Come invecchieremo?

Chi diventa vecchio? Tutti, chi prima, chi dopo. Per questo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito il 2012 come Anno Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Romadell’invecchiamento attivo. Che vuol dire? Vuol dire che si dà più attenzione alla terza età, considerata sempre più ricca di risorse.

‘Ricca di risorse’ mi sembra un po’ esagerato
È vero, sembra, perché siamo preposti a pensarla come un deserto sterile. Poi accade che qualcuno comincia a esplorarlo e scopre parecchie oasi rigogliose; scopre che è una terra ricca di vita, e alla fine si decide a gettare un occhio dietro quelle che pensava essere dune sabbiose e vede un mondo inaspettato, con le sue risorse, le sue attività, le sue ricchezze.

Ma finché si considera una persona come incapace di fare qualcosa di buono, essa si comporterà così, perché noi stessi la tratteremo così. Questo mi ricorda gli studi di John Ogbu, che teorizzò come certi gruppi culturali (ad esempio i neri) possano dare risultati peggiori in determinate prove perché considerati e trattati come incapaci dalla società.
Come dire: se tutti ti dicono che sei stupido finisci per crederci.

Allo stesso modo: se tutti ti dicono che sei incapace finisci per esserlo.

Al mio primo anno di Università stavo seguendo una lezione di Psicologia Generale quando la professoressa finì per caso a parlare dei non-vedenti. Mi rimase impresso un concetto che ho fatto mio, ma che allora mi sembrava tutt’altro che ovvio. La professoressa ci disse che di fronte a una difficoltà prima di correre in soccorso della persona non-vedente avremmo dovuto lasciarla fare da sola: questo avrebbe aumentato sia la sua capacità, sia il suo senso di competenza.
A questo proposito, lo psicologo canadese Albert Bandura parla di self-efficacy, spiegando che: “le convinzioni che le persone nutrono sulle proprie capacità hanno un profondo effetto su queste ultime”.

Torniamo alle persone anziane.
Pensando a loro come a limitati finiamo per trattarli come tali; peggio ancora, quando saremo anziani, noi stessi ci reputeremo “limitati”. Come a dire: “Non ho più l’età”. Ma l’età vera era quella che uno si sente, o sbaglio? Il problema è che finiamo spesso per associare automaticamente una certa età a certe caratteristiche, della serie: “Se hai 80 anni non puoi più fare certe cose”. E davanti a questa “realtà” ci stupiamo quando vediamo l’ottantenne che certe cose continua a farle eccome, dicendo meravigliati che: “Ha ottant’anni ma non li dimostra”.

“Aspetta un attimo, sono d’accordo sul fatto che dovremmo superare certi stereotipi, però alcuni limiti legati all’età sono inevitabili”.
Quasi giusto. Sia perché bisognerebbe chiarirli questi “limiti” anziché riferirsi a qualcosa di vago e incerto, sia perché è più corretto dire che sono frequenti, mentre “inevitabili” è una parola ingannevole, perché ci fa pensare che quella è l’unica strada possibile, l’unico futuro a cui siamo destinati; e nel momento in cui sei convinto che quello è il tuo futuro, nel momento in cui ci credi, quel futuro finisce per avverarsi, non per magia, ma perché fai una serie di cose che ti porteranno proprio lì. In altre parole, se ti convinci profondamente che la partita è persa, smetti di giocarla. E la partita non si vincerà certo da sola.

Cosa fare?
Due cose, per iniziare: informarsi e agire.
Informarsi serve ad avere una maggiore coscienza di quelli che sono comportamenti e atteggiamenti inadeguati che potresti mettere in atto senza considerare le loro implicazioni. A proposito dell’invecchiamento ti aiuta l’OMS, che ha stillato un opuscolo molto utile, recentemente tradotto dal nostro Ministero della Salute.
Per agire, il mio consiglio è di iniziare sempre dalle piccole cose: i grandi cambiamenti sono un insieme di piccoli cambiamenti. Così, come per l’esempio dei non-vedenti, anche in questa situazione possiamo cominciare ad abattere pregiudizi, creare competenza e modificare le nostre e altrui convinzioni cominciando a variare dei piccoli comportamenti, per costruire così una realtà nuova, diversa, migliore.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia


Riferimenti bibliografici
Bandura, A.
(1997). Autoefficacia: teoria e applicazioni. Trento: Erikson, 2000.

Ministero della Salute (2012). Siete pronti? Quello che dovete sapere sull’invecchiamento.


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