Vacanze in tempo di crisi (economica e personale)

Psicologo Monterotondo

Si può andare in vacanza in tempo di crisi? E se la crisi riguarda noi stessi?

La scorsa settimana sono stato intervistato da un settimanale della provincia romana: volevano delle considerazioni sul come e se andare in vacanza in tempo di crisi.
Ho pensato di riportarvi l’intervista, leggermente ritoccata e messa in forma di articolo.

Con questa inoltre il blog si prende due settimane di pausa: il prossimo appuntamento è per la penultima settimana di agosto.

E ora… buona lettura!

Dove andare in vacanza in tempo di crisi? E, soprattutto, è il caso di andarci?

La crisi ha ridimensionato la scala di valori delle persone, anche in modo drastico: basta leggere i recenti dati che mostrano come persino le spese sanitarie siano diminuite (-5,7%, secondo il rapporto di Unipol e Censis).
Quindi chi ha tempo – e soldi – per le vacanze?! Dopotutto non sono una necessità, no?
No, lo sono eccome.

Permettetemi di riportare due gruppi di studi.

Il primo riguarda quelli di Norman Cousins, un americano affetto da una spondilite anchilosante (una grave malattia reumatica) che, negli anni ’60, dopo che la medicina tradizionale aveva tentato di tutto senza successo, scelse di curarsi a dosi di vitamina C e… film umoristici. La “terapia” ebbe successo e Cousins divenne un pioniere nello studio degli effetti terapeutici del ridere (ne parla Marco Donati nel suo interessantissimo Riso Docet).

Il secondo gruppo di studi riguarda in realtà tutta quella vastità di ricerche che mostrano quanto corpo e mente siano collegati, con particolare riferimento alle connessioni tra stress e disturbi psicosomatici.

Perché questi due esempi?
Se stress e salute sono connessi, se addirittura l’umore arriva a condizionare in parte il nostro funzionamento psico-fisico, allora dobbiamo avvalorare quanto affermato poco fa: le vacanze sono una necessità.

Psicologo Roma

Le vacanze sono un problema per chi subisce la crisi economica, ma anche per chi vive una crisi “personale” per via di difficoltà e problemi

La crisi, come detto, sta mettendo tutti a dura prova, obbligando a cambiare aspettative, abitudini, comportamenti. Per molti, le storiche vacanze lunghe un mese sono, appunto, storia. Tuttavia, sottovalutare l’importanza dello “stacco” è un rischio.

Come una macchina che lavora incessantemente rischia di surriscaldarsi e finire fuori uso, allo stesso modo una persona che non stacca mai, che non dà tempo a corpo e mente di riposarsi, li danneggia entrambi.

Questo, paradossalmente, vale anche per chi non sta lavorando.

La vacanza, infatti, non è solo un modo per smettere di fare ciò che facciamo ogni giorno al lavoro, routinariamente, né solamente una parentesi dalla quotidianità. È anche, più in generale, un modo per coltivare nuovi stimoli, dare terreno fertile alla “forza interiore”, intesa come quell’insieme di affetti, motivazioni e pensieri che ci spingono a fare.

Essere senza lavoro per molti è più faticoso che lavorare incessantemente: la loro mente, infatti, è tutto il giorno, tutti i giorni, focalizzata sulla propria condizione di disoccupati, sulle comprensibili preoccupazioni annesse, sulla costante demolizione delle speranze. Questo è un affaticamento mentale costante e senza tregua, perché l’unica cosa che sembra poterlo placare è l’arrivo di un nuovo lavoro; ma più i giorni passano, più la speranza diminuisce, più le preoccupazioni aumentano. Di lì a poco, i pensieri si incancreniscono, le motivazioni soffocano, gli affetti si adombrano.

Più in generale, poi, lo stesso affaticamento lo vivono tutti coloro che stanno annaspando in un periodo denso di difficoltà, o anche segnato da un solo ma incisivo problema che invade la loro giornata e i loro pensieri. La vacanza, per loro, è spesso vissuta con angoscia: il problema si infila tra le valige e li segue; o materialmente, o semplicemente come preoccupazione di ciò che li aspetta al loro ritorno. Costoro, durante la vacanza, vedono costantemente proiettato davanti ai propri occhi il film delle loro preoccupazioni.

Terapia Breve Strategica Roma

“Staccare” è un bisogno a cui dobbiamo dare risposta

Le cose, quindi, sembrano stare così: abbiamo bisogno di staccare per poterci ricaricare, ma non possiamo farlo come vorremmo – o non possiamo farlo affatto – per via della situazione economica attuale o per via di problemi e preoccupazioni che come parassiti vivono attaccati ai nostri pensieri.

Come fare?
Dobbiamo appellarci al significato etimologico di “vacanza”: essere libero, senza occupazioni.

Vacanza non è necessariamente il posto esotico, né la classica dicotomia mare/montagna.
Vacanza è staccare dal quotidiano, dalla routine, da ciò che ci occupa giornalmente (che siano attività o pensieri).
Vacanza è crearsi degli spazi di diversità, sia temporali che fisici: dei momenti e dei luoghi che permettano alla mente di allontanarsi da ciò che per ciascuno di noi è ordinario, per risposarsi e rigenerarsi con nuovi e diversi stimoli.

In questa prospettiva, lo stacco può coinvolgere più sensi e abitudini possibili.
Chi lavora o vive abitualmente nello stesso luogo faccia una prova:

    1. programmi delle pause in cui cambiare stanza, in modo da vedere un ambiente diverso
    2. ascolti della musica (a meno che non lavori in un luogo con costante trasmissione musicale), in modo da cambiare “scenario acustico”
    3. beva un succo di frutta o qualcosa di diverso da ciò che beve durante il giorno
    4. se sta seduto si metta in piedi, passeggi, si stiri un poco
    5. e, infine, guidi la mente verso pensieri e operazioni lontane da quelle tipiche del suo lavoro o delle sue preoccupazioni

Questa non è una vacanza, ovviamente, ma è uno stacco, appunto, ed è il tipo di stacco su cui le vacanze (che siano di una settimana, un weekend o un giorno ogni tanto) devono essere impostate. Ci si da così la possibilità di creare a 360° un ambiente diverso, che aiuti a cambiare scenari, prospettive, routine… Un piccolo nuovo ecosistema, un paio di parentesi larghe a seconda delle proprie possibilità, ma create per liberarci per qualche momento dalle oppressioni quotidiane.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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