Costruire il destino dei figli

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a RomaLa costruzione del proprio destino è un tema che mi è molto caro. È anche un tema impopolare, come notava Heinz von Foerster, studioso di cibernetica – quella scienza che analizza le capacità autoregolatorie e autorganizzative degli organismi. Perché in ultima analisi costruirsi il destino vuol dire esserne responsabile: figuriamoci poi se oltre a costruire il nostro influenziamo quello degli altri o, peggio ancora, quello dei nostri figli!

Calma, andiamo con ordine. Anzi, partiamo dalle conclusioni.

Abbiamo un’influenza sul prossimo: non è una novità, né è tanto sorprendente. E ci sorprende meno che tale influenza sia maggiore sulle persone più prossime, vicine, intime, familiari. Come i figli, appunto. “Ma a noi sembra che nostro figlio faccia esattamente l’opposto di quello che gli diciamo”, osserveranno correttamente dei genitori. Certo, perché “avere un’influenza” è diverso da “far fare una determinata cosa”. A volte la presenza o l’insistenza di qualcuno nel volerci fare qualcosa è la ragione per cui non la facciamo, per questo la suggestione più efficace è quella sottile e indiretta. Ma che succede quando l’influenza è inconsapevole?

Hannu Räty e Kati Kasanen, del Dipartimento di Educazione e Psicologia dell’Università di Joensuu, hanno condotto un’interessante studio a cui vorrei riallacciarmi. Si è trattato di una ricerca durata 7 anni, in cui mostrarono come le aspettative dei genitori sulle capacità scolastiche dei figli hanno un impatto sul proseguimento o sull’abbandono degli studi. Ci tengo a precisare che la ricerca è molto complessa e che ne analizzo solamente gli aspetti utili a questo articolo. Tra le loro considerazioni, Räty e Kasane sostengono che lo status socioeconomico dei genitori ha meno impatto sulle performance dei figli rispetto al background sociale. In un circolo vizioso, il background sociale influenzerebbe le aspettative dei genitori e queste a loro volta le scelte dei figli. Più nello specifico, pare che le interpretazioni sulle capacità e abilità dei figli siano influenzate anche dall’idea che hanno i genitori rispetto al concetto di “intelligenza”.

Nulla di nuovo, anche qui. Difatti, queste considerazioni ci rimandano all’ipotesi di un altro studioso, John Ogbu, che tra gli anni ’80 e ’90 ipotizzò che il solo fatto di sentirsi appartenente a classi emarginate influenzi negativamente la motivazione e il successo, e di conseguenza l’intelligenza. Ma ci rimanda anche a quegli studi di psicologia sociale che, in breve, mostrano che avere un’idea su qualcuno ci fa assumere degli atteggiamenti/comportamenti che lo influenzeranno, guidandolo a comportarsi esattamente come ci aspetteremmo in base a quell’idea.

Cosa vuol dire tutto ciò?

Gli studi sull’influenza delle aspettative sono tanti e ci tornerò in più occasioni – soprattutto se vi interessano. Un’influenza sull’altro l’abbiamo sempre, consapevolmente e inconsapevolmente. Se nel secondo caso non sappiamo bene come stiamo influenzando l’altro, nel primo abbiamo più possibilità di orientare tale influenza in senso positivo. Von Foerster faceva bene a dire che questi sono temi impopolari, perché se li accettiamo dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Certo, se farlo vuol dire migliorare le nostre e le altrui potenzialità, la cosa ci dispiace poco. Di sicuro non ci vuole uno studio scientifico per dirci che gli altri possono percepire se ci stanno simpatici o antipatici, se li stimiamo o se li consideriamo incapaci; né che questo può diventare un problema se l’altro in questione è un bambino che dipende da noi e che ha poche risorse per difendersi. Da qui capiamo che curare con più consapevolezza i propri atteggiamenti e comportamenti può migliorare molto i rapporti con gli altri e con noi stessi. Potremo così lanciare delle profezie positive tutt’altro che magiche e dagli effetti concreti, che indurranno nell’altro e in noi stessi dei cambiamenti negli atteggiamenti e nei comportamenti verso il mondo.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

 

Riferimenti bibliografici
Räty, H., Kasanen, K.
(2010). A Seven-Year Follow-Up Study on Parents’ Expectations of Their Children’s Further Education. In Journal of Applied Social Psychology, 40, 11, pp. 2711–2735.

Sonuga‐Barkea, E.J.S., Stevenson, J., Thompson, M., Lamparelli, M., Goldfoot, M. (1995). The Impact of Pre‐school Children’s Intelligence and Adjustment on their Parents’ Long‐term Educational Expectations. In Educational Psychology, 15, 2, pp. 141-148

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