Il decalogo dello studente strategico

psicoterapeuta monterotondo

Dieci consigli per uno studio efficace

La scorsa settimana ho recensito Come non farsi bocciare a scuola, un ottimo libro di Matteo Rampin e Farida Monduzzi per lo studente strategico che vuole apprendere tecniche e tattiche per ottimizzare l’anno scolastico (ma anche il percorso universitario, dato che alcune strategie, a mio parere, si possono applicare anche in quell’ambito).

Oggi voglio attingere nuovamente a quel libro, per mostrarvi quello che i due autori chiamano il decalogo dello studente strategico.

Si tratta di dieci suggerimenti, che come faccio solitamente vi riporto qui di seguito commentandoli:

  1. «Non cercherai scorciatoie.» Gli autori ricordano una realtà essenziale: la mente umana funziona per economia, cioè per risparmio di energie. In altre parole, cerca scorciatoie. Quindi per molti il primo impulso è quello di fare in modo, di fronte a nuove cose da apprendere, di cercare scorciatoie. Pensate che molti blog, tra cui il mio, cercano di facilitare questo processo con degli accorgimenti particolari, come mettere il grassetto in punti chiave in modo tale che il lettore possa “saltare” da un punto all’altro avendo un’idea generale di ciò che c’è scritto nell’articolo (questo viene fatto, almeno dal sottoscritto, anche per il fatto che le statistiche mostrano che il 50% dei lettori online non legge tutti gli articoli da cima a fondo, quindi mettere i grassetti in modo strategico permette di accogliere e accompagnare questo stile di lettura). Tuttavia, se per dare un’occhiata incuriosita la cosa può andare, i due autori ricordano saggiamente che «quando si tratta di imparare qualcosa le scorciatoie non servono a nulla»: se vuoi imparare, ti devi applicare. Altrimenti fai prima a prenderti una pausa.
  2. «Punterai a 10 per ottenere 7.» Molti studiano per prendere il famigerato “6 politico”. Il problema è che quando ti prepari per qualcosa dovresti tenere a mente che, nel momento della prova, interverranno altri fattori: ansia da prestazione, il malumore del prof., la domanda che proprio non ti aspettavi… Spesso puntare al minimo non funziona. Se proprio devi metterti sui libri (perché, ricordiamocelo, se vuoi prenderti un brutto voto nessuno può impedirtelo) fallo con l’idea di cercare di apprendere al meglio per ottenere il massimo dei voti: se poi capiterà qualche disavventura, avrai sicuramente limitato i danni.
  3. «Spegnerai il cellulare, internet & co.» Con buona pace di chi si infurierà per ciò che sto per dire, il multitasking non funziona. Addirittura alcune ricerche sostengono che, di fatto, non esiste; nel senso che non esiste la capacità di fare contemporaneamente più cose mantenendo per ciascuna un alto livello d’attenzione. Se dedichi il 70% della tua attenzione a una cosa ti rimarrà il 30% per qualunque altra cosa. E se fai cinque cose insieme, non potrai che dedicare il 20% di attenzione ciascuna. In realtà l’attenzione è un po’ più fluida, nel senso che se fai cinque cose insieme potresti dedicare in un certo momento il 40% a una e il restante alle altre, per poi diminuire l’attenzione dedicata a quella cosa e aumentarla per le altre. Ma, ad ogni modo, un fatto rimarrà immutato: non puoi dedicare il 100% dell’attenzione a una cosa se ne hai altre che ti distraggono. Inoltre l’attenzione ha una curva d’incremento. Significa per massimizzarla devi fare come se volessi aumentare la velocità con un’automobile: parti dalla prima, ingrani la seconda, arrivi alla terza, metti la quarta, e solo infine sei in quinta. Se la spezzi costantemente per controllare Facebook o WhatsApp (o per fare qualunque altra cosa) non riuscirai mai a raggiungere la piena velocità.
  4. «Ti costringerai ad avere poco tempo.» Non ti va di studiare? Obbligarti non ti servirà a nulla: finirai per stare sui libri per ore senza assimilare niente. Datti un tempo limitato oltre il quale non puoi più studiare. Per esempio, quando torni a casa dalle lezioni ti darai solo quarantacinque minuti di tempo per studiare, superati i quali non potrai aprire più alcun libro. In quei quarantacinque minuti puoi anche scegliere di fare tutt’altro, ma l’obbligo dev’essere che, superato quel tempo, non dovrai assolutamente più metterti a studiare. Questa è una tecnica mutuata dalla terapia strategica, che uso personalmente in molti casi con grande successo. Provare per credere.
  5. «Ti eserciterai a scrivere.» Con carta e penna. Nel mondo di WhatsApp e di Twitter siamo ormai abituati a scrivere in digitale e con poche parole. Male. La scrittura carta&penna, e in generale “scrivere” (contrapposto al “digitare”), è prezioso per il nostro cervello, per la nostra mente e per la nostra personalità. Non sto a de-scrivervi tutti i perché, ma sappiate che perdere l’abitudine a scrivere (ripeto, non a “digitare” due o tre frasi di senso compiuto) significa perdere un’abilità. Come allenarsi? Il caro, vecchio, utile “Diario” è un’ottima chiave – peraltro terapeutica.
  6. «Carpirai il più possibile in aula per risparmiare fatica a casa.» Dormire in aula significa non essere svegli (carina questa… me lo dico da solo). Prima di tutto perché è il modo migliore per farsi un nemico (il prof. che poi dovrà interrogarvi), ma soprattutto perché poi a casa dovrete fare il doppio del lavoro. Ovviamente non si riesce ad essere sempre attenti al 100% durante una lezione, sia per fattori personali che per esterni a noi (distrazioni, compagni fessi e professori lessi), ma avere comunque un po’ più che “una vaga idea” di quel che si sta dicendo è meglio che tornare a casa, aprire il libro e pensare: “Boh…?”. Inoltre, lo sforzo cognitivo di cercare di capire quanto si sta spiegando è una risorsa: allena i processi di ragionamento. Certo se uno preferisce rientrare nella categoria dei “compagni fessi”…
  7. «Mangerai e dormirai “con testa”.» Non fai mai colazione? Male. Non è che devi fare colazione “perché si usa così”. Devi farla perché il tuo cervello “va a glucosio” (e a un altro po’ di roba che non puoi trascurare). Dire, magari con un sottile vanto, “Io non faccio mai colazione” è un po’ come dire, con un altrettanto sottile (ma più evidentemente inspiegabile) vanto, “Io non faccio mai benzina”. Quindi l’auto la tieni parcheggiata in garage? Può essere un’ottima strategia per ridurre le emissioni globali, ma se la giornata ti richiede di fare qualche migliaio di chilometri (mentali), a piedi non andrai molto lontano (e comunque per andare lontano, a piedi, devi comunque mangiare!). Dall’altro lato, ovviamente, evita di appesantirti, soprattutto dopo pranzo e prima di metterti a studiare! La Formula 1 ci insegna che un serbatoio troppo pieno non è performante.
  8. «Eviterai i manuali di tecniche di apprendimento miracolose.» Non esistono. Ragazzi, ragazze, signori, signore, su questo insisterò fino alla noia: per ottenere risultati si deve sudare. Lo so che il web è strapieno di straordinarie storie che strabordano strepitose strategie… ma è tutta fuffa. Tutta. Ora, esistono, questo sì, una seria di tecniche e tattiche: le stiamo vedendo proprio in questo articolo! Ma non sono miracolose! Sono frutto di ingegno, applicazione, ricerca e… studio!, tanto per cambiare. Chi promette risultati facili con sforzi minimi, o mente sulla minimalismo di tali sforzi, o sulla facilità dell’ottenere risultati, o sul fatto che quei risultati si ottengano davvero! Studiarsi certe drittate (che, guarda caso, sono sempre a pagamento – oppure sono gratuite, ma danno poche informazioni e per ottenere qualcosa in più occorre, presto o tardi, “sganciare”) vi fa perdere l’unica cosa che nessuno al mondo vi rimborserà mai: il tempo.
  9. «Se non va, non va; quando interrompere e dedicarsi ad altro.» A volte perdere una battaglia è il modo migliore per vincere una guerra. Non ti riesce di studiare? Hai applicato il punto 4 di questo decalogo e non ha funzionato? Fermati. Come direbbe Mika: “Relax, take it easy“. Perché insistere quando il corpo e la mente ci stanno urlando a squarciagola “Fermati!!!”? Fallo. Fermati. Fatti un giro (a piedi, non su internet), esci con un amico, disegna, cucina… insomma, fa un po’ quello che ti pare ma non studiare. Tanto non serve. Non è il momento giusto. Non ci stai con la testa. Meglio fermarsi e tornare al libro più tardi, quando potrai.
  10. «Inizia adesso!» Naturalmente, che ciò non diventi una scusa per procrastinare. E, più in generale, ricorda la regola aurea su cui gli autori di Come non farsi bocciare a scuola tornano spesso nel loro libro: comincia a studiare ora.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Per approfondimenti:
Rampin, M., Monduzzi, F. (2012). Come non farsi bocciare a scuola. Milano: Salani.

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