Essere magra ma vedersi obesa: la distorsione nell’anoressia nervosa

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaMa non ti vedi quanto sei magra?
La verità è che no, non vede quanto è magra. Chi soffre di anoressia nervosa ha un’immagine distorta del proprio corpo, anzi una vera e propria percezione errata.

Ultimamente è stato pubblicato su Medical Hypotheses uno studio di due italiani, Giuseppe Riva e Santino Gaudio.

I due ricercatori sono partiti dal modo in cui prende forma la rappresentazione del nostro corpo, che avviene tramite due sistemi di riferimento spaziale: il sistema egocentrico, che integra percezioni e sensazioni corporee, e il sistema allocentrico, che permette il riferimento spaziale in relazione a oggetti e caratteristiche ambientali (tra cui l’immagine che vediamo allo specchio).

L’ipotesi dei due autori è che quest’ultimo sistema subisca un blocco, cosicché le percezioni del proprio corpo non scalfiscono la rappresentazione che abbiamo di noi. In altre parole: mi sento magra (rappresentazione di sé), ma non mi vedo magra (percezione).

È un’ipotesi, ma sta avendo interessanti considerazioni, poiché dà una base più solida a quel processo individuato da tempo dagli psicologi, secondo cui l’anoressica, cominciando con quella che potremmo chiamare una vera e propria ossessione sul cibo e sul corpo, finisce per arrivare a percepirsi più come tale, come se indossasse delle lenti distorcenti.

L’errore percettivo

Al di là dell’interessante questione neurologica, questo ci aiuta a capire come le percezioni possono essere fallaci. È facile dire “Ma non vedi quanto sei magra?”, ma questo significa fare i conti solo con la nostra percezione, senza considerare come funzioni quella dell’altro. Un po’ come parlare di colori con un daltonico, arrabbiandosi perché lui “non vede” quelli che a noi appaiono chiaramente.

Questa considerazione è importante anche dal punto di vista terapeutico, tanto che determinati approcci hanno chiaro il compito di doversi concentrare sul provocare cambiamenti a livello sensorio, emotivo, prima che cognitivo, razionale; in questo modo si evita di convincere con la ragione l’anoressica che è magra, lavorando piuttosto per risvegliare le sensazioni nella paziente, in modo che cominci gradualmente a (ri)percepire il proprio corpo.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Per approfondimenti:
Nardone, G., Verbitz, T., Milanese, R. (1999). Le prigioni del cibo. Milano: Ponte alle Grazie.
Riva, G., Gaudio, S. (2012). Allocentric lock in anorexia nervosa: New evidences from neuroimaging studies. In Medical Hypotheses, v. 79, 1, pp. 113-117.
Selvini Palazzoli, M. (2005). L’anoressia mentale. Milano: Raffaello Cortina.

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