“Vivo in un ambiente!”

Dove siamo?

Finivano gli anni ’70 e Heinz von Foerster raccontava di come a un certo punto l’uomo scoprì l’ambiente: “Ricordo quando, forse dieci o quindici anni fa, alcuni dei miei amici americani corsero da me meravigliati e deliziati di avere appena fatto una grande scoperta: ‘Vivo in un ambiente! Ho sempre vissuto in un ambiente! Ho vissuto in un ambiente per tutta la vita!’”. Era la rivoluzione sistemica.

Freud ci aveva mostrato l’uomo, la figura: ora bisognava prendere in considerazione tutto lo sfondo. Già da un po’ si parlava di terapia familiare, precisamente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e forse quell’evento contribuì a spostare gli occhi su ciò che abbiamo attorno, ad alzare lo sguardo per vedere cosa ci circonda e, più importante, per vedere come i nostri gesti, le nostre azioni, abbiano un’influenza su di esso.

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaA Palo Alto sistematizzarono meglio la cosa. Gregory Bateson, un antropologo, guidò e ispirò tutto un gruppo di studiosi che, tra l’altro, definirono accuratamente il meccanismo della causalità circolare, o “retroazione”. Ad esempio Don Jackson, suo collega e fondatore del Mental Research Institute, scriveva: “Si può dire che gran parte del lavoro svolto nelle scienze comportamentali (e in molte altre) sia essenzialmente dedicato allo scoprire le cause di determinati effetti osservati […] A dispetto dell’imbarazzante simultaneità dell’osservazione, la «causa» e l’«effetto» vengono considerati come se si verificassero in serie lineari e nell’ordine appropriato. Un importante concetto ignorato da questa teoria è quello della retroazione, il quale suggerisce che le informazioni riguardanti l’evento B influiscono sull’evento A, che a sua volta si ripercuote su B eccetera, in un circolo di eventi che si modificano a vicenda”.

Da quegli anni la realtà sembrò cambiare, perché cambiava il modo in cui veniva vista. Qualunque tuo gesto, qualunque tuo comportamento, qualunque tua comunicazione può influenzare l’altro, e non solo: la risposta dell’altro ti influenza retroattivamente, portandoti a cambiare (o a perpetuare) quel tuo gesto, quel tuo comportamento, quella tua comunicazione. Lo sapevamo, era sempre stato sotto i nostri occhi, solo che ora potevamo vederlo chiaramente. Tutte le scienze ne furono influenzate: la filosofia, la biologia, la fisica, fino a nuove scienze partorite in questo contesto, come la cibernetica.

Naturalmente la psicologia e la psicoterapia cavalcarono tale cambiamento. Oggi ogni uomo è visto come il nodo di una rete più o meno fitta, più o meno estesa, a seconda di quanto si voglia (o si debba) allargare il campo percettivo. Siamo in contatto con gli altri, li influenziamo e ne veniamo influenzati, a volte consapevolmente a volte no, ma sempre producendo effetti concreti: a volte basta una domanda, un’osservazione, una dichiarazione “innocente”, per produrre un effetto che si ripercuoterà sul nostro comportamento successivo. E questa influenza circolare vale anche nel nostro rapporto col mondo (ad esempio nei modi in cui cambiamo e veniamo cambiati da un’idea – come quella di cui stiamo parlando) e nel rapporto con noi stessi: produciamo effetti reali in base alle nostre credenze, ai nostri valori, a come percepiamo noi o la realtà che ci circonda. Continuare a parlare del lato negativo delle cose che ti accadono, ad esempio, finisce per farti costruire giornate di lamentazioni, di insoddisfazioni, di irritabilità e, immancabilmente, di incomprensione con gli altri. Dal benessere alla patologia abbiamo capito che cambiare atteggiamenti e comportamenti vuol dire cambiare i risultati: puoi stare più o meno bene, sentirti più o meno felice, ed essere l’artefice del problema o della soluzione.

Quella dell’interazione e della reciproca e consapevole (auto)influenza è una considerazione onnipresente su questo blog, perché si ritrova in molti argomenti e dà spunto a molte riflessioni interessanti. Una di queste l’ho scoperta qualche giorno fa, entrando nell’aula conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, e ve ne parlerò la prossima settimana.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
Foerster, H. von
(1981). Costruire una realtà. In P. Watzlawick (a cura di), La realtà inventata (pp. 37-56). Milano: Feltrinelli.

Jackson, D.D. (1965). The Study of the Family. In Family Process, 1, pp. 1-20.

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