Le pause di Sigmund Freud

Psicoterapeuta Monterotondo

La tipica giornata di Sigmund Freud.

Questa immagine gira da un po’ di tempo sulla rete: è la tipica giornata di Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi.

La fonte è il libro Rituali quotidiani. Da Tolstoj a Mirò, da Beethoven a Darwin, da Fellini a Marina Abramovic, da Proust a Murakami…, di Mason Currey, ed è interessante vedere com’era suddivisa: sveglia alle 7, colazione, quattro ore con i pazienti, un’ora di buco, pranzo, passeggiata per Vienna, consulenze e pazienti per altre sei ore, cena e pausa, e due ore e mezza dedicate a letture e scritture.

Sapete qual è la cosa che mi colpisce di più?
Sigmund Freud faceva un sacco di pause.

«Grazie, quello viveva nell’800, mica nella frenesia del nuovo millennio!»
Vero, oggi la società in cui siamo calati viaggia alla velocità della luce: a volte, se mi fermo e chiudo gli occhi, posso immaginare una miriade di lineette cinetiche, come quelle dei fumetti, ad esprimere la rapidità con cui tutto si muove attorno a noi.

Io uso molto la tecnologia: ho uno smartphone, sto scrivendo da un portatile, navigo tra social e applicazioni… La uso molto, ma non la amo molto. Semplicemente ci devo convivere e quindi cerco di farlo nel migliore dei modi. D’altronde, parafrasando Milton Erickson, in certi casi devi decidere se vivere con qualcosa che non ami, o nonostante esso.

Il problema, invece, sai qual è? La mancanza di adattamento alle nuove realtà.
Sigmund Freud aveva organizzato la sua giornata in modo da concedersi delle lunghe pause. Sicuramente non aveva un iPhone: figuriamoci, non sopportava nemmeno il telefono. Ma il punto non è che noi oggi abbiamo l’iPhone, il punto è che noi oggi sprechiamo il nostro tempo.

«Oddio, non stai mica per dirci di buttare i nostri cellulari, spegnere i computer e cose del genere?»
Assolutamente no: non è che si può reagire ai cambiamenti decidendo di “buttarli via”; si deve trovare il modo di cavalcarli.

rituali quotidiani

Il libro che parla dei rituali quotidiani di grandi menti.

Sai qual è una delle fonti principali di stress per l’uomo? I traslochi.
Parte è dovuto alla necessità di adattarsi a un nuovo ambiente, ricreare abitudini, collegamenti, ridondanze. E, come un trasloco, alcuni cambiamenti sono fonte di disadattamento per gli stessi motivi, divenendo a volte vere e proprie porte di ingresso per disturbi di natura ansiosa o umorale. Solo che in questo caso non siamo noi a spostarci, è il paesaggio a mutare.

Ora, cos’è che non cambia in tutto questo? La necessità di fare delle pause.
Sì, è una necessità. Sigmund Freud doveva saperlo bene: non puoi vedere pazienti per dieci ore e scrivere per altre due senza fare delle pause. E, cosa incredibile, avete presente quanta roba ha scritto Freud? Cioè, due ore al giorno e scrivi tutte quelle cose? Come si fa? Io un’idea ce l’avrei…

Quando ero studente guardavo con ammirazione alcuni mentori da cui apprendevo: li sentivo raccontare quanto fosse dura la loro giornata, quanto lavorassero, svegliandosi presto e andando a dormire tardi, con il lavoro sempre in testa, davanti agli occhi, tra le mani; il primo pensiero alla mattina, l’ultimo alla sera. Mi sembrava che producessero tanto, e credevo lo facessero nel modo più giusto e ammirevole.

Se oggi penso ancora che siano comportamenti da ammirare? Assolutamente no.
Le persone da cui imparo oggi – perché devi imparare a diventare mentore di te stesso, ma puoi farlo solo se sei disposto ad accettare che ci sarà sempre qualcosa da imparare dagli altri – sono persone realmente capaci di fare delle pause davvero intelligenti, come Sigmund Freud. Persone che non hanno perso di vista un elemento fondamentale della vita umana: il piacere.

Recentemente parlavo con un grande formatore, comunicatore e stratega italiano, che mi spiegava i modi che suggerisce ai manager che lo contattano per risparmiare tempo, e il perché è necessario.
Non puoi semplicemente sradicare il piacere dalla tua vita per fare spazio al dovere. “Prima il dovere, poi il piacere” può essere giusto, ma solo se quel “poi” non diventa un’astrazione, un imprecisato momento X non delineato nel tempo e nello spazio. E non può nemmeno trasformarsi in una perversione lavorativa che finisca per suonare come “Il mio dovere è il mio piacere”: potrai essere orgoglioso di te, ma sei certo di non aver barattato quell’orgoglio con notevoli quantità di benessere? Uno scambio iniquo.

Come disse Aristotele, lavorare serve a crearsi del tempo libero. Credo che il buon Sigmund Freud non sarebbe diventato il buon Sigmund Freud se non avesse suddiviso in quel modo le proprie giornate.

Terapia strategica Roma

Spesso chi lavora tanto non lavora necessariamente bene

«Quindi dici che per produrre bene si devono fare delle pause?»
Dico che un sacco di gente non le fa, e sembra che “produce bene”. Ma dico anche che un sacco di altra gente le fa, ed è certo che “produce bene”. E, in più, sicuramente vive meglio.
Dico, come diceva Seneca, che non è che non abbiamo tempo: è che ne sprechiamo molto.

E ora la domanda diventa: come facciamo a non sprecare tempo?
Prima di tutto, ci applichiamo. Non è che uno d’improvviso si sveglia e smette di sprecare tempo.

Detto questo, per non sprecare tempo bisogna organizzarlo. E qui potrei citare la nota storiella dell’uomo che afferma: “Un corso per imparare a gestire il tempo? Non ho tempo per questo!”. Seneca s’inseriva proprio in questo discorso: ci manca il tempo perché dobbiamo imparare a organizzarlo. E dire che non si ha tempo è un’affermazione quantomeno superficiale.
«Perché ‘superficiale’?»
Perché in fondo abbiamo dedicato tempo a imparare qualunque attività. Quando abbiamo iniziato a lavorare non è che abbiamo detto ai nostri superiori: “Non ho tempo per imparare a fare queste cose”. O quando stavamo sui libri non è che li chiudevamo dicendo: “Non ho tempo per studiarle, queste cose”.
Ci vuole tempo per apprendere qualunque attività, anche quella di organizzare il tempo – l’unica differenza è che questa ce ne farà risparmiare molto.

«E come faccio a organizzare il tempo?»
Beh, con un’agenda, tanto per cominciare. Con un’agenda, una To Do List e definendo le tue priorità.
Le tecniche in realtà sono molte, alcune le ho già discusse. Al di là delle tecniche, una logica di base è questa: assegna meno tempo del necessario ad ogni compito che devi svolgere.
«Cioè?!»

Devi scrivere un articolo? Sai che ci metti più o meno un’ora? Ok, datti solo 40 minuti per terminarlo.
«Ma se ci vuole un’ora!»
La verità è che lavorare in tempi ristretti è d’aiuto: sottrai spazio alle distrazioni, focalizzi l’attenzione solo sul compito, porti la mente a orientarsi sulle soluzioni anziché soffermarsi sui problemi. Uno sforzo concentrato è più produttivo di un affaticamento prolungato.

«Ma scusa, così non torniamo punto e a capo?»
Cioè?
«Questo concetto nasce come risposta a chi lavora senza pause finendo per produrre poco e male, per non saper più godere degli altri aspetti della vita e per sviluppare tutta una serie di problematiche. Ma lavorando riducendo il tempo di lavoro non finisco per stressarmi di più?»
Al contrario, è proprio qui lo stratagemma: il tempo risparmiato, quei 20 minuti rimasti quando hai terminato l’articolo (che, con la pratica, diventeranno poi 22, 25, 30…), lo dedichi a quei sani piaceri di cui hai bisogno, agli interessi da coltivare, alla creatività da sviluppare, alle passioni che altrimenti avresti lasciato spegnere come brace mai smossa.

detto fatto libro

Altro libro interessante per apprendere l’arte dell’efficienza.

Per altre attività, quelle che si possono fare immediatamente, il consiglio è di… farle immediatamente! Lo ha illustrato con estrema efficacia David Allen, nel suo noto libro Detto Fatto: è inutile rimandare cose che si possono risolvere in pochi minuti!

Inoltre considera questo: il cervello viene spesso paragonato a un computer, e cosa succede se avvii costantemente nuovi programmi sul computer?
«S’impalla…»
Esatto, diminuisci sensibilmente le sue prestazioni. Il cervello sarà sicuramente più plastico, ma è ugualmente soggetto a usura, ad affaticamento, a stress. E ci sono due cose che puoi fare: puoi far finta che non sia vero, o puoi trovare delle soluzioni.

E allora, comincia dal semplice: concentra il tuo lavoro in spazi dedicati e assicurati, come il buon Sigmund Freud, di dedicarne altre a delle pause intelligenti. Questo sarà il primo passo che ti permetterà davvero di lavorare bene e di vivere meglio.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Psicoterapia Breve e Ipnosi

Per approfondimenti:
Allen, D. (2001). Detto Fatto! L’arte dell’efficienza. Milano: Sperling & Kupfer.
Currey, M. (2016). Rituali quotidiani. Da Tolstoj a Mirò, da Beethoven a Darwin, da Fellini a Marina Abramovic, da Proust a Murakami… Milano: Vallardi.


P.S.
: il 7 novembre e il 5 dicembre terrò degli incontri gratuiti per parlare di psicologia, all’interno dell’evento “VenerdIcnos”. Per scoprire di cosa parlano e come partecipare (anche a quelli dei miei colleghi) clicca su www.facebook.com/icnospsicologia/events

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