L’uomo senza tempo

Terapeuta Monterotondo

Stai usando il tuo tempo per le tue priorità?

Agosto sta per chiudersi alle nostre spalle e molti stanno per riprendere le proprie attività – o hanno già iniziato a farlo.

Usciranno molti articoli, in questo periodo, sulla sindrome da rientro dalle vacanze (o post-vacation blues), a cui gli scorsi anni ho dedicato diverse righe (tra cui il mio articolo Ecco perché la “sindrome da rientro” non esiste (ed ecco due modi per superarla lo stesso).

Questa volta invece voglio raccontarvi qualcosa di diverso.
Un episodio che mi è tornato in mente durante queste vacanze.

Lui si chiama Mario, un nome inventato per un signore di bell’aspetto che si avvicina all’ottantina. Ha perso la moglie da un anno ormai, e ormai da un anno non riesce a trovare pace.

Ci sono tante cose che mi racconta Mario, cose che potete immaginare: il dolore per la perdita della moglie, il forte senso di solitudine, i figli troppo impegnati dalle proprie vite per poter prendersi cura di lui.
Ma c’è una cosa in particolare che mi colpisce. Una cosa che mi farà riflettere molto.

Nel lavoro da psicologo capita anche questo: impari dai tuoi clienti.
È frequente, continuo, e lo dimostrano le numerose dediche che professori universitari e autori di saggi fanno proprio a loro. Leggere i libri, confrontarsi con i colleghi, frequentare corsi, workshop e congressi… tutto questo è fondamentale e necessario per la formazione di un ottimo terapeuta, ma la pratica, l’immersione nello studio dello psicologo, il contatto e il confronto costante con chi viene a chiederti una mano è una fonte di esperienza unica.

Così c’è una cosa che mi colpisce di ciò che dice Mario. Non una cosa più importante delle altre o più utile a fini terapeutici. Anzi, per la sua situazione è forse irrilevante. Non mi trovo nemmeno di fronte a qualcosa di strano, di nuovo, di mai visto. È una di quelle situazioni che conosci, che sai di conoscere, su cui hai già riflettuto, ma che la situazione che stai attraversando – questo colloquio con questa persona così affranta – te la mette davanti agli occhi come fosse la prima volta.

Mario è venuto da me per superare il lutto per la perdita della moglie: sente di essersi fermato a un anno fa, quando uno dei peggiori mali gliel’ha portata via d’improvviso. E c’è una cosa su cui si ferma per un attimo, la cosa che mi colpisce e che si rivela con tutta la sua forza ai miei occhi: il suo rimpianto per le cose non fatte.

Avrebbe voluto portare la moglie in giro per il mondo: il suo lavoro lo impegnava molto e in cinquant’anni di matrimonio aveva fatto varcare le Alpi alla moglie solo una volta. Si era ripromesso che, appena andato in pensione, l’avrebbe portata all’estero almeno una volta all’anno, ma così non era stato.

L’avrebbe voluta far vivere in una casa più bella: la loro era carina e grande abbastanza, ma in una zona che non aveva nulla da offrire a una coppia anziana. Anche lì, la pensione sarebbe dovuta essere l’occasione per girare e cercare qualcos’altro, l’aveva fissata come una meta da raggiungere per poi “cambiare definitivamente vita” (in meglio), ma lui rimandò sempre, finché la moglie smise semplicemente di chiedere.

Ma con più rammarico, Mario afferma che avrebbe voluto dedicarle semplicemente un po’ più di tempo: portarla a cena fuori, al cinema (“Fintanto che c’erano film decenti”), a passeggiare nei parchi di Roma… Invece, anche qui, il lavoro e “altro” (un “altro” che nemmeno lui saprebbe definire e che, a guardarlo ora, gli sembra assolutamente inconsistente) si erano sempre messi di mezzo.

Ora non può più mantenere nessuna di queste promesse.

psicoterapia breve strategica

“Il tempo perduto non si ritrova più” (Benjamin Franklin)

In realtà Mario si sofferma appena un attimo su tutto questo, non gli dedica che cinque minuti, forse anche meno in tutto il nostro colloquio. Ma basta per piantarmi un chiodo fisso nella mente.

Sarà che Mario viene con una perdita e io ne vedo due: la moglie e il tempo trascorso, nessuna delle quali tornerà più. Mi vengono in mente le parole di Seneca: “Non è che abbiamo poco tempo, è che ne perdiamo molto“.

La storia di Mario è solo un pretesto, il suo problema ha riguardato tutt’altro e su tutt’altro abbiamo lavorato (benché il tema del “tempo perduto” è emerso più volte nel corso dei nostri incontri). Ma questo pretesto è stato l’oggetto per le riflessioni che, tra le altre cose, oggi hanno portato a questo articolo.

Il tempo è l’unico bene che non si può comprare. Possiamo rimandare qualcosa, ma in realtà stiamo mettendo tra questo momento e il momento in cui la faremo – se la faremo – dei granelli di sabbia che scendono lungo il buco della clessidra, da dove potremo osservarli, ma che non potremo più recuperare.

Una cosa che insegno quando lavoro con chi vuole organizzare la propria vita professionale (un problema decisamente non clinico, ma a quanto pare molto frequente) è la gestione del tempo. Spesso ci diciamo: “Non ho tempo per organizzarmi!”, eppure è proprio l’organizzazione che fa risparmiare tempo.

Ma prima c’è qualcosa di ancora più importante, che si esprime in una domanda che dovremmo porci di tanto in tanto: hai disposto le priorità della tua vita?

A cosa stai dedicando la maggior parte del tuo tempo? Cosa è incluso in esso? Cosa hai lasciato fuori? Cosa stai dimenticando?

A volte ci sentiamo costretti a fare qualcosa perché, ad esempio, “è ciò che mi fa mangiare”; eppure già più di due millenni fa Aristotele diceva che “lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero“.
Altre volte c’è qualcosa di più profondo, come una voce interiore che dice: “Non sei abbastanza”. Abbastanza bravo, abbastanza forte, abbastanza capace… E così rimandiamo o non facciamo cose importanti per noi (e per chi ci sta attorno) convinti dalle nostre stesse parole. Finché arriva il momento in cui non le potremo più fare.

Le situazioni immaginabili e descrivibili sono tante, di tanti tipi. Il tempo, è il fattore comune a tutte: una volta scivolato via, non ce lo restituirà più nessuno, e nessuno ci restituirà quelle che cose che avremmo potuto fare, e che non abbiamo fatto.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

4 thoughts on “L’uomo senza tempo

  1. Caro Flavio, trovo l’articolo molto interessante e come dici tu nel procrastinare le cose da fare mettiamo in fila tanti e tali granelli di sabbia che non ce ne rendiamo conto sino a quando in genere è troppo tardi.- E lo dico con cognizione di causa e io non riesco ancora a capire come fare a non mettere i sassolini di sabbia tra me e i miei doveri, me ne accorgo sempre troppo tardi o meglio me ne accorgo ma non riesco a fare niente per cambiare questo e chissà se un giorno troverò il modo di non “perdere tempo”.-
    Certo che razionalmente capisco che non è bene ma è difficile trovare la famosa chiave di vota per il famoso cambiamento.-
    Inoltre trovo il tuo articolo interessante anche dallo spunto da cui parti, mi hai fatto rivivere il periodo in cui ho perso mia madre e mi sono accorto che il tempo con lei era finito, era terminato e probabilmente senza che me ne accorgessi sin tanto che mi resi conto che o oramai vi era solo un metro o di terra, e nonostante l’esperienza vissuta non trovo ancora il senso e la voglia di sfruttare il mio tempo.-
    Ti ringrazio per avermi di nuovo dato il motivo di una riflessione molto personale ma pur sempre una riflessione, anche se non riesco a 41 anni ancora trovare quello scopo che da il senso al tempo che trascorre non ho ancora trovato lo scopo della mia vita….. ma secondo te lo troverò mai? Scusa volevo solo scriverti due righe per ringraziarti e dirti che ho trovato interessante il tuo articolo ma come al solito mi sono lasciato prendere la mano e per fortuna stasera ho capito non lo devo fare…..
    un saluto
    Stefano

    • Ciao Stefano, grazie a te per la bella condivisione.
      Mi chiedi se riuscirai mai a trovare lo scopo della vita… Parafrasando una riflessione di Matteo Rampin, a volte penso che lo scopo della vita sia trovare lo scopo della vita. O anche meglio: gli scopi. Avere obiettivi concreti, misurabili, realistici, tarati sui propri interessi, sulle proprie passioni, su ciò che ci piace – e se è difficile capire cosa ci piace si può sempre iniziare domandandosi cosa NON ci piace: verrà fuori comunque la chiara descrizione di una personalità.
      Ecco, capire quali sono i propri scopi e quali no è già uno scopo ammirevole, non trovi?

      Un saluto,
      Dr Flavio Cannistrà

  2. Ciao Flavio, la pausa estiva è finita e anche l’estate che poco c’è stata. Che bell’articolo, malinconico per certi versi e così tremendamente vero ! Il tempo non c’è lo ridà nessuno e noi troppo spesso siamo presi da “altro” questo maledetto altro. A me ha aiutato molto lo yoga, la meditazione, il fermarsi un attimo ed assaporare il momento presente. Ricordo 10 anni fa quando mia figlia era piccola piccola, vedevo le altre mamme che appena finita la maternità tornarono al lavoro di corsa, facevano bene per carità, ma io ho rimandato, ho fatto al contrario di Mario, ho iniziato a pensare che avrei perso i suoi momenti più belli, i suoi primi passi, i suoi giochi, che giorno dopo giorno sarebbero stati diversi, la scoperta, le sue espressioni. Nulla torna indietro, ad oggi anche se ho ancora problemi lavorativi, ma posso dire che ne è valsa la pena, perché io c’ero quando ha camminato per la prima volta e quando è caduta io ero lì a rialzarla, tutto ciò non ha prezzo !
    Credo che la cosa più importante che possiamo fare per chi amiamo, è dedicargli il nostro tempo e in quel tempo “esserci” .

    Un caro saluto
    Fiorella

    • Ciao Fiorella, grazie del commento. Sì certi temi, come il tempo, si prestano a certe emozioni più facilmente: d’altronde questo è lo studio dello psicologo, se non parliamo qui di emozioni dove farlo?
      Buon riinizio!

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