Guardarsi dentro rende ciechi

Un bel libro che raccoglie il pensiero di Paul Watzlawick si intitola: Guardarsi dentro rende ciechi.

Psicologo a Monterotondo

A proposito delle resistenze al cambiamento, Watzlawick ebbe a dire che “La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni”.

È effettivamente così?
Possibile che uno dei più gradi terapeuti della storia, che Umberto Galimberti definì come «lo psicologo che meglio di tutti è riuscito a coniugare i problemi della psiche con quelli del pensiero», rifiuta di andare a guardare ciò che succede dentro di noi per risolvere i propri problemi?

Già, eppure non è così strano.

Quella di andare a scavare nel passato per risolvere i problemi psicologici è una teoria, non una verità.

«Ma è supportata da dati».
Vero, ma come ho spiegato nel mio libro Come difenderti dagli psicoesperti, altrettanti dati hanno dimostrato da decenni che gli stessi problemi si risolvono senza scomodare il passato e in tempi minori: su questo si trovano concordi persino scuole di pensiero differenti.

«Ma allora perché ancora si scava nel passato?».
Il discorso è lungo, ma diciamo che la comunità scientifica non si convince tutta all’unanimità degli ultimi risultati disponibili. Il che è un bene, dato che devono essere sottoposti a verifica, ma può portare anche a grandi resistenze, cosicché a distanza di oltre 50 anni dall’avvento di terapie che si concentrano sul presente – e che possono ottenere risultati anche in meno di 10 sedute – l’idea che queste possano soppiantare le prime non piace a molti. Anche se è più corretto dire che anziché soppiantarle si limitano a fornire soluzioni migliori e più efficaci per una serie di situazioni.

In più, noi non aiutiamo.
«Noi?».
Sì, la nostra cultura, il nostro modo di vedere e fare le cose. Guardarsi dentro alla ricerca di inafferrabili moti interiori che, svelati, sciolgano ogni difficoltà è un’idea talmente ambigua e affascinante che sopravvive se non altro per la sua forza evocativa.

Paul Watzlawick, e con lui le centinaia di studiosi che negli ultimi 50 anni hanno costruito strade migliori per la risoluzione dei problemi psicologici, capì che il fascino dell’archeologia mentale, lo scavare in profondità alla ricerca di improbabili verità risolutive, rischia di renderci come marionette dagli occhi rotti, costantemente rivolti all’interno, concentrati su ciò che è stato e poco attenti a ciò che è, a ciò che facciamo, a ciò che viviamo nel presente.

Ti propongo un esperimento: guarda quante volte, nella tua vita, hai risolto e risolverai delle piccole difficoltà o dei grandi problemi senza conoscerne la vera e ultima causa, ma più semplicemente per un cambiamento spontaneo o anche voluto di comportamenti e atteggiamenti. Mi piacerebbe se poi ne parlassi qui, per condividere le tue esperienze con noi.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Per approfondimenti:
Cannistrà, F. (2015). Come difenderti dagli psicoesperti. Roma: Firera&Liuzzo Publishing.
Watzlawick, P.
 (2008). Guardarsi dentro rende ciechi. Milano: Ponte alle Grazie.

 

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4 thoughts on “Guardarsi dentro rende ciechi

  1. Per molto tempo ho toccato ad occhi chiusi una zampa dell’elefante credendo che fosse una colonna cui potermi appoggiare con sicurezza e al primo movimento restavo senza sostegno, rischiando anche di finire stritolata….Poi mi sono ritrovata ad aggrapparmi alla proboscide, venendo sballottata a destra e manca, su e giù e per giunta morta di paura avendola scambiata per un grosso serpente…. Poi un giorno mi sono svegliata, ho aperto gli occhi, ho visto tutto l’elefante nella sua interezza, gli ho fatto un giretto intorno e, dopo averlo riconosciuto e apprezzato per quello che era, ho usato la zampa e la proboscide per salire sulla sua groppa e farmi portare dove io voglio! E’ una bella sensazione di potenza e verità! E la verità è sempre completa in se stessa. Sonia

  2. Interessante davvero e a saperlo prima mi sarebbe stato davvero utile, ma non è mai troppo tardi almeno spero :-)
    Dopo aver guardato il mio passato con la lente tipo sherlock holmes, ho deciso di cambiare strada e di seguire un percorso Gestaltico, basato sul “qui e ora” , lavorare immersi nel presente dando una forma, uno spazio e un luogo al proprio sentire corporeo e psichico e accorgersi di quanto siano strettamente connessi fra loro, quanto somatizziamo.
    Il tempo gioca a favore, i risultati anche e pensare che esiste chi addirittura si affossa così tanto nel passato da cercare le cause in vite precedenti per risolvere problemi attuali. Affascinante per carità, ma poco concreto.
    Condivido che quanto meno si dovrebbe provare prima un percorso più breve e concentrato sul presente, prima di intraprendere una terapia che invece può durare anni. Poi ogni caso fa storia a sé.
    Fiorella

    • Mi piace in particolare una frase che hai detto: “Affascinante per carità, ma poco concreto”.
      E sono d’accordo sul cominciare con una terapia breve: è sempre meglio iniziare con meno per poi, eventualmente, aggiungere complessità lì dove serve.
      (Anche se questo potrebbe portare qualcuno a pensare che la terapia breve risolva problemi poco complessi, quando è tutt’altro che così)

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