14 thoughts on “6 terapeuti di cui diffidare (1)

  1. a mio parere per quanto un terapeota possa certo essere utile al paziente di per se, non può assolutamente fornire cure come nel mio caso di bruttezza assoluta e solitudine e rifiuto delle donne, eppure ho notato che molti terapeoti tendono comunque a dire che c’è una speranza sapendo molto bene nell’80% dei casi che questo non è assolutamente vero, e di conseguenza a beccarsi nell’ordine di 80€ a settimana…. il che li rende molto ricchi considerando che sono soldi esentasse, mi chiedo, come perchè questo tipo di medico qui non è stato mensionato, qui parliamo di persone sfruttate a causa del loro stato mentale, certo lei ha fatto dei buoni esempi ma vorrei che prendesse in considerazione quello che le ho detto io se può, spero di leggere dell’argomento un domani nn lontano :)

    • La ringrazio per il suo contributo: è molto interessante e complesso quindi evito la pretesa di poterle dare qui una risposta che la soddisfi. Credo giusto che l’elenco di Nardone voglia essere generale, ma non esaustivo: sicuramente potremmo trovare altre tipologie, calzate sull’esperienza personale di ciascun paziente; così come naturalmente tutti coloro che ottengono risultati positivi potrebbero indicarci tipologie positive di professionisti.
      Sicuramente, se troverò altre tipologie interessanti, le proporrò su queste pagine e prenderò spunto dalle sue osservazioni per fare delle riflessioni.

      • bhe già che c’è potrebbe anche spiegarmi una cosa dottore? perchè voi psicologi dite sempre anche ad uno storpio che possono avere una vita normale? non rietrerebbe in una frode?

        • Certamente! Se uno psicologo dicesse a una persona con handicap motorio permanente (uno “storpio”) che grazie alla psicoterapia potrà camminare come gli altri si tratterebbe indiscutibilmente di una frode e suggerirei a quella persona di denunciarlo all’Ordine. Anche se non è detto che lo farebbe, perché a volte ci affidiamo a chi ci propone paradisi in terra che i santi in cielo non oserebbero dischiudere, come diceva Watzlawick.
          A quel punto, con un po’ più di ragionevolezza, consiglierei a quella persona di rivolgersi a un professionista che, anziché profetizzare promesse miracolistiche, ascolti qual è l’obiettivo per il quale il paziente ha richiesto le sue competenze e definisca assieme a lui i passi concreti per raggiungerlo nel minor tempo possibile.
          “E se il paziente, per provocazione, ponesse un obiettivo irrealistico?”, potrebbe essere una domanda.
          Allora il buon terapeuta è quello che dice: “Questo non sono in grado di farlo”, e vede se assieme riescono a trovare un obiettivo reale e concreto.

          • Bhe dottore sono sorpreso lei non mi sembra ipocrita anzi una persona professionale, le sottompongo un esempio: un paziente decisamente brutto, ma parecchio, problemi affettivi e con l’altro sesso, che vorrebbe trovare una donna ma purtroppo si sa che l’aspetto conta e di conseguenza non potrebbe mai… e considerando anche che il paziente non ha nessuno e l’obbiettivo è univoco nel senso che gli interessa quello xkè magari il resto non cel’hà, lei che direbbe? certo ormai non è più il mio caso da anni ma vorrei comparare quello che mi è stato detto con ciò che direbbe lei, mi farebbe piacere una sua risposta. saluti

          • La ringrazio per il complimento. Vorrei evitare di dare una risposta univoca, perché cadrei nella trappola di fabbricare una ricetta bella e pronta per una situazione che, mi sembra, merita di essere approfondita attentamente.
            Di sicuro non direi alla persona che risolverà i suoi problemi con una bacchetta magica o che diventerà il principe azzurro: se pensiamo a persone sfigurate da gravi incidenti o ustioni, o nate con malformazioni o deficit fisici, dirgli “Diventerai bello come un attore” è irrealistico e, mi permetto, offensivo.
            Eppure molte di loro trovano il proprio partner… Come fanno?
            In realtà lei stesso, se ho capito bene, mi spiega che questa persona giustamente non verrebbe con l’obiettivo di “Diventare bello”, ma di “Trovare una donna”. Allora comincerei con lui a cercare di capire quali qualità apprezza il tipo di donna che a lui interessa (così come un uomo interessato a relazioni vere cercherebbe diverse qualità in una donna). Da lì esplorerei assieme a lui come migliorare ed evidenziare tali qualità, capacità, pregi… Questo è un punto molto importante, perché spesso un nostro problema o difetto finisce per diventare talmente centrale nella nostra vita e nei nostri pensieri da offuscare quelle che sono le nostre capacità, fino a farle atrofizzare, come un muscolo che non usiamo più o a cui diamo scarsa attenzione.
            In un esempio, è come se Simona Atzori si fosse focalizzata per tutta la vita su ciò che non poteva fare mancando delle braccia, anziché su quelli che erano i suoi obiettivi e su come fare, nonostante le difficoltà, a raggiungerli.

            Oltre non mi spingo, perché ogni richiesta dev’essere valutata a seconda della persona e calzata su di essa, sulle sue esigenze, sulla sua disponibilità… Però, potremmo dire che questo, in un caso ipotetico, potrebbe essere un possibile piccolo primo punto di inizio.

          • grazie ancora dottore, io per anni ho approfondito studi sull’argomento, e mi piacerebbe discuterne in qualche modo, confrontale le opinioni sui fatti, purtroppo per me è sempre stata una difficoltà non avere le cognizioni diciamo tecniche su vari argomenti e le mie conclusioni per quanto certamente corrette andrebbero rivalutate chiarite ed espresse in vari termini al fine di dare una spiegazione soddisfacente, se è interessato ci possiamo sentire, saluti

  2. Dottore ho iniziato ieri un percorso di psicoterapia con una psicoterapeuta cognitivo comportamentale. Nel corso del colloquio mentre parlavo di una persona che ha fatto parte della mia vita lei ha voluto sapere nome e cognome e dove lavorava per capire chi era e se lo conosceva dal momento che fanno farte della stessa città. Mi è sembrato poco professionale e mi ha disturbata molto questa cosa, il fatto che volesse individuare chi è la persona. Non riesco più a sentirmi libera di comunicare con lei. è necessario che ne parli con lei o è meglio cambiare professionista?

    • Gentile Marianna, grazie per la sua condivisione.

      Come sempre evito di commentare direttamente le scelte dei colleghi, non potendo conoscere le loro motivazioni.
      Per quel che riguarda la mia modalità di lavoro evito di domandare nome e cognome di altre persone, soprattutto “per vedere se le conosco”: non ne vedrei l’utilità ai fini del percorso che stiamo facendo.
      Tuttavia, ripeto, non conosco le motivazioni della collega.

      Mi sembra comprensibile che si senta disturbata: il mio consiglio è di parlarne con lei, poiché è importante una relazione solida tra cliente e terapeuta, e decidere poi liberamente cosa fare.

      Spero di esserle stato utile,
      Dr Flavio Cannistrà

  3. sì, d’accordo, condivisibile, ma difficile individuare il “tipo”. Meglio andare e chiedere: lei ha stima di sè? lei si ama? lei sente e sa esprimere le sue emozioni? poi si tende orecchie e cuore quando risponde e, se dice sì, ed è sincero si è in una botte di ferro…altrimenti auguri.

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