Stalking: cosa può fare la vittima?

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaSai che il dio Apollo è stato uno dei primi stalker della storia? Ne parla Ovidio nelle Metamorfosi (I a.c.-I d.c), narrando la persecuzione che il dio operò sulla bella Dafne. Ma ciò che cattura fu la frase che gli fece dire: “Non inseguo hostis, amor est mihi causa sequendi” (“Non sono un nemico, è per amore che ti inseguo”).

Interessante, perché è proprio ciò che spesso pensa uno stalker. Il lettore abituale de Lo Studio dello Psicologo ha già dimestichezza coi meccanismi con cui costruiamo le nostre realtà personali (si vedano ad esempio questo e questo articolo). Per molte tipologie di stalker è la stessa cosa: il persecutore si crea una realtà, e ci crede. “Non sono un nemico, è per amore che ti inseguo” e per amore, si sa, si fa qualunque cosa.
Ma il meccanismo opera secondo logiche ancora più tortuose. Lo stalker indossa delle lenti distorcenti e, di conseguenza, tutto ciò che viene fatto nei suoi confronti è visto in maniera distorta. Persino essere denunciato non basta: chi denuncia fa un atto forte, che a volte agita in sé sensi di colpa notevoli; ma lo stalker spesso pensa: “Non sono riuscito a farmi capire: devo insistere di più”.

Cosa fare?

Il primo passo è interrompere ogni contatto. Attuare una vera e propria congiura del silenzio, sia in uscita, che in entrata.

La congiura del silenzio in uscita corrisponde a interrompere ogni contatto con lo stalker: non è raro, infatti, che la vittima cerchi di convincere il persecutore di smettere; ma abbiamo detto che quest’ultimo indossa delle lenti distorcenti, quindi ogni tentativo è inutile. “Ma se interrompo ogni contatto, quello si arrabbierà ancora di più“, si chiederà la vittima di stalking. La realtà è un’altra: mantenendo ogni contatto lo stalker non ha smesso di perseguitarci. Rendiamoci conto che esistono tante realtà soggettive quanti sono gli uomini; quindi ciò che per te vuol dire “Basta!” per l’altro può voler dire “Comunque sia mi sta parlando, dopotutto non vuole davvero lasciarmi…” oppure “Dice così perché non mi sono spiegato abbastanza bene: devo insistere di più” , ecc.

La congiura del silenzio in entrata, invece, corrisponde a interrompere qualunque conversazione non vitale sul problema. Al di là di contatti con forze giuridiche o sanitarie dobbiamo evitare di parlare e rispondere ad amici, colleghi, parenti, ecc. che ci chiedono del problema: farlo è il modo migliore per avere sempre in testa l’argomento e accrescere lo stato d’ansia o l’umore depresso che spesso lo accompagna. “Ma se smetto di parlarne non rimango sola?”, potrebbe chiederci di nuovo la vittima. Anche in questo caso la realtà è un’altra: continuando a parlarne ti senti meglio o hai costantemente in testa il problema? E, se ti senti meglio, è lì per lì o a lungo termine? “Non mi sento meglio, ma credevo fosse per via del fatto che lui continua a perseguitarmi”. Certo, ma noi parliamo solo di ciò che è importante e reale, e più ne parliamo più lo rendiamo presente nella nostra vita. Smettere di parlare delle cose che ci preoccupano ed evitarle è un meccanismo di difesa che attuiamo di continuo; ma mentre in determinate situazioni evitare è disfunzionale, perché quelle vanno affrontate, in altre possiamo renderlo funzionale, trasformarlo in uno strumento, in una strategia di difesa, perché usato in situazioni che comunque dobbiamo affrontare (anche solo per necessità fisiche e materiali), ma di cui possiamo ridurre la portata evitando che ci riempiano la testa ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo.

Se non riusciamo a fare questo, uno psicologo esperto in stalking può darci il sostegno giusto per sbloccare le nostre risorse e riprendere in pugno la vita.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Barsotti, A., Desideri, G. (2011). Stalking. Milano: Ponte alle Grazie.

 

P.S.: questo giovedì 1 febbraio torna “Aperitivo con lo Psicologo” a Monterotondo. Trovi maggiori informazioni nella sezione Eventi di questo sito o nella pagina Facebook!

4 thoughts on “Stalking: cosa può fare la vittima?

  1. assolutamente CHIARO e molto utile spero sia letto da molte donne può davvero aiutare perchè anche se senti che è quella la strada non hai mai la certezza di muoverti nel migliore dei modi ma te in questo articolo chiarisci bene……che bella cosa state facendo!!!!!!

  2. Complimenti per l’ articolo!!!!!
    Io sono una donna vittima di stalking.
    E’veramente una esperienza devastante.
    Io ho ho reagito quando ho superato il senso di colpa e di vergogna e ci ho messo molto a accettare questa cosa. Non è facile.L’aiuto fondamentale mi è arrivato dalla terapia. Ho denunciato….ma la giustizia e i medici hanno sottovalutato il problema putroppo.
    Mi auguro che tutte le donne abbiano la forza di amare se stesse e di uscire dall’incubo.Perchè uscire si può. Ce la sto facendo io….
    Buona giornata.

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