5 passi per migliorare il tuo rapporto col cibo (1)

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaEd eccoci alla portata principale: come miglioriamo il nostro rapporto col cibo?

Seguendo la “dieta paradossale” di Nardone, elaborata all’interno della ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, possiamo migliorare il nostro rapporto col cibo in 5 passi. C’è da precisare che questo tipo di dieta è stata messa a punto per curare severi disordini alimentari (anoressia, bulimia, vomiting, binge eating…) e, da lì, è stata modificata per chi ha difficoltà più misurate (ad esempio chi vuole mettersi a dieta) e per chi vuole semplicemente mantenere il peso forma o provare un nuovo modo di approcciare al cibo.

Ma veniamo a noi!

Primo passo: coltiva delle piacevoli fantasie. Molto semplice e affatto New Age, questo passo si rifà alla necessità di creare un’attivazione mentale sul cibo. Se dobbiamo iniziare una dieta o se vogliamo approcciare in modo diverso al cibo, il primo punto è che dobbiamo farlo mentalmente: le diete falliscono spesso per via di aspetti psicologici. Cosa fare nel concreto? Ogni mattina devi immaginare i cibi che ti piacciono di più e come li mangeresti nell’ambiente più piacevole, nel modo più rilassato. È un modo per evocare sensazioni piacevoli da legare al cibo (odore, sapori, immagini). Soprattutto chi teme di incappare nelle trame della tentazione inizia così un processo riassumibile nell’aforisma: “Se non te lo concedi, sarà irrinunciabile; se te lo concedi, potrai rinunciarci”. Questo atteggiamento è il primo passo per contrastare quello che normalmente si fa quando il cibo viene visto come un problema: negarselo. Perché negarselo, appunto, lo rende irrinunciabile e allora potrebbero accadere due cose: o esplodi e cedi a una lussuriosa abbuffata (il caso più estremo è la bulimia), o per vincere ti trattieni sempre più, ma non solo dal cibo, anche dalle sensazioni, soprattutto le piacevoli (e questo, sempre nell’esempio estremo, riporta all’anoressia). Quindi, ogni mattina, mentre ti spazzoli i denti, quando sei davanti allo specchio, mentre riscaldi il latte o il tè, dedica qualche minuto a immaginare cosa ti piacerebbe mangiare, come, con chi, in che modo…

Secondo passo: se vuoi controllare il cibo, conceditelo. Ecco una cosa che hanno sperimentato tutti: hai voglia di un altro cioccolatino, di una merendina, di una fettina di prosciutto; vai in cucina, prendi l’oggetto del desiderio e… ahh, che soddisfazione… ma se è stato così soddisfacente, perché non ripetere l’esperienza? Una, due, a volte non serve nemmeno arrivare alla terza porzione che, d’improvviso, l’oggetto del desiderio diventa disgustoso. La sensazione piacevole, godereccia, c’era all’inizio, con la prima, forse con la seconda porzione. Ma alla fine, dopo tante fette, la pancia è piena e la soddisfazione è asfissiata. Perché? Proprio perché abbiamo soddisfatto la sensazione all’inizio: l’ingordigia successiva non poteva certo esaudire ulteriormente il nostro desiderio. Ora: cosa succede se non mi concedo nemmeno il primo cioccolatino, la prima merendina, la prima fettina di prosciutto? Mi freno, e il desiderio aumenta: e da lì, come visto, esplodo o mi trattengo fin oltre il limite. Dobbiamo allora imparare a concederci ciò che più desideriamo, proprio per renderlo controllabile. Quindi, il secondo passo è questo: concediti i cibi, non restringerli. Dirai: “Ma così mi concedo proprio ciò che mi fa ingrassare!”. La logica che Nardone spiega è un’altra: inizia a concedertelo, senza restringerti, così il desiderio non diventerà dilagante ma sarà più sotto controllo.

Terzo passo (complementare al secondo): mangia all’interno dei tre pasti. Regola d’oro: diamo al cibo il suo spazio-tempo. C’è un luogo e un tempo per ogni cosa: per il lavoro, per le uscite, per fare l’amore… e quindi anche per il cibo! Il piacere derivante dal mangiare, già attivato nella fantasia (primo passo) e legato a ciò che più ci piace mangiare (secondo passo), dev’essere ben realizzato in un contesto preciso: quello dei tre pasti principali, cioè colazione, pranzo e cena. Possiamo mangiare dunque tutto ciò che più vogliamo, ma solo in quei tre momenti. “Tutto?! E se volessi mangiare 1 kg di gelato a pasto? In una settimana diverrei una balena!”. Riassumendo le ricerche del CTS, si è visto come il piacere diventa irrinunciabile solo perché ci rinunciamo. Se cominciamo a concedercelo il nostro organismo (anzi, il nostro sistema mente-corpo) comincia ad autoregolarsi e la prima cosa che diminuisce è proprio il desiderio. Mangiare nei tre pasti tutto ciò che vogliamo può sembrare assurdo a chi ha una immensa voglia di cibi “dannosi”, ma la realtà è che quella voglia tenderà a scomparire nel momento in cui la assecondiamo (attenzione: “assecondiamo”, e non “cediamo”: le esplosioni bulimiche sono dei cedimenti): in termini pratici, più mangi lo stesso cibo in tutti i pasti – se è questo il tuo desiderio iniziale -, più diminuisce la tua voglia di continuare a mangiarlo. Quindi, il terzo passo è: mangia ciò che desideri, sia nella quantità che nella qualità, solo e soltanto all’interno dei tre pasti principali. Domanda: e se cedo e mangio qualcosa al di fuori? Risposta: dovrai mangiare cinque porzioni di quella cosa. In un esempio, Nardone parla di una ragazza che “si ritrovò in una delle sue amate pasticcerie e cominciò a mangiare la sua usuale porzione e poi procedette, secondo la mia prescrizione, a mangiare cinque volte tanto. L’esperienza fu per lei davvero correttiva, poiché man mano che mangiava i pasticcini, questi da piacevoli si trasformavano in sgradevoli. Tanto che per giungere alla dose stabilita dovette sforzarsi molto, fino al completo disgusto” (p. 97).

La prossima settimana vedremo gli ultimi due passi. Intanto una nota professionale: ci tengo sempre a chiarire che la psicologia non dà risposte univoche, assolutiste, che vanno bene per tutte le situazioni. Questi passi e consigli funzionano, nel senso che sono testati e applicati in diversi contesti, da diversi professionisti, per persone che portano problemi, difficoltà o semplici richieste. Naturalmente, il nostro lavoro è quello di calzarli sulla persona e sulla situazione particolare, in modo che risultino essere adatti alle esigenze del caso.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Nardone, G. (2008). La dieta paradossale. Milano: Ponte alle Grazie.

Scrivi un Commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...