Ecco perché la “sindrome da rientro” non esiste (ed ecco due modi per superarla lo stesso)

Psicologo a Monterotondo e a Roma

Superare la stress da rientro (anche se non esiste)

Attenzione: se sei andato in vacanza sei a rischio!
Da qualche anno, a fine agosto, ne parlano tutti i TG e i giornali: la post-vacation blues (o post-holidays blues o post-travel depression, o in italiano sindrome da rientro dalle vacanze) pende sulle nostre teste come una preoccupante incudine.

Ma è davvero così?

Di cosa stiamo parlando?

Innanzitutto spieghiamo di cosa si tratta. La sindrome da rientro è un insieme di sensazioni negative dovute al ritorno da un periodo di vacanze e, a sentire le voci che corrono, più sono state lunghe le ferie, più intenso sarà il disagio.

Come si manifesta?
Essenzialmente si provano sintomi quali:

  1. Fiacchezza
  2. Perdita di appetito
  3. Nostalgia per il periodo appena trascorso
  4. Umore depresso
  5. Irritabilità

L’ennesima bufala mediatica?

Ecco la cosa bella: tutti parlano di questo “nuovo” disturbo ma nessuno cita le fonti. Ma noi siamo un po’ più scettici e, come disse un illustre anonimo, di Dio ci fidiamo, ma tutti gli altri devono presentarci dei dati.
Così, sono andato a studiarmi la letteratura internazionale, per vedere se esistono ricerche correlate.

La verità? Nessuna ricerca scientifica conferma questo disturbo. In pratica non ci sono studi specifici sulla “sindrome da rientro”, al massimo una serie di ricerche che, collateralmente, indagano anche gli effetti del rientro dalle vacanze.
Quindi, attualmente, la post-vacation blues è soprattutto un fenomeno mediatico, più che una sindrome che preoccupa i clinici. Anzi, studi più sistematici (sebbene, come detto, non specifici), come quello di Jeroen Nawijn del Centre for Sustainable Tourism and Transport di Breda (Paesi Bassi), non hanno trovato prove di questo famigerato disturbo.

«Ma esiste! Cioè, a me è capitato di stare male al rientro dalle vacanze.»
Sì, ma tra il dire che qualcuno può provare sensazioni negative al rientro dalle vacanze, e parlarne come se fosse un grave disturbo psicologico c’è una differenza evidente. Voglio dire, a tutti sarà capitato delle volte di avere un senso di pesantezza dopo mangiato, ma nessuno ha pensato di soffrire della “sindrome da stress post-pranzo“; oppure molti saranno tristi alla partenza di un proprio caro per un lungo periodo, ma nessuno si sognerebbe di definirlo “disturbo dell’umore da separazione temporanea“; allo stesso modo in cui non parliamo di “anoressia” se qualcuno non mangia per un paio di giorni, né di “depressione” se piangiamo la morte di un genitore per qualche settimana.

«Quindi quello che vuoi dire è che certe sensazioni, sentimenti, atteggiamenti, comportamenti ecc., sono normali e che non dobbiamo trattarli come se fossero indice di un disturbo
Sì. Peraltro le ricerche scientifiche mostrano che, la maggior parte delle volte, al ritorno dalle vacanze benessere e salute sono cresciuti; e comunque è più che normale (“normale”, quindi “non patologico”) che qualcuno non sprizzi felicità da tutti i pori in vista del rientro al lavoro. Aristotele, d’altronde, già aveva chiarito che: “Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero”.

Che poi, se una cosa è certa è che la “felicità” è una dimensione complessa, data da più fattori: se torni dalle vacanze e sei infelice non significa che è “il ritorno” a renderti tale; può darsi, ad esempio, che una serie di fattori negativi della tua vita che in vacanza hai potuto trascurare adesso ti si ripresentino alla porta.

Superare lo stress da rientro anche se non esiste

«Ok, il concetto mi è chiaro: essere tristi perché le vacanze sono finite è del tutto normale
Esatto.
«Rimane una questione in sospeso, però
Cioè?
«Come faccio a vincere quelle sensazioni negative, se le provo?.Psicologo Monterotondo»
Ottima domanda: attraverso due semplici accorgimenti mutuati dalla terapia breve.

Prima di tutto considera una cosa: dato che è un fenomeno normale, non devi fare qualcosa di straordinario.

L’ingrediente segreto è uno: distrazione. La maggior parte dei dolori più comuni (come quelli intercostali o muscolari) passano semplicemente non ponendoci attenzione e aspettando che il corpo faccia il suo dovere. Se stai di continuo a fissare la tua attenzione su quanto ti fa male qualcosa, credi che la tua situazione migliorerà o che peggiorerà? E credi che ci metterà più o meno tempo a risolversi spontaneamente?

Quindi, prima regola fondamentale: pensa e fai altro, magari le tue faccende più leggere e le cose che generalmente ti danno piacere.

Il secondo accorgimento è più specifico: prenditi tempo prima di tornare ai ritmi quotidiani. Non è un mistero che in vacanza, solitamente, i ritmi con cui fai le cose cambiano: niente sveglie, niente scadenze, niente obblighi e doveri; ci sono per lo più piaceri, svaghi e relax. Ricominciare la vita precedente, che sia frenetica o meno, è un cambio che può risultare destabilizzante.

È un po’ come ascoltare Mozart per un’ora e, d’un tratto, venire sconvolti da un’incalzante assolo punk rock: magari il punk rock ti piace pure, ma l’improvviso cambio di scenario può destabilizzarti. Stessa cosa per il binomio vacanza-lavoro.

Sarebbe utile che, prima di riprendere a lavorare e a metterti assiduamente sulle cose che facevi prima delle ferie, ti prenda qualche giorno per riabituarti. Ad esempio, se hai tre settimane di ferie, l’ideale sarebbe stare effettivamente in vacanza 16-17 giorni, per poi tornare e dedicarti nei rimanenti 4-5 giorni a riprendere, gradualmente, le attività quotidiane. Quando, alla fine delle ferie, ricomincerai il lavoro, l’impatto sarà più dolce e sereno.

Ci sono poi una serie di trucchi collaterali, di piccole strategie per rendere più idonei questi 3-4 giorni prima del ritorno ai ritmi quotidiani.
«E quali sono?
Prima di questo dovremmo chiederci: idonei a chi? Online troverai tantissime strategie: scrivi un diario sulle vacanze oppure su quanto ti senti affranto; concediti ogni sera un gelato o un caffè fuori casa; fai lunghe camminate o semplici attività sportive; guarda le foto da solo o in compagnia e rivivi i bei momenti trascorsi… Su quei siti trovi una smisurata quantità di suggerimenti che in realtà ci conferma una cosa sola: nessuno di loro sa veramente quale sia la strategia migliore.

Poco male, in realtà.

psicoterapeuta roma

Un libro per imparare a superare lo stress.

Come accennato, l’eventuale comprensibile malessere post-vacanza riguarda soprattutto la necessità di adattarsi ai nuovi ritmi, per evitare il brusco passaggio Mozart-punk. Guardare le foto, concedersi un gelato, fare camminate e tutte le varie strategie non sono nient’altro che dei modi per fare stretching, per evitare di saltare dall’acqua calda a quella gelida: non importa come lo fai, l’importante è che ti abitui gradualmente al cambio. A questo scopo, qualunque spunto può andar bene, purché sia il migliore per te.

Se vuoi un punto di inizio, ti posso consigliare il libro di Dale Carnegie Come vincere lo stress e cominciare a vivere, che in generale affronta il problema dello stress dando degli spunti interessanti.

Tu hai già in mente cosa potresti fare? O magari hai già una serie di cose che fai al rientro delle vacanze per abituarti? Lasciami un commento qui sotto, per condividere le tue strategie.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Riferimenti bibliorgafici
Chen, Yi, Purdue U. (2011). The Effect of Vacation on Travelers’ Subjective Well-being. In Dissertation Abstracts International: Section B: The Sciences and Engineering, Vol. 73(9-B) (E).
De Bloom, J., Geurts, S., Kompier, M. (2012). Effects of Short Vacations, Vacation Activities and Experiences on Employee Health and Well‐being. In Journal of the International Society for the Investigation of Stress, Vol. 28(4), pp. 305-318.
De Bloom, J., Geurts, S., Kompier, M. (2013). Vacation (after-) effects on employee health and well-being, and the role of vacation activities, experiences and sleep. In Journal of Happiness Studies, Vol. 14(2), pp. 613-633.
De Bloom, J., Kompier, M., Geurts, S., De Weerth, C., Taris, T., Sonnentag, S. (2009). Do We Recover from Vacation? Meta-analysis of Vacation Effects on Health and Well-being. In Journal of Occupational Health, Vol. 51, N. 1, pp. 13-25.
Nawijn, J. (2011). Happiness Through Vacationing: Just a Temporary Boost or Long-Term Benefits?. In Journal of Happiness Studies, 12, pp. 651–665.
Lounsbury, J.W., Hoopes, L.L. (1985). An Investigation of Factors Associated with Vacation Satisfaction. In Journal of Leisure Research, Vol. 17(1), pp. 1-13.
McMahan, D. (2013). Do well-needed vacations actually bum us out?. NBCNews.com

7 thoughts on “Ecco perché la “sindrome da rientro” non esiste (ed ecco due modi per superarla lo stesso)

  1. In effetti credo esista, ma non tanto come “sindrome” quanto piuttosto come stato mentale… uno stato mentale in un certo senso auto-imposto nel momento in cui facciamo delle ferie estive l’unico possibile momento di svago… naturale, poi, che il resto dell’anno appaia come una gabbia senza via di fuga e ci faccia star male!
    Passa da me, se ti va… affronto la cosa da una prospettiva diversa, mi piacerebbe sapere che ne pensi!

    • Grazie Beatrice del commento. Per esistere, esiste; ciò che è da chiedersi è: “Che cosa, esiste?”. Uno stato di sofferenza, per alcuni, sì. Un disturbo… mmm, forse è un po’ troppo. Come il considerare tutti bambini vivaci “a rischio di ADHD”. Si creano mostri…
      Arrivo subito sul tuo blog, mi hai incuriosito.

        • Un’incapacità potrebbe far pensare a una caratteristica permanente, ed è un termine correlato alla morale. Forse qualcosa come “un malessere dovuto alla difficoltà ad adattarsi ai propri ritmi” potrebbe suonare più appropriato?

          • Hai ragione Beatrice, più precisamente intendevo preferire “malessere” a “incapacità”, che rimanda a una mancanza interiore, come hai detto tu. Naturalmente sono d’accordo sulla superabilità di un’incapacità

    • Ciao Beatrice, sì per esistere, esiste. Il problema è: “Che cosa, esiste?”. Uno stato transitorio da lasciar passare, o un male al pari di un disturbo da guarire? Il rischio dell’etichettamento è forte: sarebbe un po’ come dire che tutti i bambini vivaci sono a rischio di ADHD. Accidenti!
      Arrivo sul tuo blog: mi hai incuriosito!

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