Migliorarsi con spirito critico: valutare il “miglioramento personale”

Psicologo monterotondo

Migliorarsi è un’arte. Farlo bene è una scienza.

Qualche tempo fa mi hanno fatto un regalo: un biglietto per il workshop di un famoso coach americano di fama internazionale.

Ho accettato volentieri: non amo quel mondo, non mi convince nemmeno un po’ e non l’ho mai seguito con troppo interesse. Ma ho pensato: “Se quel tipo è arrivato così in alto, qualcosa di interessante potrò apprenderla”. E lo devo confessare: è stato così, benché molti punti del mio scetticismo siano rimasti invariati (e altri sono addirittura peggiorati).

Poi, durante i giorni del workshop, una persona mi ha chiesto: “Cosa ne pensi? È bravo?”
“Sì” ho risposto. “Devo ammettere che è davvero in gamba.”
“E diresti a qualcuno che ha dei problemi di venire qui?”
E io: “Assolutamente no.

Partiamo da una premessa. Io sono d’accordo con chi ha detto che esistono 3 tipi di problemi:

  1. Quelli che puoi risolvere da solo, perché hai tutte le risorse necessarie
  2. Quelli per i quali hai bisogno di una piccola spinta, che ti aiuti a partire o a superare un piccolo intoppo
  3. Quelli per i quali serve uno specialista, perché le tue risorse sono bloccate o insufficienti

Per chiarire meglio il concetto cito spesso l’esempio dell’igiene orale:

    1. I denti ce li sappiamo lavare tutti, perché abbiamo imparato da piccoli come si fa
    2. Non tutti sanno che all’alito cattivo si può rimediare usando il filo interdentale, ma una volta che lo sai puoi andare avanti da solo
    3. Quando hai una carie… hai bisogno del dentista! Persino il dentista, se ha una carie, deve andare da un altro dentista

Ora, quand’è che uno di questi corsi, workshop, video, libri, ecc. è utile per risolvere un problema?
Risposta: quando questo rientra nel primo o al massimo nel secondo tipo di problemi. Col primo tipo ti potrebbe aiutare a migliorare le risorse esistenti o ad aggiungerne di nuove; col secondo tipo potrebbe darti l’avvio per sbloccarti.

«E col terzo tipo è inutile fare un corso?»
Guarda, sicuramente hai sentito qualcuno che aveva un “problema irrisolvibile” e, facendo quel corso, leggendo quel libro o vedendo quel video, l’ha risolto. Succede, però sono… casi eccezionali.
«Non funzionano?»
No, no, funzionano, ma… quanto? E in che occasioni?

Come detto, ci sono le occasioni in cui questi mezzi funzionano, perché appunto il tuo problema si colloca nelle prime due tipologie viste sopra. Poi ci sono “i miracoli“.
«Sarebbe a dire?!»
“I miracoli” sono quelle storie di persone che ti dicono: “Sono andato al corso del trainer Mario Rossi e mi ha cambiato la vita”.

Ora, occorrerebbe fare una valutazione critica di cosa significa “aver cambiato la vita”.

Occorre avere spirito critico per valutare i successi di un metodo

Occorre avere spirito critico per valutare i successi di un metodo

Prendiamo il caso eccezionale, il miracolo vero: una persona con un problema grave, uno di quelli per i quali hai bisogno di uno specialista, partecipa a uno di questi corsi e “guarisce”. Succede, non dico di no, anzi: sono sicurissimo che succede.

La mia domanda è: quanto succede?

Nel corso a cui sono andato tempo fa, quello per il quale mi hanno regalato il biglietto, ho sentito molte persone che erano lì per la seconda, terza, o anche decima (!) volta, e che dicevano che andare lì li aveva aiutati a risolvere un loro gravissimo problema.
«E non era vero
No, no, penso che fosse vero. Insomma, non mi sono messo a fare un’indagine, ma perché non avrebbe dovuto esserlo? La mia domanda, piuttosto, è un’altra: quante sono queste persone?

In un’aula con 5-6mila persone, se anche 500 hanno risolto un problema grave, stiamo parlando del 10% dei presenti.
Ora, ti ricordi la domanda che mi hanno fatto, di cui parlavo all’inizio?
«Quella dove ti hanno chiesto se avresti consigliato a qualcuno con un problema di seguire quel workshop?»
Esatto. Cosa dovrei rispondere? “Ehi Tizio, hai un problema? Segui questo workshop: hai il 10% di possibilità di risolverlo.”

Il concetto di “miglioramento personale” è un argomento essenziale per me, una continua ricerca interiore che passa per esperienze fatte all’esterno. Però, sarà l’impostazione datami dai miei studi, non deve mai mancare il senso critico. Come vedi, non ho mai detto: “Non fate quei corsi! Sono il male!”, ma ciò che va stimolato, secondo me, è la capacità di valutazione critica di ciò che si sta facendo e di come funziona.

È facile rimanere affascinati dai grandi successi, ma occorre capire perché sono diventati tali.
Uno dei pilastri della scienza è la replicabilità: la possibilità di ripetere i passi che hanno portato a un risultato, per vedere se quel risultato viene raggiunto sempre, se è stata una coincidenza, o se magari viene raggiunto in un numero così limitato di casi che occorre trovare soluzioni migliori, più efficaci ed efficienti.

So molto bene che questo articolo non piacerà ad alcune persone che si interessano di miglioramento personale, benché il mio non è uno schieramento antagonista, un voler esser contro, ma una critica al non esser critici. Oggi c’è una tale esondazione di informazioni che non possiamo più permetterci di credere a chi ha il sorriso più bianco: dobbiamo saper valutare chi ci sa aiutare davvero.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Libri consigliati:
Nardone, G.
(1998).
Psicosoluzioni. Risolvere rapidamente complicati problemi umani. Milano: Ponte alle Grazie.

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