Cose da fare per il 2012

2012, la fine del mondo? Mentre aspettiamo la risposta conviene comportarsi come se il mondo continuerà: se abbiamo ragione non ci troveremo con del lavoro arretrato, se abbiamo torto… che importa?

Quindi è l’inizio dell’anno e si fanno i noti buoni propositi. Questo è già il primo errore. Che vuol dire fare dei buoni propositi? Perché dovrmemo mai fare dei propositi cattivi? In più, un proposito è un’intenzione, una volontà di fare qualcosa, non è la cosa da fare.

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaPensiamo a come fare qualcosa di concreto per questo anno, ma anche per il mese, o la settimana. Innanzitutto, non porti dei propositi ma degli obiettivi. L’obiettivo è una meta concreta, qualcosa di misurabile. Questo è importante, perché se è misurabile puoi sapere quando l’hai raggiunto e i passi fatti per raggiungerlo (o quelli che ti mancano).

Comincia da un’area: lavoro, amore, benessere personale… quello che vuoi.

Ora scegli l’obiettivo da raggiungere, che dev’essere concreto. Ad esempio, “stare bene” è troppo vago. Come raggiungiamo una meta vaga? È come dire: “Andiamo all’estero”. Sì, ma all’estero dove? Riflettiamo quindi sul nostro obiettivo e trasformiamolo in qualcosa di concreto. Ad esempio, chiediti: “Da cosa mi accorgerei, concretamente, di stare bene?”. Nell’area personale potremmo trovare risposte come: perdendo qualche chilo, coltivando qualche hobby, facendo del volontariato ecc. Bene, queste sono risposte più concrete. Altre volte le risposte non vengono: nell’esempio di prima ci siamo impegnati, ma proprio non riusciamo a trovare i modi per stare bene. Quello è il momento di chiederti: “Come potrei stare peggio?“. Trovati tutti i modi per stare peggio, quelli per stare meglio verranno da sé. Più genericamente, trovando tutti i modi per peggiorare una situazione, rimarranno solo quelli per migliorarla.

Naturalmente ci sono problematiche per le quali le risposte sono meno immediate. Pensiamo a una grave malattia: l’obiettivo sarebbe guarire, ma può non dipendere del tutto dalla nostra volontà. In questi casi potremmo chiederci: “Cosa posso fare, nel possibile, per migliorare la mia situazione, per sentirmi un po’ meglio?”. È sorprendente come si possa spesso trovare qualcosa, magari di molto piccolo, che ci elevi anche solo di un gradino rispetto a dove siamo ora.

In tutti i casi, dopo aver trovato l’obiettivo concreto, ciò che dobbiamo fare è proprio questo: salire il gradino successivo. Scomponiamo l’obiettivo in piccoli micro-obiettivi: guardare la cima rende la missione apparentemente impossibile, ma concentrarsi sui primi cinquanta passi da fare rende la cosa fattibile. E una volta arrivato qui… incomincia.

Allora, schematizzando:

1) Scegli un obiettivo concreto. Ad esempio, se vuoi perdere chili innanzitutto decidi quanti e in quanto tempo. Parti da piccoli obiettivi, piccolissimi: sono più facili da raggiungere e ti danno la soddisfazione iniziale di cui abbiamo bisogno per continuare. Quindi potresti partire dal perdere un chilo in un mese, o aumentare l’agenda dei clienti di uno o due nel bimestre (a seconda dell’attività, naturalmente), o dare un esame nella prossima sessione. Naturalmente non giocare al ribasso: se precedentemente siamo già stati in grado di perdere due chili in un mese, faremo altrettanto, o se diamo tre esami a sessione senza difficoltà non c’è motivo di abbassare la quota. Rimaniamo su ciò che sappiamo fare o aumentiamolo di poco.

2) Dividi l’obiettivo in micro-obiettivi concreti. Qual è la prima cosa da fare per perdere quel chilo? E la seconda? E la terza? Ad esempio, la prima potrebbe essere iniziare a ridurre un poco la pasta (anche qui: piccoli obiettivi – e in questo caso specifico ricordiamoci anche la dieta paradossale); la seconda, appena mantenuta la prima, andare a fare jogging due volte alla settimana, ecc.

Fine? Diciamo che è un inizio. Anche se non esistono ricette magiche (o meglio, esistono, ma servono più a far vendere libri e corsi che a risolvere problemi), questo è un allenamento molto importante che serve a due scopi: il primo è quello di rendere concreti i propri propositi trasformandoli in obiettivi misurabili e spogliandoli di quella trama di vaghezza che li rende irraggiungibili; il secondo è quello di raggiungerli in maniera altrettanto concreta, un gradino alla volta, ricordandosi che anche un viaggio di mille miglia inizia sempre con un passo.

P.S.: venerdì 13 gennaio terrò il seminario “Cambiare occhi, cambiare mondo“. I posti sono limitati! Maggiori informazioni nella pagina Eventi.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

2 thoughts on “Cose da fare per il 2012

  1. Parole tremendamente vere! Condivido il pensiero, l’ho vissuto, come credo molte altre persone.
    Spesso ci si perde in astrazioni mentali su “ciò che sarò se” o ciò che “potrebbe essere se” ma in concreto?
    I primi giorni del nuovo anno, si progetta questo o quello, ma col trascorrere del tempo si perde di vista la lista imposta, così troppo generica, ingenuamente “in grande stile”.
    Il risultato: ad un punto dell’anno ci fermiamo e analizziamo quanto di ciò che ci eravamo prefissi abbiamo concretizzato, la risposta è poco o niente, accompagnata da un po’ di sconforto, e l’idea che i buoni propositi servono solo per avviare l’anno ma non per realizzare un reale cambiamento.
    Il fatto invece, come suggerisce l’articolo, di creare concreti e realizzabili piccoli obiettivi (quindi considerando le reali possibilità e mezzi a nostra disposizione) è senz’altro di aiuto per potersi confrontare con “propositi” che possiamo portare a avanti e realizzare, come punto di partenza.

    • Essere sognatori, fantasticare o immaginare, vivere l’emozione del desiderio, del “proposito” è importante e fa parte dell’atto creativo. Poi, come ci ricordi tu, occorre passare alla parte della realizzazione, che dev’essere più concreta per essere attuabile.
      Grazie del bel commento :)

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