Il bisogno di controllare

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma

Il bisogno di controllare è sano in sé, ma può sfociare in straripamenti problematici!

Hai acceso lo smartphone? Sei online? Hai sentito le ultime al telegiornale? Hai controllato l’e-mail? Oggi puoi essere ovunque in qualunque momento. L’ubiquità è realtà. Il mondo del lavoro ne è grato e i profitti crescono – cresce anche lo stress, ma questa è un’altra storia.

A pensarci bene tutto è cresciuto, anche il nostro bisogno di controllare. Quando uscirono i primi computer, o i primi cellulari, o in generale qualunque tecnologia innovativa nel campo del lavoro, lo slogan era: “Farai tutto più rapidamente e finalmente avrai più tempo per te!”.

La realtà, invece, è che fare tutto più rapidamente significa aumentare il numero di cose che puoi fare. Se prima in un’ora facevi 10, ora la tecnologia ti permette di (o, forse, ti costringe a) fare 100. Ancora una volta, il paradosso: ciò che avrebbe dovuto aiutarci ad avere più tempo libero, ce l’ha ridotto.

Lo stesso vale per la sicurezza. Si diceva: “Coi cellulari potrete raggiungere con facilità i vostri cari”, ma la conseguenza è che sta crescendo l’ossessione di sapere dove sono. D’altronde se ora sei sempre raggiungibile in qualunque luogo, nel momento in cui ciò non è possibile scatta l’allarme – mentre prima si dava più serenamente la colpa al traffico o qualche altro evento comune.

Poter controllare meglio non vuol dire avere più controllo. Anzi. Poter controllare meglio implica che il controllo possa esser perso con maggior facilità. È l’idea alla base di tante storie di fantascienza di qualche decade fa, dove si immaginava l’uomo del futuro vivere in case ipertecnologiche che, per qualche assurda o banale ragione, smettevano di punto in bianco di funzionare, facendo sì che egli, ormai incapace di fare da sé certe cose, si trovasse a vivere problematiche inconcepibili – come aprire una porta con le mani anziché premendo un pulsante.

Come per l’uomo dei racconti di fantascienza, di fronte a una tecnologia che ci offre più controllo la nostra psiche si modifica, cambia la percezione del mondo, il modo in cui lo vediamo, in cui lo viviamo, il modo in cui ci comportiamo. Immersi tutti i giorni, tutto il giorno, in un mondo che garantisce il controllo assoluto (o meglio: che ci illude di averlo), nel momento in cui questo non c’è più ci troviamo d’improvviso spaesati, o inquieti, o innervositi, o spaventati anche.

Impossibile uscirne? No, possibile.
Immaginiamo il controllo come un muscolo gonfio, ipertrofico, poiché sottoposto per lungo tempo a uno strenuo allenamento. Se, di punto in bianco, questo viene a mancare, si sgonfia, ci sono ripercussioni date dal cambiamento improvviso: è ciò che accade quando il controllo, per una ragione o per l’altra, non è possibile. Ma se invece cominciamo a diminuire molto lentamente l’allenamento, diamo il tempo al muscolo di tornare a dimensioni più appropriate, quelle strettamente necessarie a svolgere le sue funzioni abituali: così, quando il controllo verrà a mancare non sarà più traumatico.

Come fare?
Comincia con piccole, minimali, nuove abitudini. Controlla l’email una volta in meno al giorno, lascia il cellulare in macchina quando ne scendi per comprare il giornale, ogni tanto cambia strada, o gusto del gelato.

Troppo semplice?
Eppure parte proprio da qui
la flessibilità, dal modificare leggermente quelle abitudini più rigide e radicate innaffiate dall’eccessivo controllo. Così potrai iniziare tu a sottomettere il controllo, anziché far sì che sia il controllo a sottomettere te. Se poi vorrai approfondire di più l’argomento, puoi leggere il libro consigliato qui sotto.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Per approfondimenti:
Nardone, G., Portelli, C. (2013). Ossessioni, Compulsioni, Manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Milano: Ponte alle Grazie.

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