Recensione: la comunicazione non verbale

Psicologo a Monterotondo

Ti interessa questo libro? Clicca sulla copertina.

Titolo: La comunicazione non verbale
Autore: Marino Bonaiuto, Fridanna Maricchiolo

Editore: Carocci
Anno: 2009 (nuova edizione)
Voto: stellastellastella
Difficoltà: bollinogiallo

La comunicazione non verbale continua a mietere vittime. Se Lie To Me, serie televisiva interpretata da Tim Roth e supervisionata da Paul Ekman (il primo eccezionale attore, il secondo importante studioso dell’espressione – facciale – delle emozioni, riconosciuto come uno dei 100 psicologi più importanti del ventesimo secolo, e autore di successo di libri come Giù la maschera: come riconoscere le emozioni dalle espressioni del viso), ha riacceso ulteriormente la fiamma, aiutato da mentalisti e medici protagonisti del piccolo schermo, l’interesse per questa componente misteriosa del comportamento non è mai scemato. Misteriosa, sì, perché la comunicazione non verbale è bella, piace, ma soprattutto… è ambigua. E penso che proprio a questo debba il suo charme.

Ma se volessimo saperne davvero di più?

Se volessimo conoscere meglio i segreti della comunicazione del corpo (e della voce e dell’abbigliamento e di tutta un’altra serie di elementi che rientrano nell’etichetta “comunicazione non verbale”)? Be’, la strada è una e non è facile: bisogna studiare.

Da dove iniziare? Dai libri, naturalmente (almeno finché non aprirò una sezione dedicata alle recensioni di corsi e workshop). Il problema è che nel mare magnum di pubblicazioni sulla comunicazione non verbale rischiamo seriamente di affondarci e di non riuscire a tornare più a galla.

Quello che vi propongo quindi è un testo che coniuga la semplicità col rigore scientifico. Il titolo è chiaro (La comunicazione non verbale, tanto per fugare ogni dubbio sul contenuto) e le pagine poche (140, in formato tascabile), e gli autori sono due Professori universitari che masticano la materia da tempo. Il libro, infatti, è uscito dieci anni fa, ma i suoi contenuti sono tuttora validi e l’edizione del 2009 ne aggiorna e completa il quadro.

Comincia con le origini dello studio scientifico della CNV, per dare così una base solida a quanto si sta dicendo: niente chiacchiere da salotto, insomma. Dopodiché, si concentra su una classificazione del repertorio della CNV e successivamente delle sue funzioni: come definisce i ruoli e le relazioni, come rinforza la persuasione, come veicola le emozioni. Per i più esigenti, un capitolo è dedicato ai metodi di ricerca e di analisi della CNV, fino a chiudere con i campi di applicazione in cui si rivela utile.

La Comunicazione Non Verbale, seppure non sia pensato per tutti, è un libro semplice. Della serie: non ci trovi nulla di romanzato, ma la sua comprensione è piuttosto chiara. Io lo trovo un onesto punto di inizio, che evita qualunque spettacolarizzazione e dà un quadro realistico e molto preciso sull’argomento. Se poi le parti più dedicate a numeri e statistiche (che comunque non sono mai eccessive o improprie) ci annoiano un po’, possiamo sempre saltarle: la lettura non né risentirà affatto.

Soprattutto è un libro che ti permette di aggirare agevolmente tutte le fandonie che si sentono in materia di CNV, propugnate da sedicenti esperti che attirano le persone con l’illusione di farle diventare smascheratori seriali di bugie semplicemente dando un’occhiata a un sopracciglio inarcato o a un sorriso abbozzato.

Se hai un interesse già avanzato, o se ti sei sempre chiesto cosa ci sia di vero dietro le tante chiacchiere sulla comunicazione non verbale, questo agile libretto è sicuramente un ottimo calcio di inizio.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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4 thoughts on “Recensione: la comunicazione non verbale

  1. La comunicazione non verbale è la base della comunicazione autentica, con il corpo non riusciamo a mentire. Si può simulare o recitare, ma ci sono dei segnali che un osservatore esperto e attento riesce a decifrare. A mio modesto parere leggere e studiare sull’argomento può essere utile, ma prima di tutto bisogna sperimentare, sentire, è fondamentale l’osservazione fenomenologica, ovvero osservare il fenomeno senza dare un giudizio o un’interpretazione propria o peggio preconfezionata. Faccio un esempio: ” in una conferenza l’ultimo che entra decide di posizionarsi in fondo alla stanza” . Come possiamo interpretare ciò? Sarà timido? Era a disagio perché aveva fatto tardi? Queste sono interpretazione personali, basate sulla nostra esperienza e sulla proiezione che facciamo di noi stessi sull’altro. L’osservazione fenomenologica per questo dev’essere priva di giudizio, il fenomeno va riportato all’altro semplicemente come lo si vede ovvero :” ho notato che ti sei seduto in fondo”. L’altro magari, non è affatto timido e ci risponde per concludere l’esempio:” Si è vero mi sono seduto in fondo, perché ho visto che c’era la finestra aperta e sono raffreddato”.

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