Storie: smettere di essere gelosi

Psicoterapeuta Roma

Una storia tratta dal libro “Correggimi se sbaglio”, di Giorgio Nardone.

“LEI: Com’è andata la giornata oggi?
LUI: Bene, ho avuto una giornata molto pensate come al solito, ma tutto è andato proprio bene.
LEI: Quante donne hai incontrato oggi?
LUI: Be’, come sai mi capita di incontrare molte persone ogni giorno, quindi anche alcune donne.
LEI: E ne hai incontrate di belle?
LUI: Non è così facile incontrare donne veramente belle.
LEI: Come al solito mi tieni nascosto quello che ti succede.
LUI: Cos’è che ti tengo nascosto? Ti ho solo detto che non è frequente incontrare belle donne.
LEI: No, tu mi dici così solo per evitare le mie reazioni. Hai sicuramente incontrato qualche donna che magari ti è anche piaciuta. Lo sai che quando mi nascondi le cose me ne accorgo sempre, e chi nasconde le cose è colpevole.”

Questo passaggio è preso dal paragrafo “Dalla gelosia alla fiducia“, tratto da un libro dello psicoterapeuta Giorgio Nardone, Correggimi se sbaglio, in cui l’autore mostra alcune tipologie di comunicazioni disfunzionali nella coppia (ne avevo parlato di recente, ricordi?).

La storia di oggi è proprio questo dialogo, con cui Nardone mostra il modo in cui si può arrivare a trasformare un tipo di interazione molto comune, quella con un partner geloso (in questo caso lei, ma è altrettanto frequente che le parti siano inverse), in qualcosa di diverso.

Lo scorcio di questa storia è decontestualizzato dal resto del libro, il quale spiega passo passo come arrivare a creare questo tipo di comunicazioni.

Una cosa che mi viene detta spesso, quando si parla di tecniche di comunicazione, è: “Ma è difficile, a me non viene spontaneo fare così”. Certo che no. Così come quando vi siete messi per la prima volta alla guida di un’automobile non vi veniva “spontaneo” manovrare il volante, premere tre pedali diversi, tenere d’occhio il contagiri (o ascoltare il motore) per sapere quando cambiare marcia, fare attenzione a tutto quello che accade in strada… Ma con qualche lezione di pratica tutto questo è divenuto via via più familiare, tanto che ora molte di queste cose (se non tutte) le fate naturalmente, senza prestarci attenzione, in modo spontaneo, appunto.

Non vedo perché nell’apprendere nuove modalità di comunicazione le cose debbano essere diverse.

Libro gelosia

La copertina di “Correggimi se sbaglio”.

Occorre esercitarsi, provare, vedere gli effetti, aggiustare… e come non ci avete messo dieci anni a prendere la patente, così non ve ne occorrono dieci per apprendere a comunicare con più efficacia.

Rispetto alla storia che leggeremo tra poco, infine, ci vogliono due piccole note.

La prima riguarda il fatto che a tratti la comunicazione sembrerà forzata e ridondante, e in parte è proprio così: non si tratta di una trascrizione di un colloquio avvenuto davvero, ma di una narrazione inventata partendo da interazioni comuni. Quello che penso sia l’intento dell’autore è di mostrare in modo esplicito tutta una serie di strategie descritte nel libro, dovendo perciò, necessariamente, forzare un po’ la mano al testo, in modo da renderle evidenti a chi sta apprendendo dalla lettura.

La seconda nota, invece, riguarda il contesto in cui si svolge la comunicazione. Seppure Nardone non lo esplicita, dobbiamo presupporre che si tratta di uno di quei casi in cui LUI effettivamente non è tipo da adottare comportamenti che, inequivocabilmente, confermano le gelosie della moglie: se fosse così, la poveretta avrebbe più che ragione nell’essere gelosa. Ci sono però tante situazioni in cui il partner accusato è, a tutti gli effetti, innocente, ma non riesce a dimostrare la sua innocenza. E inoltre, sempre riferiti a questo testo, chi accusa non è vittima di paranoie o problematiche severe: se così fosse sarebbe molto difficile venirne fuori da soli.

Vediamo allora come, in questa storia e con questo contesto, LUI cambia la comunicazione nei confronti di LEI, cosa che farà mutare l’interazione stessa.

“LUI: Perdonami, ma prima che cominciamo a litigare come al solito, posso chiederti alcune cose?
LEI: Certo.
LUI: Tu diffidi così tanto di me perché pensi che sono un maschio incapace di controllare i propri impulsi sessuali o perché pensi che sono una persona desiderabile che può essere vittima della seduzione di donne malintenzionate?
LEI: Se ritenessi che tu fossi un uomo senza freni non starei di certo con te; penso semplicemente che tu sia un po’ troppo sensibile al fascino femminile.
LUI: Tu pensi che io sono così sensibile al fascino femminile perché amo il bello e mi piace contemplarlo o perché, travolto dai miei istinti, mi lascio andare a viverli ogni volta che ne ho l’occasione?
LEI: Penso che tu ami il bello e che ti piaccia non solo contemplarlo, ma anche godertelo.
LUI: Correggimi se sbaglio: tu pensi che io sia una persona decisamente sensibile al fascino femminile, e questo è vero, e non mi sembra che sia patologico. Pensi anche, però, che potrei essere vittima della seduzione di qualche strega pericolosa, in quanto secondo te non mi piace solo contemplare ma anche godere fino in fondo del bello.
LEI: Sì, la penso proprio così.
LUI: Secondo te, quando tu mi stai così addosso, mettendomi sotto processo, mi fai provare di più il desiderio di contemplare e magari di cogliere il bello, oppure questa tua inquisizione mi tiene a freno?
LEI: Se mi ci fai pensare e mi metto nei tuoi panni, se una persona facesse la stessa cosa con me forse mi farebbe venire ancor di più la voglia non solo di contemplare ma di godermi «il bello».
LUI: Dal tuo punto di vista, quindi, continuare a sottopormi alle tue indagini giornaliere, che si concludono nei soliti litigi, mi spingerà a voler stare con te o a cercare altre cose?
LEI: Visto da questa prospettiva, certo, tutto questo non può che spingerti a cercare qualcos’altro.
LUI: Da quanto abbiamo concordato fin qui, sembrerebbe che tu mi stia così tanto addosso, sottoponendomi alle tue inquisizioni, perché ritieni che io sia una persona molto attratta dalla bellezza femminile e che possa quindi essere circuito da qualche brava seduttrice. E questo lo fai con lo scopo di tenermi a bada; però tu hai detto che, se ti venisse fatta la stessa cosa, ti provocherebbe ancor di più la voglia di trasgredire, e ti rendi conto che così facendo mi stai gettando fra le braccia di qualcun’altra. A forza di trattare uno da ladro, lo rendi tale.
LEI: Sì, me ne rendo conto se ci penso, ma lì per lì sono talmente angosciata e travolta dalla mia gelosia che mi viene da starti addosso.
LUI: A questo punto permettimi di farti una domanda un pochino cattivella. Dopo quanto siamo giunti a concordare sin qui, quando tu mi aggredisci con le tue domande indagatorie e con le tue sentenze, lo fai perché ritieni che sia la cosa giusta da fare, oppure perché in quel momento non riesci ad avere il controllo di te stessa e a fare quello che davvero vorresti fare?
LEI: Come ti ho già detto, prima e dopo so che sbaglio, ma sul momento non riesco a comportarmi diversamente.
LUI: Ma allora per risolvere il nostro problema dobbiamo ridurre la mia sensibilità al bello o rendere te capace di controllare i tuoi irrefrenabili impulsi?
LEI: Certo, adesso mi è chiaro che sono io che dovrei imparare a controllare i miei impulsi, perché altrimenti sarò io a farti cadere vittima della seduzione di un’altra.

A questo punto la situazione tra i due partner è completamente rovesciata: colui che prima era sotto processo, adesso non lo è più. La cosa più importante è però che lui non si vendica di lei sottoponendola allo stesso tipo di inquisizione, ma guida il dialogo in una direzione costruttiva per entrambi.”

Nardone, G. (2008). Correggimi se sbaglio. Milano: Ponte alle Grazie, pp. 62-64.

Questo esempio mostra un tipo di interazione disfunzionale (cioè che produce effetti indesiderati – conflitti, litigi, persino rotture e violenze) e un tipo di comunicazione funzionale che, interrompendo quel tipo di interazione, permette a un partner di evitare di fare il vendicativo (LUI), e all’altro di evitare di punzecchiarlo fastidiosamente (LEI): è infatti facile capire come sia proprio il circuito “vendicativo -> punzecchiattrice -> vendicativo -> …” (che potrebbe essere letto indistintamente anche a partire da “punzecchiatrice”) a mantenere l’interazione.

Per dovere di cronaca, il libro riporta diversi esempi, dove naturalmente i ruoli sono anche ribaltati. Infatti le tecniche esposte possono essere utilizzate da chiunque.

Per chi se lo stesse chiedendo, non affermerei mai che Correggimi se sbaglio sia “il libro che risolverà i vostri problemi di coppia”: nessun libro lo fa. Di sicuro, però, apprendere alcuni errori di comunicazione e i modi per evitare di farli è una strategia che può tornare sempre utile.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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