Shopping Compulsivo Online: come curare la mania dello shopping

Psicologo Monterotondo

Lo shopping compulsivo non è così raro e internet ne ha potenziato la diffusione

Comprare, subito, velocemente, provando un’eccitazione incalzante nello scorrere le pagine del sito, fino al brivido piacevole di inserire i dati della carta di credito e cliccare su “Acquista”. Si punta l’oggetto sullo schermo, ci si innamora per un attimo e si sente di doverlo possedere.

Poi, una volta arrivato a casa, a volte viene messo “un attimo” da parte, un attimo che può diventare “per sempre”: spesso, infatti, nemmeno viene scartato.

D’altronde con lo shopping compulsivo non si desidera ottenere a tutti i costi un oggetto: si desidera comprare.

Tecnicamente si chiama Sindrome da Acquisto Compulsivo e sul DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) rientra tra i Disturbi del Controllo degli Impulsi. Ma questa problematica è conosciuta anche in altri modi: acquisto compulsivo, shopping dipendenza o, benché ormai meno usato, oniomania.

E oggi è più diffusa e viva che mai la sua sorella digitale: lo shopping compulsivo online.

 

Compulsione, ossessione o dipendenza?


Molti autori sono indecisi su come collocare questa problematica.

Come detto, è strettamente imparentata con la sua versione “dal vivo”, che rientra nei Disturbi del Controllo degli Impulsi. Il DSM ne descrive “l’incapacità di resistere a un impulso, a un desiderio impellente o alla tentazione di compiere un’azione“, caratterizzata da “una sensazione di eccitamento prima di compiere l’azione” e seguita da piacere e gratificazione durante l’atto, a cui possono seguire rimorso e senso di colpa.

Resistere è praticamente impossibile, perciò c’è chi assimila questa problematica a una vera e propria dipendenza di cui non si può più fare a meno, tanto che c’è chi ha coniato il neologismo shopaholism, un’unione tra shopping e (alc)oholism. E non tutti sanno che il titolo originale della famosa, divertente e psicologicamente interessante serie di romanzi I love shopping di Sophie Kinsella è in realtà Confessions of a Shopaholic.

Se però all’inizio il piacere accompagna l’acquisto, col tempo vergogna e imbarazzo si fanno strada e questo comportamento comincia a essere vissuto come indesiderato e problematico, tanto che alcuni autori trovano un parallelo con i Disturbi Ossessivo-Compulsivi, dove il rituale viene messo in atto per sedare una tensione spiacevole.

Altri libri, invece, parlano di dipendenze senza droghe, tra cui includono il gioco d’azzardo, la chat-dipendenza e, appunto, lo shopping compulsivo online e non.

Insomma, qual è la risposta?

 

La risposta è nel piacere


Alcuni autori hanno notato che spesso l’acquisto non scatta per sedare una sensazione spiacevole.

«Cioè non lo faccio per evitare un problema o una situazione difficile?»
All’inizio potrebbe anche essere così, ma si è visto che molte shoppers compulsive (parliamo al femminile perché è il sesso prevalente) una volta risolto il problema scatenante continuano a comprare compulsivamente.

Psicologo Roma

Per alcuni è difficile resistere al piacere di comprare.

«Perché?»
Perché gli piace.

Il piacere è una delle sensazioni base nell’uomo ma può anche diventare il trampolino di lancio per un disturbo (un esempio è il gioco d’azzardo e persino alcune forme di disturbi del comportamento alimentare).

Lo shopping dà piacere. All’inizio è anche possibile che lo metti in atto per sfuggire a un brutto momento, a periodi difficili o ad altri problemi, ma poi rischia di diventare un piacere che si mantiene da sé: continui a farlo perché ti piace e perché, nel frattempo, è diventato uno dei più grandi piaceri della tua vita, al punto di divorare la maggior parte degli altri.

«Per questo quando l’acquisto arriva a casa spesso non lo utilizzo…»
Esatto. Non compri per possedere l’oggetto: compri per il piacere di comprare. E online, naturalmente, tutto questo è anche più facile.

«Perché?»
Per tanti motivi, e in realtà le mie spiegazioni fin qui sono volutamente semplificate. In generale potremmo citare quanto sia facile vedere e comprare certi prodotti, ma alcune persone mi descrissero come l’imbarazzo e la vergogna diminuiscono per il fatto di non trovarsi faccia a faccia con commessi o conoscenti.

Inoltre immagina il piacere di sfogliare le vetrine di qualunque negozio del mondo, di avere a disposizione un centro commerciale virtuale infinito: l’entusiasmo e l’eccitazione possono raggiungere livelli massimi e Internet aiuta i meccanismi di disinibizione.

 

 

Guarire dalla mania dello shopping


Un piacere simile è un piacere incontrollabile, affamato, che vuole sempre di più e che non si sfama mai.

Psicoterapeuta a Roma

Se il problema invade la vita della persona lo psicologo è una risorsa preziosa.

A molti di noi può piacere comprare e… alzi la mano chi non ha mai comprato qualcosa che lì per lì gli sembrava utile o bellissima ma che poi, arrivati a casa, è stata abbandonata o usata al massimo un paio di volte.

Nello shopping compulsivo, e in particolare in quello online, la differenza è che questo comportamento viene messo in atto di continuo, o in periodi particolari: non è un comune atto sporadico, ma un continuo bisogno pulsante.

Se il problema continua da molto tempo è possibile che anche la famiglia della shopper sia intervenuta, ma spesso senza alcun successo, anzi, magari portando a casa solo liti e conflitti.

In questo caso, rivolgersi a uno psicologo è indispensabile per spezzare il circolo vizioso del piacere vorace che non si soddisfa mai. La terapia breve strategica, ad esempio, con queste problematiche ottiene risultati nell’80% dei casi, impiegando una media di 7 sedute.

Se si è all’inizio, poi, è possibile adottare alcune strategie per evitare che il problema frani e si rovesci nella nostra vita diventando un disturbo.
Ad esempio è possibile stabilire un budget giornaliero non cumulabile, oltre il quale non è possibile andare. Pian piano, se il problema si riduce, si può ridurre anche il budget. Oppure, quando il desiderio di acquistare bussa alla porta, si può caricare una sveglia a suonare mezz’ora più tardi, rimandando l’acquisto ad allora: non soddisfacendo il piacere impulsivo lì per lì, questo può sparire e non ripresentarsi.

Questi stratagemmi, è d’obbligo dirlo, possono funzionare solo in una fase iniziale, quando il problema non è ancora invalidante, e possono non essere adatti a tutte le forme del problema: il lavoro dello psicologo, dopotutto, è proprio quello di calzare le soluzioni migliori sull’unicità della persona.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Libri consigliati:
Kinsella, S. (2011). I love shopping. Milano: Mondadori.
Nardone, G., Cagnoni, F. (2002). Perversioni in rete. Le psicopatologie da internet e il loro trattamento. Milano: Ponte alle Grazie.
Pani, R., Biolcati, R. (2006). Le dipendenze senza droghe. Lo shopping compulsivo, internet e il gioco d’azzardo. Torino: UTET.


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