11 modi in cui gli smartphone stanno influenzando gli adolescenti

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Smartphone e adolescenti.

Gli smartphone e i digital device stanno cambiando la mente e i comportamenti dei giovani.

Lo sentiamo dire da anni, ma ora abbiamo le prove. Jean M. Twenge è professoressa di psicologia alla San Diego State University. Venticinque anni fa ha cominciato a fare degli studi longitudinali (cioè che esaminano un fenomeno o dei soggetti per un lungo arco temporale) sui cambiamenti di comportamento degli adolescenti.

E questo è quello che ha scoperto rispetto al rapporto tra adolescenti e telefonini.

Americani post-2012: gli iGen

iGen Jean Twende

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Lo studio della Dr.ssa Twenge è basato sui giovani americani. Questo è importante da sapere, perché la loro cultura non è identica alla nostra. Tuttavia possiamo immaginare che certi dati valgano, in qualche misura, anche per noi. E se anche non fosse per alcuni di essi, ci danno delle prospettive da tenere d’occhio.

Secondo l’autrice, la linea di confine che ha evidenziato un grande cambiamento di comportamenti è il 2012. Sono gli anni dopo la Grande Recessione e soprattutto è l’anno in cui i/le giovanissimi/e che possiedono uno smartphone in America hanno superato il 50%.

Nel 2017, su un campione di 5’000 giovani adolescenti, il 66% possedeva uno smartphone. In pratica due su tre.
Ha chiamato questa generazione la iGen, i nati tra il 1995 e il 2012 (su cui ha scritto anche un libro).

 

I cambiamenti e le caratteristiche degli iGen hanno riguardato chiunque, a dispetto di ceto sociale, istruzione, provenienza geografica (sempre Americani, comunque). Li elenco qui in 11 punti.

1 – Più tranquilli e meno festaioli

Gli iGen preferiscono la cameretta al party o alle macchine: da questo punto di vista sono gli adolescenti più al sicuro che ci siano mai stati. È molto più difficile che siano coinvolti in incidenti d’auto, gli piace meno l’alcol, e sono meno suscettibili di avere problemi legati al bere.

Positivo? In parte sì. In parte “Uhm”: i ragazzi a metà delle Superiori nel 2015 uscivano di casa per svago meno dei ragazzi di terza media nel 2009.

2 – Psicologicamente vulnerabili

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Gli iGen sono più vulnerabili e hanno meno relazioni “dal vivo”.

Sono più vulnerabili dei Millenials (i nati 1980-2000): i valori di depressione e suicidio giovanile sono schizzati in alto dal 2011.

Twenge definisce la iGen di essere “sull’orlo della peggiore crisi della salute mentale degli ultimi decenni”. Molto è dovuto al loro rapporto eccessivo con gli strumenti tecnologici.

3 – Cambiamenti nel romanticismo e nel sesso

Se decadi fa il tipo “Ti faceva la corte”, e più recentemente “Gli piaci!”, adesso i ragazzi “Si parlano”, prevalentemente via messaggi. Dopodiché possono iniziare a vedersi. Ma solo il 56% dei liceali senior nel 2015 aveva appuntamenti: per i Baby Boomers (i nati negli anni ’60) e i Generation X (anni ’70) la percentuale era dell’85%.

I quattordicenni sono meno sessualmente attivi rispetto al 1991 (-40%): mediamente fanno sesso per la prima volta a 16-17 anni, un anno dopo rispetto alla media della Generazione X. Nel 2016 la percentuale di nascituri è stata la più bassa di sempre: del 67% più bassa rispetto al 1991

4 – Gioventù appiedata

Le macchine da corsa alla James Dean, da sempre grandissime icone americane, hanno perso il loro appeal. Se tutti i Boomers prendevano la patente il prima possibile, 1/4 degli adolescenti oggi ancora non ce l’ha alla fine delle superiori (ricordiamo che in America prendi la patente tra i 14 e i 16 anni, e finisci le superiori a 17).

Per molti, i genitori sono degli autisti più che validi.

5 – Soft workers

Gli iGen lavorano meno: nel ’70 il 77% degli adolescenti lavorava, nel 2010 solo il 55%.

Dopo la Grande Recessione non c’è stata una risalita significativa, nonostante il miglioramento dell’economia. Tra le spiegazioni c’è anche il fatto che c’è una minor necessità percepita di spendere soldi con gli amici: gli amici sono online, non al cinema o al pub.

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I giovani passano molto più tempo a casa: sentono meno necessità di uscire.

6 – Bamboccioni

Sia l’infanzia che l’adolescenza tornano ad allungarsi.

Se la Generation X tendeva all’indipendenza e alla libertà, i Millennials prima, e gli iGen ancor di più oggi, allungano di più infanzia e adolescenza: i 18enni si comportano come fossero 15enni; i 15enni come fossero 13enni.

In generale si riflette in una ridotta assunzione di responsabilità e di comportamenti da adulti. L’economia fa la sua parte. E, come detto, anche l’avere tutto l’occorrente in casa (e nello smartphone): non hanno bisogno di uscire di casa per stare con gli amici – e quindi di spendere soldi con loro.

Se “prima” ogni occasione era buona per uscire con gli amici, dal 2000 al 2015 il numero che esce insieme agli amici quasi ogni giorno è sceso del 40%. Spendono molto più tempo sugli spazi virtuali. Curiosamente, non perché questo li renda più contenti: i dati mostrano che chi spende più tempo davanti a uno schermo è più infelice.

7 – Una mamma per amica: sicuri?

Gli iGen escono di casa più tardi nella vita, e passano più tempo al suo tempo, quindi passano anche più tempo con i genitori. Eppure con loro hanno relazioni meno strette di prima. Anche in casa, passano più ore a chattare con gli amici, che a parlare con i genitori

8 – Meno tempo sui compiti

La generazione di oggi mostra grandi abilità di studio. Eppure passa molto meno tempo sui compiti, pur avendo molto più tempo a disposizione non lavorando quanto i genitori alla loro età e avendo servizi più veloci.

9 – Solitari in solitudine

L’esclusione avviene anche online. Se prima il gruppetto in piazza ti poteva escludere non chiamandoti per un’uscita, adesso sei solo in camera tua e… puoi essere escluso dai gruppi online. Gli iGen soffrono molto di solitudine per questo.

Le ragazze sono quelle che si sentono più escluse (48% rispetto al 27% dei maschi). Sono inoltre quelle che hanno visto il maggior incremento di sintomi depressivi (50% vs 21% dei coetanei maschi, dal 2012 al 2015). E anche maggior crescita di suicidi: sono cresciuti di 3 volte nel 2015 rispetto al 2007, mentre nei maschi sono cresciuti di 2 volte (ragazzi e ragazze tra i 12 e i 14 anni).

10 – Senza sonno

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Sono perse anche molte ore di sonno.

Gli esperti dicono tutti che un adolescente ha bisogno di circa 9 ore di sonno al giorno.

Rispetto al 1991, nel 2015 il 57% di adolescenti in più aveva una deprivazione del sonno. E solo dal 2012 al 2015 l’incremento è stato del 22%. Si è visto che chi spende 3 o più ore su i dispositivi elettronici ha il 28% di possibilità in più di dormire meno di 7 ore.

Lo stesso vale per i bambini: chi usa dei dispositivi tecnologici prima di andare a dormire ha più probabilità di dormire meno di quanto avrebbe bisogno. Piccola nota: vedere la TV diverse ore al giorno non ha gli stessi effetti negativi. E chi legge più libri e riviste rispetto alla media probabilmente non andrà incontro a deprivazione del sonno

La deprivazione del sonno è una cosa seria: compromette il pensiero e il ragionamento, favorisce l’ammalarsi, il prender peso, e l’innalzamento della pressione arteriosa. Influenza inoltre l’umore, con maggior possibilità di ansia e depressione.

11 – Adolescenti infelici saranno adulti infelici

Si tenga presente che chi ha dei problemi nell’infanzia e nell’adolescenza è più facile che li abbia da adulto. Un adolescente depresso è più facile che diventi un adulto depresso. Carenza di abilità sociali nell’adolescenza si possono ritrovare e peggiorare nell’età adulta. Avere pochi amici nell’adolescenza aumenta la probabilità di averne pochi nell’età adulta.

Gli iGen: considerazioni conclusive

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Meglio identificare e agire preventivamente.

Tewnge dice che la conclusione potrebbe essere: posa il telefono, spegni il computer, e fai qualcosa – qualunque cosa – che non abbia a che fare con uno schermo.

Precisa però che c’è da dire che questi dati non provano sempre e in modo inequivocabile che stare davanti a uno schermo causi l’infelicità: è anche possibile che gli adolescenti infelici passino tante ore davanti a uno schermo.

Tuttavia alcune ricerche recenti suggeriscono che il tempo passato dietro uno schermo in effetti influisce sull’infelicità. Una in particolare mostrava che più si stava su Facebook, più si era infelici, benché chi fosse molto infelice invece non passava necessariamente molto tempo su Facebook.

Uno studio su dei pre-adolescenti ha mostrato che uno smodato uso dei social media incrementa del 27% la possibilità di sviluppare sintomi depressivi. E gli adolescenti che spendono tre ore o più sui dispositivi digitali hanno il 35% in più di incorrere in fattori di rischio per il suicidio. Dal 2007 gli omicidi tra i teenagers sono diminuiti (dopotutto stanno anche meno tempo insieme), ma i suicidi sono aumentati.

Naturalmente va sempre considerato che depressione e suicidio hanno molte cause: un uso eccessivo della tecnologia non è naturalmente l’unica. In più l’aumento di tassi di suicidi giovanili in America era anche più alto di quello attuale durante gli anni ’90, molto prima dell’esistenza degli smartphone.

Persino Steve Jobs limitava l’uso dei device digitali ai suoi figli.

Ci dobbiamo allarmare?

Direi di “Nì”.

Le conclusioni della Twenge sono interessanti, ma si tratta pur sempre di una ricerca. Per quanto ben fatta c’è chi ne critica una serie di punti (si veda ad esempio l’articolo di Psychology Today – qui). Il che non vuol dire che dobbiamo buttare tutto nel gabinetto: facciamo, semmai, le dovute comparazioni e poi traiamo le nostre conclusioni.

Di sicuro c’è probabilmente una cosa: i genitori potrebbero essere chiamati sempre di più ad aiutare i ragazzi a comprendere perché stare troppo tempo sui device digitali può non essere di aiuto, a stimolarli in attività che non abbiano a che fare con smartphone e tablet, a fargli fare sport e discipline fisiche. E a identificare i segnali di rischio per i quali è opportuno un intervento preventivo.

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola

Ipnosi

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Riferimenti bibliografici

Cavanagh, S. R. (2017 Agosto). No, smartphones are not destroying a generation.
Twenge, J. M.
(2017, Settembre).
Have smartphones destroyed a generation?

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