A cosa serve il dolore?

psicologo roma

Qual è il significato del dolore? (immagine da Freepik)

Perché dobbiamo soffrire? Penso che tutti vorrebbero evitare la sofferenza, ma farlo sarebbe uno sbaglio.

È vero, il dolore ci tocca intimamente, può fare diversi danni, alcuni anche irrimediabili. E nessuno vorrebbe confrontarsi con ciò che porta con sé.

Ma se lo evitassimo, se lo annullassimo dalla nostra vita (come se fosse possibile) sarebbe molto peggio. Perché il dolore ha uno scopo preciso.

In realtà ha più di uno scopo, ma oggi vorrei concentrarmi su un aspetto in particolare, che ritengo davvero vitale.

Le 4 emozioni di base

Chi ha visto il bellissimo Inside Out penserà che c’è un errore: “Le emozioni di base non erano 5?” si starà chiedendo.
Diciamo che, in generale, non ci sono accordi universali sull’argomento e in questo articolo farò riferimento a 4 emozioni fondamentali:

  • piacere
  • paura
  • rabbia
  • dolore

Se poi vuoi capire perché ne cito 4 e non 5, puoi leggere il mio articolo Inside-Out e le 4 (non 5) emozioni di base.

Già qui abbiamo messo una pietra angolare: se sono delle emozioni di base, allora sono fondamentali, non possiamo prescindere da esse. Resta comunque un interrogativo: a che serve il dolore?

Già, perché se il piacere ha uno scopo ovvio, la paura serve a essere attivi e all’occorrenza mettersi in salvo, e la rabbia è la risposta reattiva a ciò che ci danneggia, il dolore sembra restare uno sconosciuto.

Le mie lezioni di Krav Maga

Anni fa studiai il Krav Maga, un’arte marziale israeliana nota per la sua durezza. Gli allenamenti avvenivano spesso in contesti informali: il Maestro (oggi un grande esponente di questa disciplina in Italia) era un mio caro amico e spesso andavamo all’aperto ad allenarci, nei campi. A volte parte dell’allenamento consisteva addirittura nello spingere con le mani l’automobile per alcune centinaia di metri, lungo campi e strade sterrate. Esercizi degni del Maestro Miyagi di Karate Kid, insomma.

Ma l’allenamento che più mi è rimasto impresso è un altro.

Ci mettevamo a coppie, uno di fronte all’altro, ed eseguivamo un movimento meccanico: tenendo entrambi le braccia semi-tese davanti a sé, ciascuno doveva colpire con la parte interna di un braccio la parte esterna di quello del partner, e viceversa con l’altro braccio. I colpi non erano molto forti e la velocità era discreta, ma vi assicuro che dopo poche ripetizioni il dolore era notevole. Quando chiesi al Maestro a cosa servisse questo esercizio, la sua risposta fu: “Serve a rinforzare il callo osseo”.

Ora, ho qualche dubbio sull’esattezza medica di questa risposta, ma la sostanza rimaneva invariata: più a lungo facevi l’esercizio, meno dolore sentivi.

Rafforzare il callo del dolore

psicoterapeuta roma

Con il dolore possiamo diventare più forti (immagine da Freepik)

Questa è una funzione fondamentale del dolore, molto nota nella terapia breve e di cui ho parlato anche in articoli recenti: ogni volta che provi un dolore, rafforzi una parte di te.

Ciò che ti ha buttato a terra ti ha messo nella condizione di doverti rialzare, di sfidare la gravita per tornare in piedi, sulle tue gambe. Puoi rinunciare, ma non puoi ignorare la sfida che il dolore ogni giorno ti pone.

Di recente spiegavo la necessità di non aiutare sempre i propri cari. Allo stesso modo, evitare un dolore, o arrendersi ad esso, vuol dire evitare di far maturare qualcosa di importante dentro di te.

La percezione del dolore

A cavallo tra il 2015 e il 2016 ho studiato come usare l’ipnosi nel controllo del dolore fisico. Una delle questioni più interessanti è che quel dolore non è composto solo dalla componente somatica: c’è sempre una componente emotiva e una componente cognitiva ad accompagnarlo.

Grandi persone, tormentate da grandi dolori, hanno dimostrato di essere più forti che mai, e ciò proprio grazie al proprio dolore: hanno, cioè, agito sulle proprie componenti emotive e cognitive. Le hanno usate come serbatoio di risorse.

Questo, in primis, significa non scappare dal dolore, non rifiutarlo, ma considerarlo parte integrante ed essenziale della realtà. Fa male, sì, ma lo farà solo prima di cominciare a smettere di farlo.

Affrontare il dolore

Il dolore, allora, va accettato e affrontato. A volte è un compagno. Spesso, quasi sempre, non passa mai: decanta. Come una cicatrice torna di tanto in tanto a ricordarci che lì c’era una ferita e che ogni tanto duole ancora. Ma sarà proprio il ricordo e la consapevolezza di quella ferita a renderti più forte, o addirittura immune, a quelle successive.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnosi

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