[Speciale Pensare Troppo]: pensare continuamente a una persona

psicoterapia roma

Un’illustrazione di Joe McDermott

Ti è mai capitato di pensare a qualcuno ininterrottamente, al punto di viverlo quasi come una presenza costante nei pensieri della tua giornata?

Nell’ultimo appuntamento dedicato al pensare troppo mi concentro su qualcosa di veramente particolare: pensare a un’altra persona.

L’argomento è vasto e i suoi confini potrebbero essere fin troppo vaghi, ma ci sono due situazioni su cui vorrei concentrarmi, che danno parecchio fastidio e che possono essere affrontate con un’ottima strategia.

Le situazioni sono queste: quando si è terribilmente arrabbiati con una persona e quando si pensa a lei con profonda tristezza.

Rabbia e tristezza

Rabbia e tristezza sono due emozioni fondamentali. Ne ho parlato nell’articolo dedicato a Inside Out (l’articolo leggilo qui, invece se non hai visto il film rimedia ora: è bellissimo, istruttivo e divertente… tutto in uno!).

Queste emozioni sono molto diverse, quasi agli antipodi, eppure hanno in comune un po’ di cose.
Una di queste?
Puoi essere tremendamente arrabbiato con qualcuno o tremendamente triste per lui. A volte persino per la stessa ragione.

Magari la tua ragazza o il tuo ragazzo ti ha lasciato, e tu puoi passare giorni e settimane e mesi a piangere e pensare a tutto ciò che di bello c’è stato tra voi, oppure infuriarti e scaraventare oggetti tutte le volte che il suo nome viene pronunciato.

Una cosa è sicura in entrambi i casi: ti è difficile togliertelo dalla testa.

 

E penso a te…

«Io lavoro e penso a te
torno a casa e penso a te
le telefono e intanto penso a te.
Come stai? E penso a te
Dove andiamo? E penso a te.
Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te.»

Così cantava Lucio Battisti nel 1970 e più o meno è quello che succede in questi casi.

A volte questi pensieri sono come le onde del mare sulla spiaggia: si affacciano e si ritraggono, e poi tornano e risfiorano la tua mente, e poi via di nuovo e poi di nuovo indietro. Un lento e continuo tormento, una nostalgia triste o ardente, che torna e vela e opacizza gli altri pensieri, lasciando ben pochi spazi liberi dalla sua presenza.

A volte tali pensieri sono invece come un vento fragoroso, che invade le tue giornate col suo frastuono e rende quasi irriconoscibile qualunque altro pensiero; come quando una persona ti chiama e tu, pur vedendola, non riesci a distinguere ciò che dice, impedito dal rimbombo di quell’unico, continuo pensiero.

Quale che sia la forma che assume il pensiero, una cosa è sicura: è fondamentale liberarsene, perché in questo modo non puoi continuare.

 

Caro amico ti scrivo…

scrivi-cosa-ti-dice-il-cuore-pennebaker

Ti interessa il libro? Clicca sulla copertina.

James Pennebaker è uno psicologo che ha studiato a lungo il potere della scrittura.

È incredibile quanto ci possa aiutare scrivere, tanto che non è raro che nelle mie sedute di terapia breve io consigli di farlo – non sempre e non a tutti, ovviamente, ma spesso scrivere si rivela utile per una gran quantità di situazioni (se vuoi avere un’idea clicca qui, dove ho parlato più approfonditamente degli studi di Pennebaker).

Nel suo libro Scrivi cosa ti dice il cuore, Pennebaker riporta i suoi studi e, in un linguaggio semplice e accessibile a tutti, svela i segreti delle sue scoperte.

Ma a te come può essere utile la scrittura?

Bene, senza volerla spacciare per il rimedio a tutti i mali, scrivere quando il pensiero riguarda una persona – o più di una – è spesso davvero utile.
Però va fatto nel modo giusto.

Lettere di rabbia e di dolore

Ecco come.

Quando il problema è che provi una forte rabbia verso qualcuno, oppure un profondo dolore per via di quella persona, devi fare così:

Prenditi un momento per te, magari verso sera, prima di metterti a dormire, o proprio mentre sei a letto, disteso verso il tuo cuscino – o in qualunque altro momento e luogo sia più comodo per te.
Prendi un bel foglio di carta tra le mani e una penna, blu o nera. Poggia la punta della penna in alto a sinistra, e comincia a scrivere: “Caro/a…”.

A quel punto lascia andare i tuoi pensieri e la tua mano, senza controllo. Scrivi di tutto, lascia che le parole fluiscano come un magma ribollente che cola giù dai tuoi pensieri, lungo il braccio, verso la mano, e da lì giù per la penna, trasponendosi sul foglio. Senza limiti, senza censure, senza nemmeno controllo di ortografia, calligrafia o grammatica.

Lascia andare tutte le parole e tutti i pensieri: non censurarne nessuno. Che siano brutti, belli, aggressivi, d’amore, d’odio, di liberazione, di risentimento, pieni d’ansia, di affetti o di angosce; che parlino di momenti passati, presenti, futuri; di ricordi, di promesse, di progetti, di cose fatte, da fare o che non si faranno più.
Qualunque cosa ti passi per la testa riguardo quella persona, scrivila. Scrivi a lei, direttamente a lei. Scrivi tutto ciò che hai dentro, e non ti spaventare di alcuna parola che verrà fuori, per quanto forte, violenta o terribile possa apparire.

Vai avanti così, finché per quella sera non ti sentirai completamente svuotato. A quel punto, chiudi la lettera, riponila da qualche parte, e segui la regola fondamentale: non rileggerla mai. Questo è davvero fondamentale se vuoi liberarti dalla rabbia, dalla tristezza e dai pensieri per quella persona.

A quel punto mettiti a dormire, o torna a fare ciò che stavi facendo.

Tutto questo va ripetuto anche il giorno seguente, e quello appresso, per almeno una settimana.

E poi…

psicologo monterotondo

Riprendere a vivere senza quel pensiero oppressivo è la più agognata delle libertà.

E poi riinizia a vivere.

Solitamente quando si pensa continuativamente, ossessivamente a qualcuno – che sia per rabbia o per amore, per gioia o per dolore – si può arrivare quasi immancabilmente a un punto in cui la propria vita ruota attorno a quei pensieri, o a quella stessa persona, come una luna che non può mai distaccarsi e allontanarsi dal pianeta attorno a cui ha cominciato ad orbitare.

Scrivere è un potente mezzo, riduce la gravità dei pensieri, e quando questo avviene è più facile distaccarsi in modo sano ed equilibrato anche da ciò che non funziona nel rapporto – reale o solo pensato – con quella persona.

Se ti dai una chance, puoi ricominciare a vivere, riprendendo a cogliere ciò che la tua vita ti offre.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve,
Terapia a Seduta Singola

e Ipnosi

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Riferimenti bibliografici

Pennebaker, J.W. (2004). Scrivi cosa ti dice il cuore. Milano: Erickson.

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