Libri di Terapia Breve – Come non farsi bocciare a scuola

Come non farsi bocciare a scuola

Ti interessa questo libro? Clicca sulla copertina.

Titolo: Come non farsi bocciare a scuola
Autore: Matteo Rampin, Farida Monduzzi
Editore: Salani
Voto: stellastellastellastella
Difficoltà: bollinoverde

 

 

Volevo recensire questo libro qualche mese fa, quando l’ho letto per la prima volta, ma poi ci ho ripensato.

Perché?

Perché da buono stratega qual è, Matteo Rampin non propone un libro per salvarsi in extremis da un’imminente bocciatura, ma un insieme di suggerimenti pratici e strategici per condurre un anno scolastico di successo e di aiuto per lo studente.

Diciamocelo chiaramente: gli studiosi non vengono sempre premiati.
E diciamoci anche un’altra cosa: nemmeno i creativi.

Che significa?

Significa che a volte puoi essere un grande studioso, uno di quelli che passa veramente le giuste ore sui libri (o magari anche di più), ma questo non ti garantisce i voti e il successo che meriteresti. Oppure magari non sei uno di quelli che si “ammazza di studio”, sei il classico ragazzo che “è intelligente, ma non si applica”, e la via nemmeno per te è in discesa.

Com’è possibile?
Se studio non dovrei prendere buoni voti? E se sono intelligente, com’è possibile che ho la media del 6-?

Potremmo trovare tante risposte a queste domande, ma Matteo Rampin e Farida Monduzzi sembrano sintetizzarne una molto incisiva: ti manca una strategia.

Quando frequentai l’università scoprii solo alla fine del mio percorso di laurea il metodo di studio più adatto a me, e da quel punto presi sempre e solamente voti dal 30 in su. Peccato che mi mancavano 4 esami… e che ne avevo già dati 66.

Studiare non è solo una questione di… studio.
Per esempio, mangiare mentre si studia può essere una pessima idea. Come ci ricordano gli autori, il tuo cervello, già impegnato a memorizzare il testo, si impegnerà anche a organizzare la tua mano nel movimento di prendere le patatine dal sacchetto e portarle alla bocca, e nell’attivare i processi digestivi necessari*.

Non solo.
In che modo è meglio studiare? Ci saranno decine di possibilità: sottolineare, ripetere a voce alta, fare riassunti, prendere appunti a lezione, disegnare schemi, essere da soli o in compagnia, farlo dopo pranzo o prima di cena…

Da qui si può fare una considerazione importante e cioè che studiare, come detto, non significa automaticamente “andare bene”. Ansie, timori, metodi sbagliati… questo e altro influisce sull’andamento scolastico.

Come non farsi bocciare a scuola diventa perciò un libro utile, un piccolo ricettario, che ti permette di prendere in considerazione tutto ciò che va oltre il semplice “leggere e ripetere”, consapevole che

a) “leggere e ripetere” è la conditio sine qua non (cioè, se non studi non passi l’anno/esame, c’è poco da fare), e che

b) oltre a quello hai bisogno di strategie che ti semplifichino il lavoro e che smussino tutte le difficoltà di contorno.

Naturalmente Rampin e Monduzzi prendono in considerazione tutti gli elementi del “sistema studio”. Per fare un esempio, su quali banchi pensi che cadano più frequentemente gli occhi del professore? Iniziare l’anno scegliendo l’ultimo banco in fondo all’angolo della classe è un’ottima strategia per comunicare “Attenzione! Qui c’è uno da tenere d’occhio!”. Anche in tal senso gli autori danno consigli pratici e aprono gli occhi su realtà semplici, sotto il naso di tutti, ma che a volte non ci si rende conto di quanto influenzino l’andamento scolastico.

Il taglio è ironico e leggero, in modo che il libro non risulti un altro testo da studiare! Veloce e semplice, il sottoscritto ha trovato Come non farsi bocciare a scuola piacevole e utile – e, lo confessa, avrebbe voluto poterlo leggere una ventina d’anni fa.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnosi

Matteo Rampin, Farida Monduzzi – Come non farsi bocciare a scuola (Salani)

 

 

*alcuni mi hanno giustamente chiesto: “Ma allora usare la musica per concentrarsi meglio?” (come ho descritto in questo articolo). Prima di tutto, mangiare è diverso da ascoltare musica: il punto su cui faccio prestare attenzione in questo articolo è lo svantaggio del fare altro (prendere la merendina, scartarla, mangiarla pezzo per pezzo… oppure infilare ripetutamente la mano nel sacchetto di patatine) mentre la nostra attenzione dovrebbe essere tutta sul libro o sul compito. In secondo luogo, se mangi il sangue si concentra sull’apparato digestivo, mentre dovrebbe sostenere i processi cognitivi attivati dal cervello (hai presente la cicagna post-prandiale? Ti viene per questo motivo). In terzo luogo, l’articolo precedente parlava di tecniche di “motivazione”, non di “apprendimento”! E, infine, quello raccontato era un personale strumento di motivazione: tuttora quando ne parlo molte persone sgranano gli occhi dicendo: “Ma come facevi?!” :D

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