Affrontare gli insuccessi

La paura di non farcela a volte diventa il preludio per la disperazione

La paura di non farcela a volte diventa il preludio per la disperazione

Quanti di noi hanno paura di non farcela?

Paura di non essere in grado. Paura di fare una brutta figura. Paura di non essere all’altezza. Paura di dover abbandonare le proprie idee perché incapaci di sopravvivere al confronto con la realtà.

Eppure l’insuccesso è una costante della vita e, paradossalmente, è esattamente ciò che ci serve per poter riuscire.

Come diceva Robert Kennedy: “Solo chi ha coraggio di affrontare i grandi insuccessi, può ottenere grandi successi“.

Lo psicologo evolutivo Jean Piaget, studiando la psicologia del bambino, scoprì una cosa molto interessante: i bambini scoprono la realtà manipolandola.
«Che significa?»
Significa che non si fanno un’idea a priori di com’è il mondo. Semplicemente agiscono nel mondo, osservano e toccano e usano le cose che hanno attorno, e solo grazie a questa interazione si costruiscono un’idea di come funzionano.

Ora, immagina le prove ed errori a cui vanno incontro: ma è proprio grazie ad esse che imparano come funzionano le cose. Lo stesso, in realtà, avviene successivamente, nella vita dell’adulto.

Il costruttivismo radicale, una filosofia molto utile per l’agire in modo pragmatico, ha mostrato che agiamo sempre in base a delle credenze, a delle convinzioni, al modo in cui pensiamo che le cose siano e debbano andare (se vuoi approfondirlo ti consiglio questo libro).

"Vorrei ma non posso" è il mantra limitante ripetuto in molte situazioni

“Vorrei ma non posso” è il mantra limitante ripetuto in molte situazioni

«Quindi, in realtà, siamo diversi dai bambini.»
Diciamo che siamo un gradino più avanti: loro devono ancora scoprire il mondo, e lo fanno interagendo, vedendo i risultati delle loro azioni. Noi abbiamo già fatto queste interazioni, abbiamo già osservato certi risultati, e adesso agiamo in base a quei risultati.

Come dire: ho saltato un fosso di 3 metri, sono caduto, e ora non salto più i fossi di 3 metri.
Ma in tutto questo c’è un problema: sono io ad essermi dato un limite.

Se i bambini stanno ancora imparando, noi abbiamo già imparato molto. Ma poniti questo dubbio: forse ciò che hai imparato è sbagliato. O meglio: forse ciò che hai imparato è giusto solo da un certo punto di vista. Da altri punti di vista potrebbe essere scorretto, o semplicemente diverso.

«Sì, ma se salto il fosso e cado… cado!»
Ma il fatto che tu sia caduto una volta non vuol dire che cadrai sempre. E, soprattutto, è proprio il fatto di aver sbagliato che ti aiuta a capire come saltare meglio. Ricordi Edison? Sbagliò 9’999 volte prima di costruire la lampadina e disse: “Non ho fallito: ho solo trovato 9’999 modi per non costruirla”.

«Quindi devo tentare di nuovo? Col rischio di cadere ancora?»
No, devi saltare in un modo diverso. Oppure, meglio ancora, trovare un nuovo modo per andare dall’altra parte, anziché rinunciare ad andarci.

«Però a volte questo nuovo modo può non essere il migliore…»
Cosa intendi?
«Magari io non mi sento in grado di sopportare il confronto con gli altri, però mi ci devo confrontare per forza (magari per lavoro, o per altre necessità). E la mia soluzione diventa il… non so, diventare schivo, silenzioso, introverso… Non so se mi spiego.»
Perfettamente.
In questo caso hai trovato una soluzione che complica il problema. In questo caso si parla di “tentate soluzioni disfunzionali”, che anziché risolvere il problema lo complicano, o ne creano un altro. Della serie: riesco a saltare il fosso, ma con una fatica enorme, tale che lo sforzo per l’impresa supera il successo; oppure lo salto, ma arrivo dall’altra parte con una violenza tale da slogarmi le caviglie, per rimanere nella metafora.

«E allora che fare?»
Beh, tu sei già un passo avanti.
«Perché?»
Perché comunque, il fosso, lo salti. Ora il passo successivo è quello di non fermarti qui: devi trovare i modi per saltarlo senza farti male.
«Facile…»
No, non lo è, ma non è neanche così difficile. E una tecnica di cui ho già parlato, la tecnica del Come Peggiorare, può aiutarti in questo.

Il rischio, altrimenti, è quello di bloccarti, ma il tuo blocco è un’altra interazione con il mondo, esattamente come quelle dei bambini: scopri che bloccandoti le cose sono apparentemente più semplici, che tutto sommato può andar bene così, che in fondo tu, dall’altra parte del fosso, non è che ci vuoi proprio andare… e questo diventa un nuovo vincolo mentale che limiterà le tue azioni.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Libri consigliati:
Piaget, J., Inhelder, B. (1970). La psicologia del bambino. Torino: Einaudi, 2001.
Watzlawick, P. (1981). La realtà inventata. Contributi al costruttivismo radicale. Milano: Feltrinelli, 1988.


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