Libri di Terapia Breve: Uscire dalla trappola. Abbuffarsi, vomitare, torturarsi

uscire dalla trappola

Uscire dalla trappola. Abbuffarsi, vomitare, torturarsi

Titolo: Uscire dalla trappola. Abbuffarsi, vomitare, torturarsi
Autore: Giorgio Nardone & Matthew Selekman
Editore: Ponte alle Grazie
Voto: stellastellastella

 

Cos’è la bulimia? Quanto è connessa al vomitare dopo mangiato? E in che modo entrambe si ricorllegano ai comportamenti di self-harming, o autolesionismo, quei comportamenti per cui si taglia, graffia o tortura con altri piccoli ma lesivi gesti? 

In Uscire dalla trappola, due terapeuti afferenti a due diversi approcci di Terapia Breve affrontano l’argomento e mettono in campo la loro esperienza per proporre delle soluzioni.

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Un rimedio permanente a un problema temporaneo: combattere il suicidio

psicoterapia monterotondo

Il suicidio è l’ultima possibilità?

– Ma davvero vuole morire?
– Nessuno si suicida perché vuole morire.
– E allora perché lo fa?
– Perché vuole fermare il dolore.
(Tiffanie DeBartolo)

Questo scorcio, tratto da un lavoro di Tiffanie DeBartolo (purtroppo, per quanto ne so, non ancora tradotto in italiano), rappresenta molto bene la motivazione chiave del suicidarsi: fermare il dolore. Ma potremmo anche ampliarlo un poco e dare alla motivazione di chi desidera morire una visione più ampia: uscire da una situazione apparentemente senza uscite.

Ma se le uscite ci fossero?

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Affrontare la timidezza con uno stratagemma paradossale

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Come combattere la timidezza con la terapia breve

Come è possibile superare la timidezza, quel tratto di personalità che ci impedisce di entrare in una sana relazione con l’altro?

Spesso il consiglio degli amici è semplice: “Vai! Buttati!”. Interessante e sicuramente pieno di buon senso. E, ti dirò, anche tecnicamente giusto da un certo punto di vista: affrontare le cose che ci fanno paura è il modo migliore per far svanire la paura stessa.

Peccato che, in questo caso, il consiglio parte da un presupposto totalmente sbagliato. Continua a leggere

Terapia Breve per la depressione come riprendere a vivere

psicoterapia depressione roma

Può la psicoterapia breve aiutare chi è depresso?

La depressione è il male del millennio. L’OMS ha stabilito che entro il 2020 sarà la principale causa di disabilità, ma in realtà quel triste traguardo pare che l’abbiamo già raggiunto.

Esiste un valore, il DALY che stima quanti anni di vita “sana” vengo persi a causa di una disabilità. Ebbene, la depressione è al primo posto come numero di anni di vita che fa perdere a chi ne soffre. Prima di ansia e alcolsimo, prima di ernie ed emicranie, prima di problemi al cuore, prima di qualunque altro disturbo, fisico o psicologico che sia, c’è la depressione.

Sicuramente è uno dei problemi più tosti da affrontare. Ma anche qui, con gli sviluppi e con le idee delle psicoterapie brevi, il percorso per venirne fuori non è lungo e tormentoso.

Lo so per via della mia pratica. E perché ne sono stato testimone diretto.

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Depressione post-parto: sintomi, rimedi… e un test!

psicoterapia breve roma

Cause e rimedi della depressione post-parto.

Dopo il parto ti senti depressa, fai fatica a dormire, hai bassa autostima o senti che il piacere e le energie si sono ridotte? Potresti soffrire di depressione post-partum.

Non è un problema incurabile, anzi: con la terapia breve si può risolvere in pochi incontri, e oggi ti segnalerò anche un test per poter vedere se ne soffri.

Ma prima di tutto va capita una cosa fondamentale: per quanto strano e a volte assurdo, poiché in alcuni casi associato a sentimenti di rabbia o disprezzo verso se stessi o il bambino, è una condizione normale e più comune di quel che si pensa.

E, soprattutto, è superabile.

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3 articoli per superare la depressione con la terapia breve

psicoterapia breve depressione roma

Oggi vediamo come la terapia breve può aiutarci a capire meglio, e ad affrontare, la depressione.

La depressione è il male del secolo e oggi vorrei dare un piccolo contributo per comprenderla meglio e imparare ad affrontarla in tempi brevi.

L’OMS ha infatti dichiarato che nel 2020 sarà la prima causa di disabilità nel mondo e ad oggi è già uno dei disturbi più invalidanti e quello per il quale si registra il più alto tasso di spesa in psicofarmaci – più degli ansiolitici.

Ne ho parlato in diversi articoli e lo farò ancora, soprattutto perché con la terapia breve è possibile liberarsene in tempi ridotti.

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A cosa serve il dolore?

psicologo roma

Qual è il significato del dolore? (immagine da Freepik)

Perché dobbiamo soffrire? Penso che tutti vorrebbero evitare la sofferenza, ma farlo sarebbe uno sbaglio.

È vero, il dolore ci tocca intimamente, può fare diversi danni, alcuni anche irrimediabili. E nessuno vorrebbe confrontarsi con ciò che porta con sé.

Ma se lo evitassimo, se lo annullassimo dalla nostra vita (come se fosse possibile) sarebbe molto peggio. Perché il dolore ha uno scopo preciso.

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Quando aiutare l’altro fa male: l’aiuto accettato-atteso-preteso

psicologo roma

L’aiuto che non aiuta (immagine da Freepik)

Io non sono d’accordo con chi aiuta troppo i figli. E se è per questo, nemmeno con chi aiuta troppo amici, parenti e persino pazienti o utenti di un qualsivoglia servizio.

Ribadisco un punto di vista che oggi sarà sicuramente impopolare, ma che è drasticamente fondamentale per evitare di fare del male senza volerlo: aiutare eccessivamente gli altri è il modo migliore per renderli dei “disabili acquisiti”.

Perdonate il termine forte, ma è così. E oggi parlerò di questo e di una particolare trappola che ho osservato nel mio lavoro: quella dell’aiuto accettato-atteso-preteso.

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