Il rischio di usare sempre lo stesso metodo

Edward De Bono

Spesso un problema sembra non avere soluzioni.
A volte è così. Altre volte no.

In certi casi – molti per la verità – il problema appare indistricabile per via del metodo utilizzato per scioglierlo: siamo infatti convinti che sia l’unico possibile e ci ostiniamo a tirare i lacci rischiando di stringere il nodo sempre di più.

Perché?
Una porta può essere aperta in tanti modi, e se cambi angolazione, se ci rifletti e pensi che l’obiettivo non è aprire la porta, ma passare dall’altra parte, scoprirai che i modi per farlo sono ancora di più.

Ecco un punto chiave: a volte il problema sorge dalla pietrificazione dello stato di cose, da uno sguardo che si poggia sempre sugli stessi elementi, cogliendone sempre gli stessi rapporti. Il problema, cioè, è che ci accontentiamo di un risultato che ci scontenta perché ci sembra l’unico possibile. E a volte questa condizione ci piace pure.

A cavallo tra l’800 e il ‘900 i fisici erano convinti di aver spiegato egregiamente quasi tutto: il lavoro degli anni a venire si prospettava per lo più come un aggiustamento di calcoli e descrizioni. Poi arrivarono Planck ed Einstein e rimisero in questione tutte le conoscenze note, rovinando la festa a tutti quelli che pregustavano la pensione anticipata.

Edward De Bono, che ci ha spinto a pensare diversamente (lateralmente, per essere più precisi), ha posto una domanda: «Un determinato metodo è ritenuto adeguato perché ne sono stati presi in esame altri e sono stati trovati meno adeguati di esso, oppure perché si è ritenuto superfluo considerare impostazioni diverse o lavorare di fantasia per escogitarle?».
Già i campioni delle antiche Olimpiadi sapevano che adagiarsi sui proverbiali allori era solo uno stato di cose temporanee: un successo non è un diamante, non è per sempre.

Allo stesso modo, una crisi è per definizione temporanea: durerà quel tanto che basta per uscire dal vecchio modo di pensare che l’ha provocata, ed entrare in un nuovo modo di vedere e fare le cose che la dissiperà.

Tu che ne pensi? In che modo cerchi di pensare fuori dagli schemi, per trovare nuove soluzioni a vecchi problemi? Lascia un commento qui sotto o parlane con noi nella Pagina Facebook de Lo Studio dello Psicologo.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
De Bono, E.
(1967). Il pensiero laterale. Milano. BUR.

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