Storie: la paura di volare

psicoterapeuta roma

La paura dell’aereo è una delle più comuni oggi.

Le fobie non sono sempre uguali. Cambiano col tempo, col cambiare della società. Ad esempio, una delle fobie più diffuse fino a diversi anni fa anche nelle grandi città era la fobia dei serpenti. Ma oggi dove lo trovi un serpente in una grande città? In concomitanza con la sua diminuzione è invece aumentata la fobia dei piccioni… E ovviamente in paesi campestri, in cui l’incontro con i serpenti è cosa abituale, questa fobia praticamente non esiste.

Quindi non sembrerà strano che oggi, col cambiare delle abitudini, una fobia in particolare è ormai sempre più diffusa: la fobia dell’aereo.

Una storia tratta da Oltre i limiti della paura, di Giorgio Nardone (pp. 99-103), dà un’idea interessante di come ci si può liberare in tempi brevi di questa comune fobia.

Il caso è quello di un dirigente, costretto per lavoro a fare frequenti spostamenti in volo. In tutti i modi aveva cercato di evitarli, ma per sua sfortuna era piuttosto bravo e doveva fare viaggi continui per lavoro.

La cosa curiosa è che non si trattava di una persona paurosa, anzi.

«Questa è una situazione piuttosto usuale quando si affrontano monofobie specifiche. Ovvero nella maggioranza di questi casi, le persone che presentano il problema non sono persone con un tratto fondamentale di paura nella loro percezione della realtà, ma individui che hanno mantenuto quella determinata paura evitando di affrontarla in quanto non impedente allo svolgersi della loro usuale vita. Il dirigente dichiarò anche, di aver tentato negli ultimi tempi di prendere il toro per le corna, prenotando alcuni viaggi aerei per poi presentarsi all’aeroporto vivendo, però, poi la frustrante situazione di non essere stato in grado di salire sull’aereo. A tal riguardo egli riferì che si era sforzato di razionalizzare la sua paura, informandosi su tutte le possibilità di un incidente aereo, ma questo non aveva nemmeno lontanamente distolto dalla sua incapacità.»

Oltre a questo il dirigente aveva partecipato a un seminario per il superamento della paura del volo, tenuto dallo stesso staff della compagnia aerea. Risultato: niente da fare.

Per questo tipo di problema, in realtà molto comune e facile da risolvere, viene data una prescrizione ormai rodata, che consiste nel far “toccare il fantasma per farlo sparire”. In pratica si dà alla persona un compito che, pur sembrando strano, ha un’efficacia sorprendente. Si ricava uno spazio giornaliero in cui, per due settimane, deve concentrare le sue paure: evocare la paura per toccarla con mano. Infatti, come recita un proverbio Sufi, “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio”.

«Dopo due settimane, il nostro paziente tornò riferendo l’usuale effetto del rituale della peggiore fantasia: ovvero, durante la mezz’ora in cui giornalmente si era impegnato a immaginare le peggiori situazioni, egli non aveva provato alcuna forma di paura o di reazione ansiosa, anzi paradossalmente si era rilassato e talvolta persino addormentato.
[…]
Egli mostrò un deciso compiacimento a tutto ciò e mi chiese se, di conseguenza a ciò, per affrontare la paura sarebbe bastato pensarci di più volontariamente.»

Una tecnica simile può sembrare molto strana, ma in effetti fa parte di una tradizione di studi cominciati intorno agli anni ’50 (e in realtà con radici molto più profonde), che hanno mostrato come per vincere problemi irrazionali non è possibile certo adottare tecniche che usino la razionalità; altrimenti i seminari della compagnia di volo, o informarsi su internet a proposito delle statistiche di incidenti aerei, sarebbe sufficiente.

Un terapeuta che utilizza queste tecniche, che fanno per lo più parte del corpus di studi delle terapie strategiche, conduce la persona a riacquisire il controllo della propria vita, a rimettere le briglie al panico e, in casi come questi, a riprendere comodamente e tranquillamente l’aereo!

E il nostro dirigente?
Prese l’aereo più volte, seguendo le indicazioni del terapeuta, che a quel punto servivano soprattutto a consolidare i risultati. Addirittura, in uno degli ultimi appuntamenti, l’uomo «sorridente e divertito mi raccontò che nel viaggio di ritorno aveva persino aiutato una signora terrorizzata, la quale seduta accanto a lui, durante il rollio e l’inizio della accelerazione dell’aereo, aveva manifestato evidenti espressioni di panico. Raccontò che egli cominciò a parlare con la signora e suggerì a lei di prestare attenzione insieme a lui, agli indicatori di paura di altri individui attorno a loro, così facendo e parlando di quello che vedevano, egli condusse la signora ad azzerare la sua reazione di panico.»

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Giorgio Nardone – Oltre i limiti della paura (BUR)

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