Usare l’ipnosi per controllare il dolore

ipnosi roma

L’ipnosi nel controllo del dolore.

Sai che l’ipnosi può aiutarti a sopportare e controllare il dolore fisico? Può infatti essere utile per ridurre fortemente la sensazione di dolore, o addirittura per farla scomparire.

E non è magia o parapsicologia da ciarlatani: si tratta di processi psicologici conosciuti e applicati scientificamente da più di un secolo – e anche da prima, se arriviamo ai precursori dell’ipnosi.

Una cosa che non tutti sanno, e che tra poco spiegherò, è che lo psicologo è una figura fondamentale per chi soffre per condizioni fisiche: il suo intervento può aiutare a velocizzare i processi di guarigione e a ridurre dolore, stress e altre condizioni problematiche derivate da esse.

E dato che ipnosi e Terapia Breve vanno spesso a braccetto (come ho spiegato in questo video, e occupandomi di entrambe in prima persona – come puoi vedere qui), mi è sembrato utile dedicare un articolo proprio a questo argomento.

Uno e trino: il dolore è composto da 3 parti

Uno quando pensa al “dolore” pensa a “una cosa”, ma in realtà non è così.

Come hanno mostrato molti autori (ad esempio Hansen e Streltzer, nel loro bell’articolo The psychology of pain, La psicologia del dolore – da notare che i due sono dei medici), il dolore ha almeno 3 componenti:

  1. Fisica
  2. Cognitiva
  3. Emotiva
ipnosi monterotondo

Nel cervello si attivano 3 componenti relative al dolore.

Semplificando, significa che quando ti fai male, una parte del tuo cervello registra e risponde al danno fisico (componente fisica), un’altra ne fa una valutazione in un certo senso analitica e razionale (componente cognitiva) e un’altra ancora dà un valore affettivo al tutto (componente emotiva).

Questo è stato dimostrato anche andando a esaminare il cervello con sofisticati mezzi di indagine (non intrusivi, ovviamente: nessuna sonda conficcata nella testa, insomma): a fronte di uno stimolo doloroso, nel cervello si attivano esattamente le aree legate a quelle tre componenti.

Pensa, ad esempio, che dalle persone malate di cancro che avevano subìto una rimozione di una piccola parte del lobo frontale, il dolore veniva avvertito a livello fisico, ma semplicemente… non le infastidiva più di tanto.

Cosa significa tutto questo?

Il dolore non è ciò che pensi… anzi, sì: lo è

Immagina che queste tre componenti si mixano insieme, dando origine al dolore. Significa che quando ti chiudi il dito nella finestra (ouch!), il dolore che proverai non dipenderà solo dalla contusione somatica, ma anche dalla valutazione cognitiva e dalla risposta emotiva connesse. Si tratta di un processo per lo più inconsapevole e automatico, quindi è difficile – e parzialmente impossibile – distinguere nettamente le tre componenti.

Ma facciamo un esempio per capire meglio.
Immagina un enorme tizio norvegese, uno simile a Thor, il dio dei tuoni degli Avengers (ok, non so perché mi sia venuto in mente lui). Chiedigli, in pieno inverno, di mettere il suo piedone in un secchio pieno di ghiaccio. Come reagirà? Probabilmente ti guarderà impassibile risponendo «Hjemme med isbiter jeg dusje hver morgen», che significa più o meno: «A casa mia con i cubetti di ghiaccio ci faccio la doccia ogni mattina.»

Ora prova a farlo tu. In pieno inverno.
Probabilmente non riuscirai a infilare nemmeno l’alluce.

Per riprendere una ricerca scientifica, è stato visto come dei soggetti a cui veniva infilzato il braccio con un grosso uncino da macellaio, provavano e mostravano un’intensa fitta di dolore. Peccato che ciò che veniva uncinato era in realtà la manica della loro camicia (che spero gli sia stata rimborsata): quando ciò gli veniva mostrato, il dolore scompariva immediatamente.

La sostanza l’hai capita, immagino: la risposta che dai a uno stimolo doloroso dipende in fortissima parte da te, dalla tua soggettività, e non dal reale danno subito. Questo è anche un motivo (non l’unico, ovviamente) per cui gli animali sembrano avere reazioni dolorose meno intense: la loro componente cognitiva ed emotiva è molto ridotta, in confronto alla nostra.

Ma cosa c’entra l’ipnosi con questo?

Che cos’è l’ipnosi

Che cos’è l’ipnosi l’ho spiegato in diversi articoli (ad esempio qui). Quello che devi sapere, è che l’ipnosi innanzitutto non è magia, è scienza. Studiata inizialmente dai medici nell’800, è stata e viene tutt’ora sottoposta a migliaia di studi che utilizzano il metodo scientifico.

L’ipnosi non è nient’altro che uno stato di coscienza, così come può esserlo la veglia attiva o il sonno. Attenzione però: l’ipnosi non è “sonno”, ok? Non dormi, quando sei in ipnosi. Sei solo profondamente concentrato nel tuo mondo interiore. Peraltro l’ipnosi è uno stato fisiologico: significa che in quello stato ci entriamo tutti quanti, tutti i giorni, più volte al giorno.

Le basi dell'ipnosi Michael Yapko

Ti interessa il libro? Clicca sull’immagine.

Se vuoi saperne di più sull’ipnosi, un libro completo, molto semplice e chiaro, è stato scritto dal collega Michael Yapko, e si chiama Le basi dell’ipnosi. Si tratta di un libro davvero interessante, utilissimo per capire come funziona l’ipnosi e come viene utilizzata (Nota: tempo fa chiesi a Michael se questo libro fosse simile a Lavorare con l’ipnosi, un suo testo precedente: mi ha confermato che sono lo stesso libro; in italiano è solo cambiato il titolo e l’editore. Quindi se hai Lavorare con l’ipnosi non comprare questo. Invece se non ne hai nessuno dei due ti consiglio Le basi dell’ipnosi).

Partendo da questo, medici e psicologi di tutto il mondo usano l’ipnosi a fini terapeutici. Infatti, si è visto che in questo stato fisiologico della coscienza, è possibile attivare una serie di risorse personali. Anche qui: niente di magico, sono risorse di cui già disponi. Semplicemente l’induzione di uno stato di ipnosi permette di attivarle con più facilità e di dirigerle verso una meta.

Come quella di ridurre il dolore.

Ridurre il dolore con l’ipnosi

In questo periodo sarai sicuramente stata punta da qualche zanzara. La bolla prude e ti dà un certo fastidio. Solo che poi capita una cosa: ti dimentichi che è lì, e trascorri diversi minuti, magari ore, senza grattarla. Anzi, senza sentire il prurito.

Similmente, ti sarà capitato di avere un taglietto da qualche parte, o una contusione, ma di non sentire costantemente il dolore. La tua mente, in certi momenti, lo ha escluso. E in certi altri, invece, ti sembra più presente. Inoltre, con l’ipnosi riesci più facilmente a spostare l’attenzione altrove e a ridurre gli stati d’ansia, e la sensazione di dolore si riduce molto se non gli prestiamo attenzione e se siamo più rilassati.

Discorsi analoghi possiamo farli per tante condizioni: mal di testa, mal di schiena, mal d’auto, mal di pancia, condizioni dolorose croniche ecc.

Che sia per ore, minuti o anche solo pochi secondi, ti sarà capitato più volte di non sentire un certo dolore che, di fatto, sarebbe dovuto essere lì, ma che la tua coscienza ha escluso. Questo è un fenomeno del tutto normale, che abbiamo sperimentato tutti nella vita – magari anche solo per condizioni dolorose “marginali”, come un paio di scarpe troppo strette.

Immagina, poi, che il dolore è modulato anche dal contesto. Si è visto che i soldati in guerra possono subire pesanti ferite e avvertire solo un leggero fastidio. Quindi puoi immaginare che se con l’ipnosi vieni aiutato a immaginare un contesto piacevole, rilassante e sicuro, la sensazione di dolore può diminuire.

Ecco, immagina che con l’ipnosi tu puoi fare esattamente questo: modulare o escludere dalla mente il dolore.

La componente soggettiva

Naturalmente dipende da persona a persona, ma mi sento di dire che tutti possono trarne beneficio.

ipnotista monterotondo

Gli effetti variano da persona a persona, ma l’ipnosi per il dolore rimane efficace.

Nella mia esperienza – così come quella riportata nella letteratura scientifica – alcuni riescono totalmente a eliminare la sensazione di dolore dalla coscienza; altri “soltanto” a ridurla, regolandola. Questo può dipendere da molti elementi: dal tipo di dolore alle tue componenti personali, fino alle competenze del terapeuta.

Io stesso, per esempio, nella mia pratica uso i primi 2 o 3 incontri anche come valutazione. Posso infatti rendermi conto che per quel tipo di condizione è necessario un supporto farmacologico (di cui parlo tra poco), e allora valuto se far seguire la persona anche da un collega medico con cui lavoro o, nei casi più complessi, se inviarla a un collega ipnoterapeuta che fa parte di un équipe più strutturata.

In ogni caso, che si riesca a escludere completamente il dolore, o anche solo a ridurlo, l’ipnosi è una risorsa fondamentale. Sebbene non l’unica.

Niente più antidolorifici?

No, gli antidolorifici potrebbero continuare a servire. In certe situazioni se ne può fare a meno, ma in altre no. L’ipnosi è uno strumento incredibile, ma non è la bacchetta magica di Harry Potter: non può aiutare a risolvere al 100% qualunque cosa. Quindi, in alcune situazioni, è bene associare all’ipnosi l’uso di farmaci, per i quali solo un medico è autorizzato a prescriverli.

Inoltre considera che il dolore è un campanello di allarme fisiologico. Quando parlo di “escludere il dolore” non intendo “in ogni momento della tua vita”. Il dolore ti serve a sapere che qualcosa non va. Immagina, ad esempio, il dolore causato da una cattiva postura: il tuo corpo ti sta dicendo di stare attento, perché quella posizione ti danneggia. Quindi è bene non ignorarlo.

Di sicuro, comunque, ridurre e annullare il dolore in certe situazioni è sicuramente d’aiuto.

Lo psicologo per la cura del dolore

Accanto all’ipnosi, nella mia pratica, c’è anche una parte di talking cure, di cura con le parole, cioè di consulenza psicologica. Ormai avrai capito perché: il dolore fisico, soprattutto quando protratto nel tempo, porta a pensieri, atteggiamenti e comportamenti che lo inaspriscono, lo peggiorano, o lo fanno accompagnare da stati d’ansia o di umore depresso che rendono tutta la situazione ancora più difficile e… fisicamente dolorosa.

Ormai è dimostrato dalle ricerche in psicologia che già il fatto di parlare con uno psicologo allevia le sensazioni di dolore fisico. Se poi a questo aggiungiamo l’ipnosi, il risultato viene massimizzato.

Per cosa è indicata l’ipnosi nella cura del dolore?

In realtà… per tutto. O quasi, insomma.

Se volessimo fare un elenco incompleto delle condizioni dolorose che si possono trattare, giusto per dare un’idea, potremmo sicuramente annoverare queste:

  • mal di testa (cefalee ed emicranie acute o croniche)
  • mal di schiena (di qualunque tipo)
  • dolori reumatici e articolari
  • dolori gastrointestinali
  • dolori dovuti a contusioni, lesioni, stiramenti ecc.
  • dolore dato da malattie oncologiche
  • dolore secondario a interventi o trattamenti medici
  • parto senza anestesia (l’ipnosi aiuta a non sentire per nulla il parto
  • fibromialgie

In generale, comunque, l’ipnosi è utile in praticamente tutte le condizioni dolorose, senza distinzioni. Addirittura viene usata per ridurre o far scomparire il dolore da arto fantasma (quel dolore che prova chi ha perso un braccio, o una gamba, ma continua a percepirne il dolore come se fosse lì).

Quindi, se il tuo problema riguarda una condizione di dolore fisico, il mio suggerimento è quello di rivolgerti a uno psicologo che pratichi l’ipnosi, e che possibilmente sia specializzato nell’ipnosi per il controllo del dolore.
Se hai avuto alcune esperienze in merito mi farebbe piacere se volessi condividerle qui sotto o nella mia Pagina Facebook, così da aiutarmi a mostrare le situazioni in cui l’ipnosi può essere utile per controllare il dolore.

Dr Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola

Ipnosi

 

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Riferimenti bibliografici

Hansens, G. R. & Streltzer, J. (2005). The psychology of pain. Emergency medicine clinics of North America, 23, 339-348.
Yapko, M.
(2016). Le basi dell’ipnosi. Roma: Astrolabio-Ubaldini.

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