Controllare la vita

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaLe circostanze della nostra vita in realtà contano meno per la nostra felicità che il senso di controllo che sentiamo sulle nostre vite”.

Lo sostiene Rory Sutherland, uomo al centro della rivoluzione del campo pubblicitario. E col suo aforisma, Rory Sutherland dimostra di sapere bene come funziona la nostra mente.

“Un nuovo articolo sul controllo?”, chiederà il lettore assiduo. E come farne a meno, dopotutto? Il controllo è al centro della società moderna, nel bene e, purtroppo, spesso nel male.

Ad esempio, sai che uno dei sintomi base degli attacchi di panico è la paura di perdere il controllo?
E che l’ipocondria porta a costanti controlli medici alla ricerca di una malattia che non c’è – ma che si è certi di avere?
Che chi soffre un’ansia invalidante tenta di controllarne le reazioni psicofisiche – tachicardia, affanno, vertigini, paura… – seppure senza risultato?
O che nell’anoressia emerge il tentativo di avere un estremizzato controllo sul cibo così come sulla propria vita?

Questi esempi sono l’apice patologico di una tendenza fisiologica al controllo. Il controllo in sé infatti è normale, è utile: siamo bombardati da migliaia di stimoli al secondo, che legati insieme formano un’esperienza complessa e sfaccettata a cui si deve dare un senso, pena l’esclusione dal mondo.

Il problema non è il controllo. Il problema è quando il controllo ci controlla. Quando diveniamo sottomessi a ciò che vorremmo sottomettere proprio perché abbiamo tentato di sottometterlo. I tiranni sono caduti per via della loro tirannia, che ha portato a rivoltarsi proprio coloro che dovevano essere controllati. Allo stesso modo, la vita tutto ci concede, tranne di essere controllata – non come un mulo con le briglie a cui si impone l’unico compito di andare dove gli viene ordinato. Da qui, il tentativo di sottometterla a un controllo totalizzante è destinato a produrre difficoltà e problemi – di cui le psicopatologie citate qualche riga fa sono solo uno degli esempi.

“Quindi lasciamo perdere tutto? Torniamo a vivere nudi nei campi di fiori come animali senza pensieri?”, chiederà il lettore ironico, ma è uno scenario più vicino a un bel romanzo che alla nostra realtà.

Estremizzare non serve, sia da un lato che dall’altro, perché è proprio l’estremismo che porta al successo catastrofico. Occorre dosare, come facciamo col sale, coi complimenti, con l’allenamento. Dosare il controllo, per renderlo controllabile anziché controllante.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

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