Sandy e l’uomo: guardare in faccia la paura

Sandy è l’immagine della furia inarrestabile. L’uragano si è avventato su New York come una bestia impazzita, lacerando e devastando tutto ciò che si poneva sul suo cammino. L’uomo, di fronte al lato più selvaggio e ribelle della natura, ha paura. Ma perché?

Certo, non si può non temere la distruzione che un uragano, un terremoto o uno tsunami lasciano dietro di sé, ma c’è un’altra cosa che l’uomo teme: l’assenza di controllo. Ciò che è incontrollabile ci spaventa, perché le nostre braccia ci sembrano troppo piccole e troppo deboli per contenerlo. Forse non tutti sanno che una delle paure più frequentemente associate agli attacchi di panico è proprio la paura di impazzire e perdere il controllo, e che negli ultimi anni stanno aumentando i disturbi ossessivo-compulsivi, basati appunto sul bisogno di controllo.

La paura delle catastrofi, in sé, è sana. Lo è la paura in generale, in realtà, perché ci attiva, ci permette di attuare velocemente la soluzione più adatta alla nostra sopravvivenza. Il problema è quando la paura rompe le briglie e scalcia impazzita nella nostra vita, divenendo una paura immotivata. Ne sono un esempio le fobie, gli attacchi di panico, l’ansia generalizzata o il disturbo post traumatico da stress. Il loro contagio mina ogni ora della giornata e la persona ne diventa presto vittima.

Vi riporto una recente intervista telefonica dove il Prof. Giorgio Nardone parla di Sandy, della paura e di due tecniche per controllarla: la peggiore fantasia e il romanzo del trauma, due tecniche che spingono l’uomo a guardare la paura in faccia, poiché se la paura evitata si trasforma in timor panico, la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio.

 

 

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

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