Cosa sente il depresso?

Non lo so… [sospira] Non ho tanta vogliaDott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma. [si volta alla finestra, guarda fuori per molti minuti. Prende una sigaretta dal pacchetto, controlla quante ne sono rimaste, l’accende] Non ho voglia di fare nulla. In effetti non faccio nulla. Marco, fa lui anche a casa. [fa una lunga tirata] Mi odio un po’ per questo, ma che faccio?

Anno 2020: la depressione è la malattia del secolo, la seconda per diffusione. In Italia le vendite di antidepressivi sono già salite del 310% negli ultimi dieci anni. Che poi fino a quanto servono? Irving Kirsch ci ha già messo all’erta dalle industrie farmaceutiche e dal loro little dirty secret.

La depressione fa paura. L’ultimo esempio è quello di Lucio Magri, il fondatore de Il Manifesto. Pochi giorni fa si è fatto uccidere a Zurigo tramite la morte assistita: soffriva per la depressione e non ce l’ha fatta più. Ma non c’è bisogno di andare lontano per vedere quanti si tolgono la vita, si fanno del male per un umore che affossa, demoni interiori che tirano giù, irritano, fino a volte ad avere la meglio. Smetti di mangiare e perdi peso, o mangi di più e ne acquisti: in ogni caso vedi sul tuo corpo i segni della sconfitta. Il piacere non sai cos’è, non sai più come si prova. Il sonno se ne va, o a volte colma tutto il giorno – e quando ti svegli il letto è una prigione in cui restare. Fai poco, niente, e quanto fai lo fai con fatica, poca concentrazione, poca energia, molta indecisione. A volte ti svaluti, a volte ti dai la colpa, a volte, alla fine, pensi che la soluzione sia solo una.

Immaginate un uomo rinchiuso in una cella. È buia, è umida, scura. Vede una finestrella piccola, stretta, in alto. Comincia ad arrampicarsi, a scalare la parete; si aggrappa con le dita, con le unghie. Arriva alla finestra, vede cosa c’è dall’altra parte: una piazza, vuota, con un patibolo. Si affaccia ancora di più, si sporge, passa in quell’apertura stretta, poco più di una fessura. Poi scende nella piazza, strascica fino al patibolo, sale i gradini. Infine si mette la corda al collo, e si impicca”.

È pesante”, hanno detto. “Rende cosa provo”.

La depressione è rinuncia, è sensazione di costante oppressione, è delega della propria vita agli altri. La depressione rinchiude in una stanza, ci caccia nell’angolo più buio di una tana profonda.

La consulenza psicologica, il sostegno di uno psicologo è lo scudo troppo pesante da alzare contro gli attacchi della depressione. Troppo pesante, perché il depresso può arrivare a essere senza forze. Ma se riesce ad alzarlo, se riesce a coprirsi dall’ombra di quel sole nero che lo oscura ogni giorno, il primo passo è compiuto, ha dato le spalle alla finestra, alla piazza, al patibolo; è davanti alle sbarre di una cella che si rinforza della sua rinuncia, che lo vuole vittima, che lo rende dipendente dagli altri, ma che si può aprire. Davanti c’è una galleria. Non sapremo quanto ci voglia ad arrivare oltre finché non l’avremo imboccata. In fondo c’è qualcosa.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici

Yapko, M.D. (2002). Rompere gli schemi della depressione. Milano: Ponte alle Grazie.

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