Si può controllare la paura?

Con la paura il controllo razionale è difficile

Con la paura il controllo razionale è difficile

L’ho detto diverse volte: quando hai paura il controllo razionale non basta.

Pensaci: se di fronte alla tigre coi denti a sciabola i nostri antenati si fossero fermati a dire “Mmm, cosa mi conviene fare, scappo a sinistra o scappo a destra?”, a quest’ora la nostra razza sarebbe digerita ed estinta.

La paura, come insegna un libro come Oltre i limiti della paura, è una sensazione fondamentale e pensare di “fregarla” con la razionalità equivale a pensare di vincere una guerra sparando petardi e miccette.

Ma, allora, come si fa a controllare la paura?

Prima di tutto partiamo da un presupposto: la paura è tua amica.

«Non mi sembra proprio.»
No? Eppure è lei che ha salvato i tuoi antenati dalla tigre di cui sopra. E ogni giorno salva anche te: ti mette in sicurezza, ti allerta quando c’è un problema, attiva le tue funzioni e velocizza le reazioni, permettendoti di reagire prontamente e anche in modo corretto. Senza paura saresti un totale spericolato, un sensation seeker privo però di qualunque accortezza e inibizione; ma, più in generale, saresti privo del più efficace sistema di allarme di cui disponiamo. Nella migliore delle ipotesi, finiresti nel giro di poche ore con qualche osso spezzato – magari quello del collo.

«Un po’ estremo…»
Sì, ma è vero. Senza paura saresti senza paracadute e, se anche amassi il rischio, nel momento in cui le cose vanno male, se non provi un po’ di paura non hai un Piano B.
 

Messaggi veloci

 

Nel suo libro Non c’è notte che non veda il giorno, Giorgio Nardone spiega in modo molto chiaro perché la paura è velocissima, più veloce della mente cosciente.

Il cervello attiva automaticamente un dispositivo di emergenza, la amigdala. Una volta attivata, essa invia l’equivalente di un bollettino che allerta tutte le altre strutture cerebrali. Il risultato è la classica reazione di paura: sudorazione delle mani, tachicardia, aumento della pressione sanguigna e una scarica di adrenalina. Tutto questo accade prima che la mente si renda conto di aver sentito o toccato qualcosa. Prima di sapere perché hai paura, tu la provi. (p. 22)

Il controllo razionale arriva sempre dopo la paura. Soprattutto, arriva dopo che il cervello e il corpo si sono attivati: mentre stai pensando a come fronteggiare ciò che ti spaventa, sei già in preda alla paura.

Quindi, si può controllare la paura?
Auguratamente, no. O perché finiremmo per inibire quella che è una sensazione importante, correndo i rischi di cui sopra, o perché potremmo finire in quelle spirali tipo il Disturbo Ossessivo Compulsivo, in cui le apparenti soluzioni adottate per scongiurare la paura sono peggiori della paura stessa.
 

Una mente rilassata

 

«Ma potrei esercitarmi, esercitare la calma e la serenità.»
Sì, è un ottima strategia e te la consiglio. Però, come scrive Nardone nel libro, è lenta e impegnativa. Non impossibile eh, anzi. Bisogna però applicarsi e c’è anche da dire che certe tipologie di persone (ad esempio quelle che, altrove, sono state definite come tendenti ad avere Comportamenti di Tipo A: impazienza, tensione, aggressività e altri ancora) avranno più difficoltà di altre nel riuscirci pienamente.

Lo psicologo permette di adottare strategie per gestire la paura

Lo psicologo permette di adottare strategie per gestire la paura

Ma soprattutto, la “mente rilassata” è una meta da raggiungere. Ci si può riuscire da soli o con l’aiuto di uno psicologo.

«In che modo?»
Beh, immagina questo: se sei una persona che tende ad agitarsi facilmente, o comunque a essere facilmente nervosa o ansiosa, è probabile che ciò sia dovuto a certe modalità di percepire le cose e di reagire all’ambiente che non fanno altro che aumentare il tuo nervosismo e la tua ansia.

«Cioè, in pratica ciò che faccio alimenta il mio stare sempre all’erta, o il mio essere sempre preoccupato o insicuro?»
Esattamente.

Da qui, uno psicologo ti aiuta prima a identificare quali sono questi comportamenti e atteggiamenti che rinforzano il circolo vizioso (come le cosiddette “tentate soluzioni disfunzionali“), e poi ti indica le strategie per abbatterli e sostituirli con altri, nuovi e più funzionali.
 

Un aiuto immediato

 

«Però dicevi che raggiungere una mente rilassata, cioè una miglior risposta a stimoli ansiogeni, è un percorso lento e impegnativo.»
Sì. Per lento non intendo dire che ci vogliano anni. Anzi, a volte basta un po’ di pratica. Piuttosto può essere difficile quando è un’abitudine di vecchia data, un nostro modo di porci. Ma anche lì, un buono psicologo riesce a indicarti le strategie migliori per cambiare quelle abitudini, e anche da solo puoi trovare e studiare diversi metodi per farlo: al limite ti ci vuole un po’ di più.

Il problema, però, sta proprio qui: come affrontare la paura nell’immediato. Se devi allenarti per una gara hai tutto il tempo a disposizione per arrivare preparato, ma se modelli la tua mente per affrontare preoccupazioni e paure quotidiane, continui a essere messo alla prova giorno per giorno.

La maggior parte delle volte questo non è un problema, piuttosto può essere una difficoltà. Ma in quelle situazioni in cui le prove giornaliere sono vissute come un carico eccessivo, che rischia peraltro di minare il percorso che ci dovrebbe portare a una mente più rilassata, c’è bisogno di un aiuto immediato.

«Un farmaco?»
Beh, spero proprio di no. Il farmaco mi sembra già eccessiva come soluzione, e in più è una non-soluzione, perché non ti insegna ad affrontare ciò che ti fa paura, ma semplicemente inibisce le risposte fisiologiche della paura.
«Sì, ma così io potrei affrontare quelle cose che mi preoccupano.»
Non è detto. Prima di tutto perché possono continuare a preoccuparti: semplicemente non provi l’attivazione fisica della paura. E in secondo luogo perché il rischio è quello di pensare che, per affrontarle, hai bisogno di un farmaco. È un po’ come se chi supera una gara pensa di esserci riuscito perché si è dopato.
 

Conclusioni

 

«Lo psicologo ci dà una mano anche in questo, cioè nell’immediato?»

Lo psicologo permette di adottare strategie per gestire la paura

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Tempo fa ho scritto un post che si chiama Perché non abbiamo (sempre) bisogno dello psicologo. Non c’è sempre necessità di rivolgersi a lui: a volte basta del tempo, a volte si può farcela con altre risorse, a volte ci sono altre guide da cui iniziare (per esempio io ho scritto un ebook dove raccolgo una serie di articoli e strategie dal titolo Le forme dell’ansia, che può iniziare a darti un’utile panoramica – lo trovi nella sezione E-Book).

Lo psicologo serve quando si è arrivati a un momento di impasse, di blocco. Come con qualunque altro problema, abbiamo tentato, abbiamo provato con le nostre risorse, abbiamo cercato altre soluzioni… e solo a questo punto decidiamo di rivolgerci a chi ha studiato per farci risolvere quello specifico problema.

Per la paura vale lo stesso: disponiamo di molte risorse utili, interne ed esterne. Quando queste non bastano più, un sostegno temporaneo ci permette di riscoprirle e potenziarle, apprendendo nuove strategie efficaci.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Per approfondimenti:
Nardone, G.
(2001). Oltre i limiti della paura. Milano: BUR.
Nardone, G. (2003). Non c’è notte che non veda il giorno. Milano: Ponte alle Grazie.

 

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