Come leggiamo il pensiero

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaLeggere il pensiero è possibile.
Davvero?
No. Però tutti crediamo di poterlo fare.
Io no!
Dici? Eppure quante volte ti capita di essere certo di cosa stanno pensando gli altri, di cosa provano, di come si sentono, o di cosa credono?
Va be’, ma questa non è lettura del pensiero…

È vero, questa non è lettura del pensiero nel senso televisivo del termine: lì si vede qualcuno che sente parola per parola ciò che pensa l’altro (come se di solito pensassimo parola per parola…). In psicologia, però, si parla di “lettura del pensiero” quando ci si riferisce all’abitudine, comune a tutti, ad attribuire agli altri certe intenzioni, emozioni, motivazioni, ecc.
È un comportamento tipico e spesso funziona, nel senso che capiamo davvero cosa stia pensando, intendendo, provando l’altro, almeno in linea generale. Questo è possibile grazie alla nostra capacità di cogliere tutta una serie di indizi verbali e non verbali rivelatori, e poi c’è chi studia e si allena per affinare tale capacità, come gli psicologi o gli illusionisti – che naturalmente lo fanno per scopi diversi.

Ma c’è un problema.
Nella vita di tutti i giorni spesso capita di dimenticarsi che in realtà stiamo facendo un’approssimazione, e che quindi possiamo sbagliare.
Che vuoi dire?
Che potresti attribuire all’altro delle intenzioni e delle motivazioni che non gli appartengono. Potresti sommare una serie di indizi e sensazioni “a pelle” e arrivare a delle conclusioni… sbagliate.
Prendi una persona che, di fronte a un amico un po’ distante, pensa: “Ce l’ha con me”. Questo è un tipico caso di lettura del pensiero. Viene attribuito all’altro uno stato mentale ed emotivo che potrebbe non appartenergli affatto e da cui potrebbero scaturire reazioni inadeguate.

Ma io un’idea dovrò pur farmela
Certamente, e qui può venirci in aiuto la scienza.
Oddio, non te ne uscirai con una formula o un test complicato?!
Be’, non mi pare di farlo solitamente… Comunque no, quello che ci aiuterà è un tipico modo di procedere delle scienze più rigorose: dobbiamo falsificare la nostra teoria.
Vorrai dire ‘verificare’
No, no, hai letto bene: falsificare!Vedi, il rischio di andare a verificare qualcosa è quello di trovare tutti gli indizi che confermano la tua teoria, senza vedere quelli che la negano. Così, la persona di cui sopra potrebbe notare che l’amico lo guarda poco, è poco loquace e si chiude spesso: tutti elementi che potrebbero (occhio al condizionale) verificare la sua teoria. Però si è dimenticato di andare a cercare gli elementi che gli dimostrano il contrario! D’altronde, un buon avvocato sa che non basta che una persona si trovi sul luogo del delitto per essere colpevole.

Andare a falsificare la teoria vuol dire cercare di dimostrare di avere torto. La persona del nostro esempio potrebbe dirsi: “Se lui ce l’avesse con me cosa farebbe quando gli rivolgo la parola? Potrebbe rispondere con freddezza o evitarmi”. Potrebbe a questo punto provare a mettere in pratica la cosa e vedere la risposta. Oppure potrebbe dirsi: “Se lui ce l’avesse con me cosa farebbe se io gli proponessi un’uscita insieme?”, e così via.
Però lui potrebbe avercela con me e accettare l’uscita per cortesia
Certo, e infatti come a un avvocato servono più prove (infatti si dice che “due soli indizi non fanno una prova”), servono più falsificazioni per rendere le nostre percezioni più accurate.
Heinz von Foerster, un filosofo cibernetico, invitava a creare più alternative, ad aumentare il numero delle possibilità, e a non fermarsi alla prima che ci viene in mente.

Quindi, quando vuoi verificare se qualcuno pensa ciò che credi, valutalo attraverso comportamenti concreti. Nel tuo processo di falsificazione ti dovresti dire: “Se Tizio fosse X, allora farebbe Y”.
Eccola lì! Hai tirato fuori la formula!
Scusa, non potevo farne a meno! Però mi serve per esprimere la regola generale, che in un esempio specifico potrebbe essere: “Se Marco fosse arrabbiato, mi risponderebbe male”.

Evitare la lettura del pensiero (o meglio, affinarla) è un ottimo metodo per prevenire liti di coppia, incomprensioni con gli amici, problemi con chi ci sta accanto. Fa parte dell’uomo la capacità di intuire cosa stiano pensando gli altri, ma è una capacità che va migliorata.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Bandler, R., Grinder, J.
(1975). La struttura della magia. Roma: Astrolabio, 1981.

Potrebbero interessarti anche questi articoli:
Fatti e inferenze: un errore comune
Perché le etichette possono essere delle condanne
Quando le tue percezioni ti ingannano?

2 thoughts on “Come leggiamo il pensiero

  1. Giusto ! Io ho quasi sempre la sensazione di sapere cosa pensa il mio interlocutore, ma devo ammettere che trovo un riscontro veritiero solo con le persone che conosco da tempo, mentre per le persone appena conosciute spesso sbaglio e per fortuna verifico anzi falsifico sempre … domanda …. la telepatia che ruolo occupa in tutto ciò ?

Scrivi un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...