Depressione: la rivincita delle terapie lunghe? Forse no…

psicologo roma

Le terapie lunghe sono migliori di quelle brevi?

Le terapie lunghe sono meglio di quelle brevi?
Secondo il Guardian sì, secondo qualcun altro no.

Chi?
Tu.

Io odio la polemica. Per fortuna amo la chiarezza.

Allora cerchiamo di capire meglio perché le terapie brevi sono meglio di quelle lunghe.

Facciamola breve, che ne dici? Direi in 3 punti essenziali.

 

Primo punto: ma di COSA stiamo parlando?

Sei un medico? O un poliziotto? O uno insegnante? O un lavoratore specializzato in un qualunque campo?
Hai mai visto una serie TV o un film dove c’è qualcuno che fa il tuo mestiere?
Se sì, saprai certamente una cosa: fa ridere.

Perché tu sai davvero come funzionano le cose, ma nella fiction la realtà è un po’ diversa (tipo queste super dottoresse scamiciate che escono dalla sala operatoria coperte di sangue e col rossetto acceso, il fard perfetto, la nuova acconciatura e gli occhi lucidi che dicono: “Non ce l’ha fatta”. Mentre tu l’ultima volta al Niguarda o al Gemelli ti ritrovavi in ben altra situazione).

psicologo monterotondo

Prima di dire che qualcosa è buono e funziona bisognerebbe sottoporlo a indagini accurate e non di parte.

Bene, adesso guarda un qualunque quotidiano online. Ogni giorno un miracolo!
Scoperto il gene per la felicità!
Inventata la pillola per il mal d’amore!
La terapia per far obbedire tuo figlio ai tuoi ordini è finalmente completa! (brrr…)

Ok, seriamente: le cose non stanno così.

Cioè, sai che ci sono le riviste scientifiche no? Sai quali sono i nomi? Ecco, se li sai, probabilmente non è una rivista scientifica. Perché quelle serie, a parte 2 o 3 (davvero, non di più) non le conosce nessuno, non se le fila nessuno. Ma è ovvio: io di trattori non so niente, quindi non ho idea di quali siano le riviste specialistiche sulle macchine agricole.

«Ok, taglia: tutto questo per dire che?»
Che ogni mese escono articoli scientifici con nuove scoperte. Solo che queste scoperte vanno convalidate dalla comunità scientifica internazionale (cioè altri scienziati devono ottenere gli stessi risultati), sennò è come dire che visto che una volta ho fatto buca mentre giocavo a golf, allora io sono Tiger Woods.

 

Secondo punto: ma di CHI stiamo parlando?

Allora, qualcuno ha pensato di dire che la lunga psicoanalisi è meglio di terapie più brevi.

Vuoi sapere perché?
Perché uno studio ha mostrato che la Terapia Cognitivo Comportamentale sembra non essere così efficace come sembrava sulla depressione, e uno studio ha mostrato che la Psicoanalisi invece lo è.  Ricordi l’esempio di Tiger Woods?

Detto questo, ci sono almeno 3 cose che dovresti sapere:

    1. La Terapia Cognitivo Comportamentale non è una terapia breve… Sì, è più breve della Psicoanalisi, e in realtà molti dicono che rientra nelle terapie brevi. A mio parere, quando andiamo a osservare una serie di criteri che caratterizzano le terapie brevi la TCC non li soddisfa quasi mai tutti. Quindi mi fa sorridere che qui e lì si leggano titoli alla “la rivincita delle terapie lunghe”.

    2. Lo studio che mostra l’efficacia della Psicoanalisi dice 4 cose simpatiche.
      La prima è che è stato condotto su un campione di 124 persone. Per carità, è interessante, ma andrebbe un pizzichino allargato prima di generalizzare, che dite?

      La seconda è che si parla di “depressione resistente al trattamento“, quindi da qui a dire che la Psicoanalisi è più efficace in generale ce ne vuole, dato che stiamo parlando di una sola categoria di problema (la depressione) e addirittura di un suo sottotipo (quella particolarmente resistente).
      La terza è che di queste 124, solo 11, dopo 6 mesi, hanno risolto il problema. Undici. Davvero.
      Ma allora che risultato avrebbe ottenuto la Psicoanalisi con questo specifico problema? Ecco la quarta cosa: semplicemente su queste 124 persone, 47 hanno avuto dei miglioramenti due anni dopo la fine del trattamento.
      Oh, lo giuro eh. Leggi qui.

    3. …mi sono dimenticato la terza cosa, ma tanto direi che basta così.

 

Terzo punto: tanto a decidere sei TU.

Sì, decidi tu.

Perché magari non lo sai, ma ci sono una marea di studi, una valanga proprio, che dimostrano che la maggior parte delle persone smette dopo 4-12 incontri (addirittura molti studi mostrano che tra il 20 e il 50% se ne vanno dopo 1 solo incontro). E non perché sono scontenti eh. Semplicemente i risultati maggiori si ottengono in quel lasso di tempo (altri studi mostrano che se di solito intorno all’ottavo incontro hai raggiunto il massimo che puoi ottenere da quella terapia – poi per carità, io stesso vedo alcune persone per più tempo, magari perché hanno bisogno di alcuni piccoli “aggiustamenti di rotta”, ma il grosso l’hanno fatto).

psicoterapeuta roma

Se le terapie brevi hanno successo è perché le persone lo decretano, preferendole e trovandole migliori.

Per avere un’idea puoi leggere un recente articolo del New York Times, tanto per rimanere in ambito divulgativo.

Ecco perché le terapie brevi vanno per la maggiore. Per definizione si attestano intorno alle 10 sedute. 20 nei casi più ostici. Con risultati che raggiungono percentuali notevoli. E lo fanno proprio sulla base che i risultati o si ottengono rapidamente, o difficilmente si ottengono.

Quindi il problema di un possibile ritorno di fiamma di una terapia che duri di più è piuttosto relativo.

 

«Quindi che faccio?»

Senti, non puoi chiedere a un venditore di mele qual è il frutto più buono. Io ho studiato per anni la Psicoanalisi (in particolare Jung) e poi ho scelto di formarmi nelle terapie brevi. A mio parere funzionano meglio. La pratica mi dà ragione. Gli studi pure. Che devo risponderti?

Come dico nel mio ebook Come difenderti dagli psicoesperti, cerca online, leggi un po’ di informazioni sul blog o sul sito dello psicologo che ti convince di più, e infine fai qualche seduta di prova: se dopo 2-3 mesi non vedi neanche un miglioramento, beh…

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Letture consigliate:
Nardone, G.
(2000). Psicosoluzioni. Milano: Ponte alle Grazie.
Nardone, G., Rampin, M. (2016). La magia del cambiamento. Milano: Ponte alle Grazie.

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