Ripetere frasi nella mente: la compulsione mentale

Psicoterapeuta breve strategico roma

Ripetere frasi, formule, preghiere e altro nella mente: la compulsione mentale

«E niente, succede che mi fisso su una frase. Magari qualcuno dice qualcosa, mia figlia per esempio, qualcosa del tipo: “Ciao ma’, ci vediamo più tardi” e io inizio a pensare: “Ci vediamo più tardi, ci vediamo più tardi, ci vediamo più tardi, ci vediamo più tardi…”, così, all’infinito. A volte penso che potrei andare avanti per ore.»

A chi non è mai capitato almeno una volta di ripetersi mentalmente una frase? Qualcuno magari addirittura fino allo sfinimento?

Se in sé per sé la cosa può essere più diffusa di quel che pensiamo, può essere un problema quando diviene eccessiva: anzi, compulsiva.

Avete presente il film Qualcosa è cambiato, in cui uno spettacolare Jack Nicholson interpreta uno scrittore assoggettato al suo disturbo ossessivo-compulsivo? Tra le prime scene vediamo l’attore lavarsi ripetutamente le mani utilizzando per pochi secondi una saponetta nuova, per poi buttarla via così com’è, praticamente integra, e prenderne un’altra.

Solitamente, quando si parla di compulsioni, pensiamo a questo: mani lavate ripetutamente, rubinetti del gas controllati innumerevoli volte, porte chiuse e riaperte un numero prestabilito di serie e così via.

Ma la compulsione può essere anche un’azione mentale. Cioè una ripetizione di frasi, o anche formule o preghiere (naturalmente non quelle che rientrano nei comuni riti religiosi), che vengono reiterate per sedare l’ansia, o più nello specifico per prevenire/propiziare qualcosa, o anche per riparare ad eventuali effetti negativi.

Psicoterapeuta breve strategico Monterotondo

La ripetizione mentale può avere almeno 3 funzioni: prevenire, propiziare e riparare

Esempi?
Si può ripetere mentalmente una formula, preghiera, filastrocca o quant’altro prima di uscire di casa, perché così si ci si sente protetti dai ladri.

Oppure si può ripeterla prima di ogni esame, convinti che se non lo si farà andrà male.

O, ancora, si può farlo dopo aver commesso un’azione che non andava fatta, o dopo che è capitato qualcosa che non doveva capitare, convinti che così potremo smorzarne o eliminarne gli effetti nefasti.

In realtà, dobbiamo dire, non sempre si è necessariamente “convinti” che la ripetizione mentale produrrà l’effetto desiderato.

Da un lato, infatti, ci sono quelle situazioni, molto comuni e diffuse, in cui queste ripetizioni vengono fatte “senza crederci troppo”. Possono essere quelle situazioni in cui uno dice: “Lo so che non serve a niente, però… che mi costa farlo? Mi fa sentire più tranquillo”. Situazioni, definiamole meglio, in cui la persona non è schiava della formula: questa non è diventata ancora compulsione – e magari non lo diverrà mai.

Dall’altro lato, invece, ci sono situazioni in cui la persona non può davvero farne a meno: deve recitare la formula, pensare il pensiero, ripetere la preghiera ecc.

Anche qui, può avere diversi livelli di consapevolezza. Per esempio, potrebbe sapere che quell’azione mentale non serve davvero a prevenire/propiziare qualcosa, o a riparare a un danno, però non può farne a meno: ripeterla va semplicemente contro la sua volontà. Oppure, a un livello più serio, potrebbe pensare che se non attuerà la sua compulsione probabilmente accadrà ciò che teme, o non accadrà ciò che desidera. O, infine, a un livello decisamente più grave, può esserne del tutto convinta: ripetere farà accadere ciò che si aspetta, preverrà ciò che teme o riparerà dagli effetti nefasti. Inutile dire che in quest’ultima situazione possono rientrare anche (se pur non sempre) delle condizioni di pensiero vicine al delirio o francamente deliranti (per chi se lo domanda, però, sentire le voci è un’altra questione).

Ripetere frasi nella mente

La psicoterapia strategica ottiene ottimi risultati con le compulsioni mentali senza l’ausilio di farmaci

Ma come liberarsi dalle compulsioni mentali?

Se la ripetizione è arrivata a un certo livello di intrusione, se cioè invade parecchie aree della nostra vita, o comunque è stabilmente presente in quei momenti specifici, la soluzione migliore è la psicoterapia.

«E i farmaci?»
Possono essere utili, ma la terapia breve strategica per i disturbi ossessivo compulsivi ha dimostrato di saper lavorare nella maggioranza dei casi senza l’ausilio di psicofarmaci.

Quando invece il livello è ancora basso, si può cercare di evitarne la diffusione, sia tentando di lasciar cadere il pensiero senza rinforzarlo, sia provando, al contrario, a “distorcere il rituale”. Ad esempio, se è una formula mentale, si può cambiare qualche parola, si può tentare di ripetere la frase al contrario, o si può scriverla anziché recitarla mentalmente.

Potremmo dire che questa distorsione “rovina” il rituale mentale facendolo collassare su se stesso e portandolo velocemente all’estinzione. Se però questa semplice tecnica da sola non bastasse, allora è il momento di rivolgersi a uno psicoterapeuta.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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