Sensation seekers: i cacciatori di sensazioni

Li chiamano "sensation seekers" e per sentirsi vivi hanno bisogno di emozioni forti

Perché c’è chi si butta da un ponte con un filo attaccato al piede, o chi sente la necessità di arrampicarsi a mani due su alte piattaforme rocciose – e senza alcuna protezione?

Li chiamano sensation seeker, cercatori di sensazioni, ma più che cercatori sono veri e propri cacciatori. Persone, uomini e donne, che hanno bisogno di pura adrenalina, provocata dalla novità e da stimoli intensi. In poche parole: dal rischio.

Chi sono i sensation seeker?
Il loro è un disturbo oppure no?

Adrenalina pura

Droghe, velocità, pericolo, corse, scalate, precipizi, sport estremi… Tutto va bene, purché sia adrenalinico. Il sensation seeker cerca sensazioni forti, che facciano battere il cuore, che facciano sentire vivi.

L’incolumità? Poco importa: c’è sempre la sicurezza di farcela. E si può fare man bassa di adrenalina anche nei momenti di “pausa”, con musiche d’impatto e film d’azione, feste movimentate e viaggi avventurosi. L’importante è non annoiarsi, vincere la staticità, sentirsi sempre attivo.

Il loro bisogno ne determina la filosofia di vita.

Un disturbo?

Il primo a parlarne fu Zuckerman negli anni ’70, ma non si tratta di un disturbo psichiatrico: tecnicamente è un tratto di personalità, una caratteristica stabile e (di base) sana del modo di essere di molte persone. Quindi, cercare delle sensazioni forti di per sé non è un disturbo e può anzi essere totalmente adattivo con certi stili di vita. Pensa per esempio a chi, per lavoro, si trova spesso in condizioni estreme o a fare vere e proprie avventure. Poi, in generale, molti adolescenti potrebbero essere definiti sensation seekers, ma la verità è che l’adolescenza è un momento in cui la personalità sta ancora definendosi, quindi sarebbe inopportuno mettere quest’etichetta.

disturbo borderline

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Quello che si è visto, semmai, è che alcune persone a cui è stato diagnosticato un certo disturbo di personalità spesso possono essere dei sensation seekers. Questo per esempio vale per il Disturbo di Personalità Antisociale o per il Disturbo di Personalità Borderline (sulla personalità borderline un buon libro è Gunderson & Hoffman, qui accanto), benché non è una regola, sia chiaro.

Marvin Zuckerman, in un suo recente libro sull’argomento, ha parlato di alcuni aspetti biologici e sociali che determinerebbero i tratti di personalità di un sensation seeker.

Più nello specifico sono stati individuati 4 tratti:

  1. Ricerca di tensione e avventura: si esprime nel bisogno di fare attività esterne, anche rischiose, che facciano provare sensazioni forti e nuove

  2. Ricerca di esperienze: il bisogno di provare esperienze sensoriali, mentali o anche sociali nuove, diverse dal solito, anche anticonformiste
  3. Disinibizione: la preferenza per attività “senza controllo”, come feste selvagge, bere estremo, promiscuità sessuale, ecc.
  4. Suscettibilità alla noia: intolleranza per situazioni (e persone) noiose e ripetitive

 

Un bene o un male?

Come detto, un sensation seeker può vivere tranquillamente la sua vita. Anzi, spesso sono quelle persone che aprono la strada, che creano nuovi percorsi lì dove sembra troppo pericoloso attraversare, permettendo a tutti di progredire e andare avanti. Tutto, naturalmente, dipende dalla capacità di gestione e controllo della propria vita e delle proprie azioni… che a volte può essere molto ridotta.

E per lasciarti con l’idea che, in fondo, può essere anche divertente, chiudo con un video che dà l’idea di chi può essere un sensation seeker.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve
Terapia a Seduta Singola

e Ipnosi

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Riferimenti Bibliografici

Gunderson, J. G. & Hoffman, P. D. (2010). Disturbo di personalità borderline. Una guida per professionisti e familiari. Milano: Springer.
Zuckerman, M.
(1979). Sensation Seeking. Beyond the Optimal Level of Arousal. Hillsdale, NJ: Lawrence Erlbaum Associates.
Zuckerman, M. (1994). Behavioral Expressions and Biosocial Bases of Sensation Seeking. Cambridge: Cambridge University Press.

 

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