Tornare a guidare l’automobile: tecniche di Terapia Breve

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Amaxofobia: la paura di guidare la macchina.

Sei una di quelle persone che ha problemi a guidare l’automobile? In tal caso si parla di amaxofobia e forse ti interesserà sapere due cose: 1) siete in tanti, e 2) la cosa si può risolvere. Velocemente.

Non hai idea di quante persone abbiano difficoltà nel guidare l’auto. Nella mia esperienza clinica ho visto molti con questa particolare fobia e nella vita di tutti i giorni è abbastanza comune conoscere almeno una persona che non guida o non ha la patente perché non si sente sicura, ed è praticamente certo che ognuno di noi conosce qualcuno che non guida in determinate condizioni (di notte, da solo, in autostrada, nel traffico ecc.).

Cerchiamo di capirne di più e vediamo come alcune tecniche di Terapia Breve possano… guidarci fuori da questa paura.

Non sei solo

Secondo il Centro Studi e Documentazioni Direct Line, il 68% degli automobilisti ha dichiarato di aver provato paura di guidare in determinate circostante, di cui il 58% degli uomini e il 78% delle donne. E se la maggior parte delle persone si fa coraggio e prende comunque l’automobile (magari solo in determinate condizioni, o trovando strade alternative, o facendosi accompagnare ecc.), l’11% pare rinunciare quasi definitivamente a guidare.

Altri dati interessanti, ricavati dalla letteratura scientifica e corredati peraltro da una serie di tecniche di rilassamento e di mindfullness, vengono proposti nel recente libro Paura di volare e di guidare, di Luca Napoli e Marco Giannini. Un po’ tecnico, ma probabilmente il più completo e recente sull’argomento.

1 persona su 10 rinuncia a guidare. Ecco perché, molto probabilmente, qualcuno lo conosci anche tu.
E attenzione: fin qui abbiamo parlato degli “automobilisti che riducono o smettono di guidare”. Andrebbero aggiunte tutte quelle persone che, per paura, decidono proprio di non prendere la patente.

 

Cosa spaventa di più

Ma quali sono le condizioni che fanno più paura?
In ordine:

  1. nebbia (32%)
  2. neve (27%)
  3. strade dissestate (12%)
  4. temporali (16%)
  5. buio (8%)

Se poi chiediamo agli italiani di pensare quali sono le strade che fanno più paura, le risposte sono:

  1. le strade ghiacciate (62%, e ci credo)

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    La nebbia e le strade ghiacciate sono due delle condizioni più temute.

  2. quelle buie (19%)
  3. quelle tortuose di montagna (17%)
  4. quelle strapiene di traffico (15%)
  5. quelle isolate (13%)
  6. e i tornanti e gallerie (12%)

Soluzioni che non funzionano

Purtroppo, come sai, quando fai qualcosa ti comunichi qualcosa. Per esempio, se affronti qualcosa che ti fa paura, ti stai comunicando: “Sono coraggioso, ci voglio provare, non voglio mollare”. Al contrario, se eviti o se metti in atto strategie “alternative”, ti stai comunicando che quella situazione è davvero insuperabile, al punto di doverti inventare metodi alternativi per affrontarla – o arrivando a gettare completamente la spugna.

E rinuncia dopo rinuncia, rischierai di alimentare un senso di incompetenza.

Tra queste “soluzioni che non funzionano” (tecnicamente si parla di “tentate soluzioni disfunzionali”) e che, anzi, peggiorano la situazione, ci sono:

  1. Farsi accompagnare: è la tattica più comune perché, illusoriamente, ti permette di raggiungere l’obiettivo (guidi fino alla meta desiderata); purtroppo, però, la presenza della persona accanto a te ti manda un sottile messaggio: “Io da solo non sono in grado di farcela”.

  2. Studiare percorsi alternativi: che si tratti di evitare le strade trafficate, o di fare lunghi viaggi tenendosi a distanza dalle autostrade o dai cavalcavia, ogni volta che si intraprende un percorso alternativo si sta ingrandendo l’immagine terrifica della strada evitata: un’ombra che cresce di evitamento in evitamento, confermando sempre di più la sua minacciosità – e la nostra incapacità ad affrontarla.

    Una variante, poi, sta nell’intraprendere il percorso “giusto”, ma studiandolo diligentemente ogni volta, in ogni dettaglio, per essere sicuri “di sapere la strada”: ma quando controlli e ricontrolli qualcosa, lo fai perché sei sicuro di te, o ti stai comunicando che forse, tutta questa sicurezza, non ce l’hai?

  3. Prendere mezzi alternativi: il gioco è lo stesso di cui sopra, ma stavolta la minaccia non è la strada, ma il mezzo. A questo punto avrai già capito come prendere un mezzo alternativo aumenti la sensazione di non essere capaci a guidare, o che l’automobile “non fa per me”.

  4. Guidare con ansia, tensione e pensieri ansiogeni: c’è chi comunque affronta il viaggio, ma lo fa con continui pensieri angosciosi, tesi a monitorare ogni avvenimento e ogni dettaglio del percorso, oppure le proprie sensazioni fisiche. Inutile dire che il viaggio vissuto in questo modo è peggio di una tortura medioevale, e che l’automobilista alla fine non si sentirà certo più sicuro.

A queste soluzioni possiamo aggiungere poi il contorno di sublimi capacità di autoinganno di cui siamo capaci. Dalle spinte ecologiste al “ma tanto l’auto non mi serve”, fino alla scusa del “sono tornato ad apprezzare i viaggi in treno/autobus/bicicletta”. Attenzione: non c’è nulla di sbagliato a essere ecologisti, a rinunciare all’automobile e a farsi una sana pedalata, ci mancherebbe! Il problema non si pone se non vuoi guidare, ma se non puoi farlo. Quando si sceglie di non prendere l’automobile non c’è niente che non va; è quando si è costretti a non prenderla – per via della paura di guidare – che allora le cose si complicano.

 

2 stratagemmi per vincere l’amaxofobia

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La Terapia Breve per la paura di guidare

Come hai visto, ci sono davvero tanti modi in cui la paura di guida la macchina può declinarsi. A me piacerebbe poter dare un consiglio per ciascuno di questi, così come mi piacerebbe poter dare un consiglio valido per ogni lettore di questo articolo. Ma da un lato dovrei dare una quantità tale di consigli (uno per ogni specifica situazione) da riempire pagine e pagine; e dall’altro, in più, questi consigli devono essere ben tarati sulla situazione specifica e sulle tue caratteristiche.

Insomma, qui non si vendono ricette da sedicenti guru o improbabili maghi.
Però c’è da dire che certe tecniche si rivelano utili in una gran quantità di casi e che magari anche tu, sei sei arrivato fin qui, potresti trarne giovamento. Quindi, perché non provare?

Ecco allora 2 stratagemmi da mettere in atto per vincere l’ansia di guidare in 2 situazioni particolari:

  1. L’ansia di guidare in autostrada o in tangenziale: se vuoi superare l’ansia di guidare in autostrada, in tangenziale, nel Grande Raccordo Anulare di Roma (brrr!) e simili, puoi seguire questo processo step-by-step.Prima di tutto, per una settimana devi prenderti uno spazietto di 15 minuti in cui, comodo comodo sulla poltrona o sul letto di casa, senza che nessuno ti disturbi, devi immaginare di guidare proprio lì, in autostrada, o in tangenziale, o in quel tipo di strade che ti fanno paura. Carica una sveglia, poi, per quei 15 minuti immagina di guidare in autostrada e cerca di farti venire delle sensazioni ansiose, proprio come se fossi lì: sforzati il più possibile, mi raccomando. Se vengono o non vengono, devi comunque rimanere lì per 15 minuti, ok?

    Suona la sveglia: stop! Alzati, torna coi piedi (e la mente) in salotto o dove ti eri accomodato, datti una sciacquata e riprendi a fare le tue cose.

    A questo punto, dopo una settimana passata così, scegli un giorno in cui andare in autostrada (se hai anche paura della tangenziale o del raccordo, la prima volta scegli quella che, tra queste, ti fa meno paura, anche solo di pochissimo). Mentre vai, per 15 minuti rievoca tutte quelle sensazioni paurose. Mi raccomando: devi fare in modo che quei 15 minuti terminino esattamente nel momento in cui ti troverai di fronte all’ingresso dell’autostrada.

    A quel punto prendi l’autostrada e guarda un attimo il tuo tachimetro. Scegli una velocità a cui andare: una qualsiasi, quella che ti ispira sul momento, purché non termini con uno zero (quindi non 50, 60, 90 ecc.). Dovrai mantenere quella velocità per tutto il tempo, quindi tienila sempre d’occhio (ma guarda pure la strada di fronte a te, eh!).
    Prosegui a quella velocità fino alla prima uscita: poi esci e tornatene a casa, o dove preferisci.

    Questa è la tecnica di base, adattata per queste pagine. Si tratta di una tecnica molto efficace, spiegata in letteratura e che ho fatto adottare in diverse situazioni, sempre con successo. Dovrai applicarla almeno una volta a settimana (se di più, ancora meglio) finché non raggiungerai un soddisfacente grado di sicurezza con quell’uscita, cioè fino a che guidare fino alla prima uscita non ti provochi più quasi nessuna ansia. A quel punto continuerai fino alla seconda uscita, e di nuovo farai come sopra: occhio sul tachimetro, e alla seconda uscita esci e prosegui per la tua strada; il tutto finché sarai sicuro che fino a lì l’ansia non ti tormenta. Allora passerai alla terza, e così via.

    «Ma devo fare così uscita dopo uscita?»
    Tranquillo: dopo un po’ – nemmeno tanto – credo che avrai una piacevole sorpresa…

    2. L’ansia di guidare in città: per chi ha l’ansia di guidare in città, il percorso da fare sarà sicuramente meno… macchinoso! (perdonami, non ho resistito).

    Apprendi ben bene la tecnica dei 15 minuti di cui sopra, mettendoti per una settimana, ogni giorno, comodo comodo su una poltrona o sul letto, e immaginando di guidare in mezzo al traffico cittadino, o nelle stradine buie, o lì dove comunque ti fa più paura. Anche qui, sforzati di farti venire l’ansia e poi, suonata la sveglia (avevi caricato la sveglia, sì?), stop! Fa niente se è venuta o se non è venuta: torna con i piedi nelle pantofole, alzati, vai a darti una sciacquata e fai quello che hai fare.

    Dopo una settimana, il tuo approccio con l’automobile dovrà essere il seguente.
    Prendi una mappa della città, una di quelle di carta (no Google Maps): le trovi tranquillamente in alcune edicole o librerie, o nei punti informazione. A questo punto, scegli la zona o il punto in cui non vai per paura e segna una bella X proprio nel punto in cui ritieni che la tua paura incominci. Se dovesse essere “ovunque” non c’è problema, ti spiego tra poco come fare.

    Almeno 2 volte a settimana prendi la macchina e, mentre ti avvicini a quella zona, rievoca i 15 minuti di paura! Arrivato al punto in cui hai messo la X, prosegui e monitora la tua ansia. Appena arriva a un punto che ritieni appena prima dell'”insostenibilità”, fai questa cosa: guarda che giorno è, sommalo col numero del mese, e prosegui approssimativamente per quell’ammontare di metri. Così, se dovessi farlo oggi (18.01), dovresti proseguire per 19 metri (approssimativamente eh! Fai a occhio: non metterti a misurarli per strada con un metro!). A quel punto accosta un attimo, segna sulla mappa con una X il punto dove sei arrivato, e poi torna indietro.

    Anche questo dovrai farlo più volte e, anche qui, se sarai costante, dopo un po’ di volte che lo farai credo che avrai una piacevole sorpresa…

Stratagemmi svelati

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Come funziona la terapia breve per la paura di guidare.

Nei problemi in qualche modo legati all’ansia, tra l’80 e il 90% delle persone trova soluzioni grazie a stratagemmi di questo tipo. Niente esplorazione dell’inconscio, niente ricerca di conflitti interiori, niente viaggi nel passato o nell’infanzia della persona. Il tutto, solitamente, si risolve in una media di 5-6 sedute, e quasi sempre comunque mai oltre le 10.

Perché tecniche così semplici possono avere effetti così risolutivi?

Il punto principale sta proprio in ciò che ci siamo comunicati finora. C’era un bel libro chiamato “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo“. Finché farai cose che ti comunicano che sei un “pollo”, anziché un’aquila, non andrai lontano. Tutto ciò che farai sarà “distorto” dalla percezione di essere un pollo. Prim’ancora, tutto quello che potresti fare non lo farai proprio in virtù di questa percezione errata. E ancora di più: è proprio questa percezione che alimenta i sintomi fisici dell’ansia. Metterai quindi in atto dei comportamenti di evitamento ed eviterai dei comportamenti funzionali, in un circuito che alimenta l’ansia

Le tecniche di terapia breve sono efficaci proprio per questo: non vanno a cercare conflitti nel passato, ma agiscono nel presente su percezioni e comportamenti distorti. Producono, cioè, dei primi piccoli cambiamenti, apparentemente irrisori, che però hanno l’effetto di produrre una prima piccola incrinatura in quel pattern disfunzionale. Una prima voce fuori dal coro che urla: “Ehi! Forse non sono proprio un pollo!”. Da lì, con la costanza, si riesce a togliere dai cardini quei blocchi che ti hanno impedito di fare ciò che puoi fare: cominciare finalmente a… guidare controcorrente.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
e Ipnosi

Riferimenti bibliografici

De Mello, A. (1990). Messaggio per un’aquila che si crede un pollo. Milano: Pickwick.
Directline
(3 novembre 2015). Amaxofobia: quando la paura afferra il volante.
(online)
Napoli, L. & Giannini, M. (2016). La paura di volare e la paura di guidare. Milano: Franco Angeli.

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