrà scrupolosamente  seguire se vuole tenersi stretto il suo nuovo smartphone. Curiosamente, Famiglia Cristiana li ha chiamatiI 18 comandamenti per l’iPhone della mamma“…

Caro Gregory, Buon Natale!

Ora sei il fiero possessore di un iPhone. Accidenti!
Sei un ragazzo di 13 anni capace e responsabile, e ti meriti questo regalo. Ma questo comprende alcune regole.
Leggi bene il seguente contratto. Spero tu capisca che il mio compito è crescerti in modo che tu possa diventare un uomo sano ed equilibrato, che sa stare al mondo e coesistere con la tecnologia, senza esserne dominato.
Se non rispetterai queste regole interromperò la tua condizione di proprietario del telefono.
Ti voglio bene e non vedo l’ora di scambiare con te milioni di messaggi nei prossimi giorni.

1. Il telefono è mio. L’ho comprato io. L’ho pagato io. In sostanza te lo sto prestando. Sono la migliore o no?
2. Saprò sempre la password.
3. Se suona, rispondi: è un telefono. Dì “Ciao”, sii educato. Non provare mai a ignorare una telefonata se sullo schermo vedi scritto “Mamma” o “Papà”. MAI.
4. Consegna prontamente il telefono a uno dei tuoi genitori alle 19:30 dei giorni scolastici e alle 21:00 nei week-end. Verrà spento per la notte e riacceso alle 7:30 del mattino. Se c’è un momento in cui non ti verrebbe da chiamare qualcuno sul suo telefono fisso perché temi che potrebbero rispondere i suoi genitori, allora non farlo o non scrivere messaggi. Dai retta all’istinto e rispetta le altre famiglie, come noi vorremmo essere rispettati.
5. Il telefono non viene a scuola con te. Parlaci un po’ con le persone a cui normalmente mandi messaggi. Fa parte delle cose che si devono imparare nella vita. *Sui giorni in cui esci prima da scuola o i giorni di gita è necessaria una valutazione caso per caso.
6. Se il telefono cade nella tazza del water, va in pezzi cadendo a terra o svanisce nel nulla, sei responsabile del costo di sostituzione o riparazione. Taglia l’erba, fai il babysitter, metti da parte i soldi che ti regalano al compleanno. Se succede devi essere pronto.
7. Non usare la tecnologia per mentire, deridere o ingannare un altro essere umano. Non farti coinvolgere in conversazioni che possono fare del male a qualcun altro. Sii un buon amico e non ti mettere nei guai.
8. Non scrivere in un messaggio o una mail qualcosa che non diresti di persona.
9. Non scrivere in un messaggio o in una mail qualcosa che non diresti in presenza dei tuoi genitori. Cerca di censurarti, stacci attento.
10. Niente porno. Cerca sul web contenuti di cui parleresti anche con me. Se hai domande rispetto a qualsiasi cosa, chiedi a una persona – preferibilmente a me o a papà.
11. Spegnilo, rendilo silenzioso, mettilo via quando sei in pubblico. Specialmente al ristorante, al cinema e mentre parli con un altro essere umano. Non sei una persona maleducata, non permettere all’iPhone di cambiarti.
12. Non inviare e non chiedere foto delle tue parti intime o di quelle di qualcun altro. Non ridere: un giorno sarai tentato di farlo, a dispetto della tua grande intelligenza. È rischioso e potrebbe rovinare la tua vita al liceo, all’Università, o la tua età adulta. La rete è vasta e più potente di te. Ed è difficile far sparire le cose da questo spazio, inclusa una cattiva reputazione.
13. Non fare miliardi di foto e video. Non c’è bisogno di documentare tutto. Vivi le tue esperienze, rimarranno nella tua memoria per l’eternità.
14. Lascia il telefono a casa, qualche volta, e sentiti sicuro di questa decisione. Il telefono non è una tua estensione. Impara a farne a meno. Sii più grande e potente della PDPQ, la paura di perdersi qualcosa.
15. Scarica musica nuova o classica o diversa da quella che ascoltano milioni di tuoi coetanei. La tua generazione ha un accesso alla musica senza precedenti nella storia. Approfittane, espandi i tuoi orizzonti.
16. Gioca a qualche gioco di parole o di logica che stimoli la tua mente, ogni tanto.
17. Tieni gli occhi aperti. Guarda cosa succede intorno a te. Guarda fuori dalla finestra. Ascolta il canto degli uccellini. Fai una passeggiata, parla con uno sconosciuto, fai lavorare la tua immaginazione senza Google.
18. Farai qualche casino. Ti ritirerò il telefono. Ci metteremo seduti e ne parleremo. Ricominceremo da capo. Io e te continuiamo a imparare cose nuove, giorno per giorno. Io sono dalla tua parte, sono nella tua squadra. Siamo insieme in questo.

Spero che tu possa essere d’accordo su questi punti. Molte delle “lezioni” che fanno parte della lista non si applicano solto all’iPhone, ma anche alla vita.
Stai crescendo in un mondo in continuo e veloce cambiamento. È eccitante e seducente. Tu cerca di non complicare le cose ogni volta che puoi. Fidati della tua testa e del tuo grande cuore, più che di ogni apparecchio. Ti voglio bene.

Goditi il tuo nuovo favoloso iPhone.

Buon Natale!
Mamma­”

Cosa ne pensi? Avresti fatto lo stesso? Ti sembrano delle buone regole? Prim’ancora, pensi sia un buon sistema educativo?
La prossima settimana ti darò il mio pare.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Fonti:
Blog di Janell Burley Hofmann: Gregory’s iPhone Contract

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Innamorarsi in chat

Mi ricordo di quando cominciai a chattare durante l’adolescenza. Né io né i miei amici avevamo ancora una connessione in casa, così prendevamo l’unico autobus che ci portava a Roma e scendevamo dopo una decina di chilometri, in una sala giochi dotata di internet point. Insieme ci dividevamo le spese per stare un’ora online, connessi a parlare con gente che non avremmo mai visto.

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaEra fantastico. Il sistema di chat che frequentavamo richiedeva il refresh manuale: in pratica dopo aver scritto e inviato un messaggio in una chat pubblica, dovevi cliccare sul tasto “Aggiorna” per vedere se qualcuno ti aveva risposto. Intanto, coi miei amici, commentavamo l’ultima frase scritta dall’anonimo di turno. E lì, senza accorgercene, stavamo creando un mondo.

Come fa notare Davide Algeri in uno dei suoi ultimi articoli (Amore in internet: quali sono le nuove modalità dell’incontro online?), i siti di incontri online spesso regalano guide pratiche per superare la delusione del primo appuntamento.

Potrebbe essere scambiata per una preventiva dichiarazione di fiasco“.
Forse. In realtà queste guide si trovano da anni negli scaffali delle librerie: manuali su come riprendersi da una “botta”, su come superare la fine di una storia, e così via.
Quella su internet, però, può essere una delusione un po’ diversa.

Studi di psicologia cognitiva hanno ipotizzato come in chat avvenga una massiccia idealizzazione dell’altro, dovuta alla mancanza di riferimenti più concreti che permettano una valutazione più adeguata. Non è solo una questione di “che foto metto su Facebook”, è piuttosto la mancanza di una serie di parametri relativi, ad esempio, alla comunicazione non verbale (tono, gestualità, abbigliamento, espressioni…) che impoverisce la valutazione globale dell’altro.

A questi, però, vanno aggiunti altri dettagli importanti. Ad esempio, l’altro si presenta scrivendo, anziché parlando, avendo quindi più tempo per selezionare con cura le parole e le frasi che fanno più effetto, o anche scegliendo più o meno inconsapevolmente un registro linguistico e un modo di (es)porsi che, nell’interazione faccia-a-faccia, non gli è proprio.

Inoltre, abbiamo detto che questi – e altri- elementi tendono a impoverire la valutazione che facciamo dell’altro; quindi alla fine ci troviamo con una valutazione piena di “buchi”. Ma chi li riempie questi buchi?
…io“.

Esattamente. Nel leggere le parole, le frasi, le descrizioni dell’altro, noi stessi possiamo inconsapevolmente riempire le informazioni mancanti, i “buchi”, con ciò che vorremmo, che desidereremmo, con ciò che vogliamo vedere ma che, in realtà, forse non c’è.
Ed ecco la delusione… Una volta raggiunta la fase dell'”incontro di persona” quei buchi vengono velocemente riempiti dalla “realtà reale”, dai fatti, da come la persona è all’interno di un’interazione faccia-a-faccia, non più aiutata dalla mediazione telematica e dalla nostra fantasia.

Quindi ci suggerisci di tornare ai vecchi modi di conoscere le persone?“.
No, assolutamente: ognuno deve percorrere le strade che preferisce. Queste nuove modalità fanno parte del cammino dell’uomo e vanno attraversate ed esplorate. Inoltre sono sicuro che in tanti possono dire di aver trovato l’attuale partner proprio attraverso questi canali. Dire “Smettete di conoscervi in chat!” sarebbe sciocco e, mi permetto, ridicolo. Semplicemente, come ogni nuovo strumento, è bene imparare a utilizzarlo e a conoscerne potenzialità e limiti, in modo da farne un uso sempre più cosciente e preciso, per evitare di cadere in trappola e rimanere incastrato nella rete. Uno dei rischi riscontrati, ad esempio, è quello relativo al fatto che di fronte alla delusione di cui sopra, in molti evitano sempre più gli incontri di persona, preferendo quasi esclusivamente la realtà digitale a quella materiale, poiché apparentemente più sicura e piacevole. Visto, però, che la nostra società richiede competenze relazionali offline e capacità di interazione vìs-a-vìs, ogni evitamento impoverirà le nostre competenze, rischiando di atrofizzare quel “muscolo relazionale” che ci permette di raggiungere soddisfazioni e risultati con gli altri.


Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia


Riferimenti bibliografici

Algeri, D. (2012). Amore in internet: quali sono le nuove modalità dell’incontro online?)
Cannistrà, F. (2010). Internet: come cadere nella rete. Piacere, dovere o dipendenza?. In Amepsi e Psiche, 1.
Suler, J. (2004). The Online Disinhibition Effect (v. 3.0).


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Il peso del giudizio

Cosa pensano gli altri di te? Quali sono i loro giudizi, le impressioni, le opinioni? E cosa fai di fronte ad esse? Cambi o resti uguale? Ci pensi o lasci perdere? Ti arrabbi o alzi le spalle?
Il giudizio degli altri a volte gira in testa freneticamente, facendo fumare i pensieri e infiammare le emozioni, fino a farti assumere comportamenti di cui poi potresti pentirti o che, peggio, ti lasciano col dubbio di aver fatto o meno la cosa giusta.

Una favola di Esopo credo che possa insegnarci molto sull’argomento.

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaUn vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall’asino ed alleviavano la fatica del percorso. Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano:
– Ecco, – dicevano – un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto.
Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio suo malgrado.
La folla dei viandanti borbottò: – Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito.
Egli, vinto dalla vergogna, costrinse il padre a salire sull’asino. Così furono portati entrambi dall’unico quadrupede.
Il borbottio dei passanti e l’indignazione crebbero, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scesero e procedettero a piedi con l’asinello libero.
Allora si sentì lo scherno e il riso di tutti: – Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi.
Fu allora che il padre disse: – Vedi figlio: nulla è approvato da tutti. Ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci.


Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia


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Sei un Facebook dipendente?

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma

Internet dipendenza. Da quando il Dott. Ivan Goldberg più di quindici anni fa le ha dato questo nome, le ricerche nel campo si sono sprecate. E pensare che Goldberg stava scherzando. Mandò a dei colleghi una mail con la parodia dell’ultima versione del DSM (il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, vangelo di molti psic), in cui elencava i criteri diagnostici della dipendenza da internet (fino ad allora mai classificata). Finì che lo presero sul serio.

Sono tutte balle”, cercò di rimediare poi Goldberg. “Non esiste nulla chiamato dipendenza da Internet! Internet può creare dipendenza tanto quanto il proprio lavoro: le persone che si definiscono tali lavorano semplicemente per sfuggire a una serie di altri problemi”.

Ma ormai la palla di neve era lanciata, destinata a divenire valanga. Il che, chiariamo, ha prodotto anche risultati interessanti. Comunque sia, oggi non può mancare all’appello la dipendenza da Facebook. E infatti la psicologa Cecilie Schou Andreassen ha elaborato un questionario per vedere se si è Facebook-dipendenti. Le domande sono queste:

  • Passi molto tempo pensando a Facebook e a collegarti online per usarlo?
  • Senti il bisogno di usare Facebook spesso e per lungo tempo?
  • Usi Facebook nel tentativo di dimenticare i tuoi problemi personali?
  • Hai cercato di ridurre l’uso di Facebook ma senza riuscirci?
  • Ti agiti o diventi irrequieto se ti proibiscono di usare Facebook?
  • L’uso di Facebook ha avuto ripercussioni negative sul tuo studio o sul tuo lavoro?

Niente di nuovo. Dopotutto, in accordo con Goldberg, puoi sostituire la parola “Facebook” con qualunque altro oggetto o attività e ottenere gli stessi risultati: se ha un ruolo totalizzante nella tua vita può essere un serio problema.

Che poi tale dipendenza si sviluppi per sfuggire ad altri problemi è probabile, ma la soluzione deve passare per un’altra strada. Infatti, se pure hai iniziato a usare Facebook (o a giocare d’azzardo, o a bere, o a fumare, o a fare sesso compulsivo, ecc.) per sfuggire alle sensazioni dolorose della fine di una storia, di una crisi coniugale, di un lutto, di un trauma, della perdita del lavoro, o per qualunque altra ragione personale, risolvere – dove possibile! – queste problematiche spesso non dissolve la dipendenza.

Questa ormai può essersi innestata talmente bene da innescare sensazioni forti, durevoli, di cui senti un insopprimibile bisogno. In particolare sensazioni ed emozioni legate al piacere. Puoi pensare al brivido del giocatore d’azzardo, così ben descritto da Dostoevskij. E quella sottomessa al piacere è la più difficile delle rinunce.

In questo campo entra lo psicologo, spesso prima che il problema diventi cronicizzato, poiché una delle sue prerogative è quella di lavorare anche quando il problema è serio, ma non ancora grave. Se anche dovesse essere una situazione cronicizzata, il suo compito sarà quello di sbloccare le risorse congelate della persona, permettergli di godere di nuovo di tutti gli altri piaceri soppressi, e guidarla a interrompere un circolo vizioso che la incatena all’oggetto della sua dipendenza.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Andreassen, C.S., Torsheim, T., Brunborg, G.S., Pallesen, S.
(2012). Development of a Facebook Addiction Scale. In Psychological Reports, vol. 110, Iss. 2., Iss. 2.
Nardone, G., Cagnoni, F. (2002). Perversioni in rete. Le psicopatologie da internet e il loro trattamento. Milano: Ponte alle Grazie.

Chat-dipendenza

Psicopatologie online

Se internet ha portato numerose rivoluzioni, tra le più discusse c’è la comunicazione via chat. Questo strumento si mostra in dozzine di programmi e servizi che permettono a persone residenti in qualunque punto del Globo di abbattere le barriere spaziali e scriversi in diretta. Anzi, diciamo che “scrivere” è un termine estremamente riduttivo, poiché possono anche parlare, vedersi, giocare o ascoltare musica assieme, inviare foto, film, denaro, e via dicendo.

Un mondo nel mondo, insomma, o per essere più precisi un’infinità di mondi nel mondo.

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Dottor Google

Internet è sempre più usato per cercare sintomi di malattie

Sapete che circa il 46% delle persone che usano internet per cercare notizie sulla propria salute poi si fa un’autodiagnosi? È il risultato della London School of Economics, che ha recentemente pubblicato un’indagine di monitoraggio sulle abitudini degli internauti rispetto ai servizi sanitari, il Bupa Health Pulse 2010.

Internet d’altronde ha rivoluzionato la vita delle persone, dato che quasi tutte le informazioni sono alla portata di pochi click o di un passaggio di dito sul cellulare. Ovunque ci troviamo possiamo reperire qualunque informazione. È l’annullamento dello spazio-tempo e, in certi casi, la ridefinizione di molte professioni.

Come procede la cosa in Italia? Leggiamo un po’ di numeri.

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Ludopatia e gioco d’azzardo online: la febbre del gioco

psicoterapeuta roma

Ludopatia e gioco d’azzardo: può essere utile lo psicologo?

Leggi l’acuta accuratezza di questa descrizione:

Ho un presentimento in me e non potrebbe essere diversamente! Posseggo ora quindici luigi e ho cominciato con quindici fiorini! Se si comincia con prudenza… E’ possibile, possibile che io sia così infantile? E’ possibile che io non capisca che sono un uomo rovinato? Ma perché non potrei risorgere? Basta essere, almeno una volta nella vita, avveduto e paziente, ecco tutto! […] Domani, domani tutto finirà!

Così Aleksej Ivànovic, protagonista del bellissimo libro Il giocatore di Dostoevskij, riassume una gravosa verità del gioco d’azzardo, anzi, del giocatore d’azzardo.

Una verità che Dostoevskij conosceva più che bene, se pensiamo che lo scrisse per pagare i debiti del gioco, consegnandolo il giorno prima della scadenza prevista dal contratto, per il quale, se avesse ritardato, l’editore avrebbe avuto gratis e per nove anni ogni diritto sulle sue opere.

E oggi, la Terapia Breve si occupa spesso di questa problematica.

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