Quali regole dare ai figli

La scorsa settimana Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma ho parlato di Janey Hofmann, la mamma che ha regalato al figlio tredicenne un iPhone ponendo 18 regole da seguire, pena il suo ritiro immediato. Oggi vi dirò cosa ne penso.

Prima di tutto facciamo una precisazione: Janey Hofmann è americana.
E questo che vuol dire?
Che sicuramente vede il mondo in modo diverso da un italiano. Non totalmente diverso: un po’.
Come dire: ‘culture diverse uguale mentalità diverse’?
Esatto. Qualunque giudizio deve tener conto di questa condizione, altrimenti rischi di accettare o criticare un modo di fare senza considerare da cosa deriva. I più grandi conflitti socio-culturali derivano spesso da qui…

Detto questo, poniamoci un’altra domanda: servono davvero le regole?
A mio parere le regole servono, ma bisogna vedere quali e come porle. Ci tengo a dire che la mia opinione è generale ed esula un po’ dall’evento specifico: d’altronde non conosco né Janey, né suo figlio, né la loro famiglia. A prescindere da questo, con i figli le regole sono indispensabili: aiutano nel percorso di crescita stabilendo come funziona il mondo, la società, i rapporti con gli altri e quelli con se stessi…

Durante l’adolescenza, però, c’è una nuova contrattazione. L’adolescente non è più un bambino, ma non è nemmeno un adulto. È capace di mettere in discussione le regole con più decisione e cognizione di causa, ma non conosce ancora chiaramente limiti e confini condivisi.
Quindi dargli quelle 18 regole è giusto perché lo aiuta a capirli?
Sicuramente delle regole ci vogliono, che quelle di Janey siano le più giuste è da vedere: d’altronde conosci un manuale di riferimento valido per tutti?

Ma al di là di quali regole dare, mi sembra importante osservare come vengono date. Quella lista di regole ci dice tante cose. Ci dice che Janey ha una grande fiducia in suo figlio e nel fatto che le rispetterà. E ci dice che vuole essere sicura di avere tutto sotto controllo. Ci dice che considera il regalo (e il gesto stesso del regalarlo) molto importante, ma che nonostante la sua fiducia non è certa che il figlio sia abbastanza maturo da saperlo gestire.
Sembra quasi una situazione paradossale
Già… Se ti impongo delle regole vuol dire che non sei in grado di gestirti da solo, ma proprio il fatto di dartele scritte presuppone che tu sappia seguirle – e che quindi ti sappia gestire.

Succede sempre così, quando si danno regole ai figli?
Generalmente no, e forse anche in questo caso non sarà così.
Di solito non diamo una lista di regole a nostro figlio, ma lo seguiamo a distanza e commentiamo con lui. È un po’ come i bollini della televisione: ci sono le cose da bollino verde, che i figli sanno fare tranquillamente da sé, e quelle da bollino rosso, per le quali è necessario l’intervento degli adulti. E poi, la maggior parte delle volte, c’è il bollino giallo: quelle situazioni in cui il genitore è un intermediario, colui che spiega ciò che sta avvenendo, che gli dà un senso, che lo contestualizza, che fa in modo che sia comprensibile per il figlio e per le sue capacità.

Una lista di regole, se data e lasciata lì così, potrebbe non trasmettere alcun valore a Gregory. Dire “Niente porno. Cerca sul web contenuti di cui parleresti anche con me. Se hai domande rispetto a qualsiasi cosa, chiedi a una persona – preferibilmente a me o a papà” non gli spiega un granché sul perché di questa regola, e lui sta entrando proprio nell’età in cui non gli basta più sentirsi dire “Non fare questo”: vuole capire perché. In più la regola stessa da un lato cozza con una naturale tendenza di quell’età rischiando di amplificarla, e dall’altro pone vincoli inaccettabili per qualunque ragazzo: per quanto lo vogliamo, i figli preferiscono, anzi, hanno bisogno di parlare con altri di cose di cui non vogliono parlare coi genitori (e d’altronde succede anche il contrario).

Le riflessioni da fare sarebbero parecchie e potremmo prendere una ad una le regole e vederne pro e contro: anzi, se vorrete commentarle insieme qui sotto mi farà molto piacere. A mio parere, la cosa fondamentale da considerare è che la crescita di un figlio prevede un costante scambio tra lui e i genitori. Scrivere delle regole può essere un utile promemoria, ma a chi dei due servirà di più?

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici:
Nardone, G.
(a cura di). (2012). Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Milano: Ponte alle Grazie.

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