I 3 meccanismi di distorsione

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaLa scorsa settimana abbiamo visto che la storia personale ha certo un ruolo nel determinare alcuni problemi, ma che il lavoro di risoluzione va compiuto sul presente.

Oggi voglio dare alcuni strumenti pratici. Niente ricette, ma conoscenze strategiche. Si tratta di tre meccanismi con cui possiamo arrivare, nel presente, a crearci dei problemi. Li identificarono alcuni decenni fa Richard Bandler e John Grinder. Forse ne hai sentito parlare perché sono i padri della Programmazione Neuro Linguistica (PNL) che a me, sinceramente, non piace affatto.
Perché?
Oh beh, i perché sarebbero tanti e tanto ci vorrebbe per approfondirli: se ti interessa lo farò un’altra volta. Tuttavia, quello che importa sono due cose. La prima è che ritengo che ciò che non ci piace vada ugualmente analizzato nel momento in cui vogliamo criticarlo correttamente. La seconda è che gli studi a cui faccio riferimento furono condotti da Bandler e Grinder prima di inventarsi la PNL, tanto che sono ripresi anche da studiosi autorevoli.
Ok, perdona la precisazione, ma mi sentivo obbligato a farla.

Ora, quali sono questi tre meccanismi che possono crearci dei problemi?

Cominciamo col dire una cosa: ogni volta che ti muovi nel mondo usi una mappa.
Una mappa?
Sì, una sorta di mappa mentale, un modello di come funziona il mondo.
Immagina di camminare per la prima volta in un quartiere. Senza saperlo, stai costruendo una mappa mentale di quel luogo.
Certo, mi servirà per orientarmi
Esatto. Allo stesso modo crei costantemente una mappa mentale del mondo in cui vivi per orientarti non solo fisicamente, ma anche a livello di comportamenti, emozioni, relazioni, ecc. Mano a mano costruisci la tua mappa e agisci in base a quella. Ad esempio, se impari che esiste una strada veloce che da casa tua porta al supermercato tenderai a percorrere preferibilmente quella; allo stesso modo, puoi apprendere che di fronte a certe situazioni il comportamento migliore è uno in particolare, e tenderai ad attuare principalmente quello.

E qui possono sorgere tre meccanismi di distorsione.

Il primo è detto cancellazione.
È un processo attraverso il quale rimuovi certe parti dalla mappa, oppure presti attenzione ad alcune cose ma ne escludi altre. Un po’ come se cancellassi una strada dal tuo percorso, oppure come se vedessi tutti i comportamenti brutti di una persona ma non quelli belli. Cancellare delle parti del territorio e non riportarle sulla mappa vuol dire impoverirla e renderla meno aderente alla realtà, col rischio di “perdersi dei pezzi” e non riuscire a vedere tutto l’insieme. Ad esempio, potrebbe capitare di farti un’idea di te stesso come incapace di reagire alle prepotenze; una volta disegnato questo aspetto nella mappa rischi di cancellare tutte quelle situazioni in cui invece hai reagito adeguatamente e che sfaterebbero o ridimensionerebbero questo mito personale.

Il secondo meccanismo di distorsione è detto generalizzazione.
Attraverso questo fai sì che un’esperienza specifica finisca per rappresentare l’intera categoria: come se, incontrando sul tuo cammino un cane pericoloso, generalizzi l’esperienza disegnando tutti i cani della tua mappa come pericolosi. Anche questo meccanismo è molto importante, perché se generalizzi un’esperienza rischi di precludertela a priori, o di agire sempre come se si potesse rappresentare solo in quel modo. Ad esempio, di fronte a tutti i cani ti comporteresti a priori come uno che ha paura.

L’ultimo meccanismo è la deformazione.
In questo caso, infine, deformi un’esperienza sulla base di quanto hai disegnato finora sulla tua mappa. Ad esempio, se su quella c’è scritto che tutte le vie sono dei sensi unici, di fronte a una via a doppio senso potresti percepirla comunque come fosse a senso unico. Oppure, se nella tua mappa è scritto che tutte le persone sono pericolose (e già questa sarebbe una generalizzazione) potresti deformare in questo senso la maggior parte dei loro comportamenti, interpretandoli come tali.

Questi tre meccanismi aiutano a comprendere alcuni processi che mettiamo in atto con gli altri e con noi stessi. Naturalmente si possono approfondire più di così, ma già capirne il senso generale ti aiuta. Puoi infatti trasformare questa conoscenza strategica in risorsa tutte le volte in cui riesci a chiederti se, di fronte a un’esperienza, per caso stai mettendo in atto dei meccanismi di cancellazione, generalizzazione o deformazione.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Bandler, R., Grinder, J.
(1975). La struttura della magia. Roma: Astrolabio, 1981.

 

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