Dallo stress al cancro: possiamo difenderci?

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaLo stress fa venire il cancro. È la conclusione preliminare a cui sono arrivati i ricercatori dell’Università di Standford (California) guidati da Firdaus Dhabhar. In realtà non è il primo studio a favore di questa ipotesi. Galeno la sosteneva già tra il I e il II secolo d.C., notando che le donne depresse erano maggiormente esposte a malattie tumorali, e più recentemente altri autori riportano che le patologie tumorali siano più frequenti in pazienti aventi caratteristiche quali la tendenza a non affrontare i problemi e i conflitti, scarsa capacità introspettiva, atteggiamenti relazionali rigidi e conformisti, difficoltà a esprimere liberamente i propri sentimenti, minimizzazione delle emozioni e inibizione dell’aggressività, vissuti depressivi, senso di sfiducia e altro ancora (Trombini, Baldoni, 1999).
Ma le ipotesi e le ricerche in merito sono tante e, non di rado, contrastanti.

Lo stress, tuttavia, non fa bene. Questa è una percezione comune e anche il risultato della maggioranza delle ricerche. Certo, dovremmo prima definire di che tipo di stress parliamo. Si distingue infatti uno stress positivo (eustress), caratterizzato da esperienze costruttive e appaganti poiché capaci di tenerci attivi e carichi, da uno stress negativo (distress), che è quello di cui di solito ci lamentiamo, verso cui ci difendiamo fisicamente e psichicamente, che può comportare lo sviluppo di disturbi psicologici e malattie fisiche.

Hans Selye, fisiologo viennese interessato al legame malattie-stress, definì quest’ultimo come “la risposta non specifica dell’organismo a ogni richiesta di cambiamento”. Se ci pensi, a ogni cambiamento corrisponde una risposta di adattamento. Ebbene, quando il cambiamento è dato da uno stimolo nocivo (che può esserlo nell’immediato, o può diventarlo se prolungato), secondo Selye sviluppiamo la sindrome generale di adattamento (general adaptation syndrome, GAS), che provoca un’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con conseguente aumento di ormoni steroidi corticosurrenali, che hanno una funzione adattiva fondamentale.

Successivamente gli studi in materia si sono fatti più approfonditi. Tuttavia, la GAS è stata divisa in 3 fasi ancora degne di interesse.
La prima è la fase di allarme: si hanno alterazioni di tipo biologico e ormonale, ad esempio con aumento di ormoni cortico-surrenali, accellerazione del battito cardiato, ma anche con un’aumentata attivazione psicofisiologica.
La seconda è la fase di resistenza: il corpo cerca di contrastare gli effetti dello stimolo nocivo, producendo risposte specifiche e riducendo le difese verso altri stimoli.
Infine c’è la fase di esaurimento: le difese crollano e l’effetto di adattamento scompare.

Questo processo, se prolungato, porta a danni organici e a scompensi metabolici, fino al determinarsi di malattie o disturbi. Ne possono risentire il nostro organismo, attività fisiologiche che coinvolgono respirazione, digestione, ossa e muscolatura, ma anche i nostri comportamenti, le risposte emotive, le abitudini legate a cibo e sonno, la concentrazione, l’attenzione… Da qui, il passo verso veri e propri disturbi o malattie organiche è facile da immaginare.

Spesso la gestione dello stress è difficile perché siamo entrati con tutti e due i piedi in un circolo vizioso di comportamenti e atteggiamenti difficili da identificare, ridurre o correggere. Come un allenamento fatto male, i risultati possono essere nocivi e occorrerebbe un allenatore che in tempi brevi reindirizzasse le energie e sbloccasse le risorse.
Lo stress è una battaglia che può determinare l’esito della guerra. Occorre vincerlo, per arrivare fino in fondo a ogni giorno.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Berardi, L.
(2012).
Stress. L’ansia fa venire il cancro.
Trombini, G., Baldoni, F. (1999). Psicosomatica. Milano: Il Mulino.

2 thoughts on “Dallo stress al cancro: possiamo difenderci?

  1. Non si considera spesso l’influenza che la nostra condotta di vita può avere sul benessere psico-fisico: quotidianità, ansia, lavoro, ritmi frenetici, “adattamento” a stati d’animo e situazioni che non ci soddisfano… fatiche giornaliere sottovalutate che danno avvio un percorso verso problematiche più gravi.
    Contribuire a prevenire, almeno in parte, attraverso una vita sana, attività fisica, brevi pause e momenti per noi stessi è un inizio.
    E’ importante rendersi conto anche quando è il momento di chiedere una “spinta” in più ad un esperto che possa aiutarci nel ritrovare il giusto equilibrio qualora da soli non riuscissimo

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