Compulsioni

Lo so, sembra sciocco. Prima di andare a dormire devo fare cinque volte il giro della casa, assicurandomi che ogni serratura, ogni porta e ogni finestra sia chiusa. Poi passo a controllare tutti i rubinetti. Infine il gas. Cinque volte. Poi posso andare a dormire tranquilla. È sciocco, lo ripeto, ma così mi sento tranquilla. Non so dire bene perché o come, solo… tranquilla“.

La ritualità fa parte della vita, di ogni singolo giorno. Ci alziamo, ci Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Romadirigiamo in cucina, mettiamo su la moka, poi andiamo al bagno. Torniamo in cucina, scaldiamo il latte, inzuppiamo un certo numero di biscotti (spesso gli stessi da anni) e lasciamo le tazze nel lavello. Anche a lavoro facciamo la stessa strada, ci fermiamo allo stesso bar e una volta in ufficio le penne vanno lì, i fogli in quel cassetto, i libri là dietro. Certo, ogni lettore avrà le proprie routine personalizzate. È normale, dopotutto. Una vita caotica è impensabile, insopportabile e l’ordine aiuta a contenere, a mantenere l’equilibrio, a creare una sorta di tranquillità interna – oltre che esterna. Nella scelta degli abiti, dei cibi, delle canzoni, dei piaceri, una certa ridondanza è ricercata da noi stessi e ci dà una certa dose di sicurezza.

Funziona. A volte capita che il benessere sfugga, che il cosiddetto distress cominci a salire, a farci sentire l’acqua alla gola; o che un precedente equilibrio si spezzi, che la tranquillità di un tempo venga a mancare, che le prospettive cambino drasticamente. Può salire l’ansia o abbassarsi l’umore, diminuire il piacere o aumentare la rabbia. Puoi non accorgertene, ma ti ritrovi con la soluzione a portata di mano: il controllo.

A volte si parla di “manie”, di essere maniaco per l’ordine, per la pulizia, o per qualcosa di molto specifico (ordinare i dischi in base al colore, le tazzine per la dimensione, i cuscini per la forma), amatorialmente sorridiamo e diciamo di avere le “nostre fisse”. Quando però è la “fissa” ad avere noi, quando la “mania” controlla la nostra vita, allora si parla di vere e proprie compulsioni.

Su queste premesse si basa il cosiddetto Disturbo Ossessivo-Compulsivo, di cui oggi stiamo descrivendo la seconda polarità, quella più legata al fare. Se “fisse” e “manie” ancora ci fanno sorridere, la compulsione è un comportamento di qualunque genere (lavarsi, riordinare, controllare, ecc.) o un’azione mentale (pregare, contare, ripetere delle parole, ecc.) che in qualche modo previene o riduce l’ansia o il disagio. A volte bisogna raggiungere una soglia prestabilita o uno stato predefinito, prima di smettere, altre volte la durata della compulsione è legata alla sensazione: fino a quando basta.

Non sa sempre darsi una spiegazione, la persona deve farlo e basta per placare l’ansia, o per scongiurare qualcosa. Altre volte la spiegazione c’è, ma agli occhi altrui sembra eccessiva, incredibile. In ogni caso, resistere è difficile, perché la tensione aumenta, quella tensione che proprio la compulsione può diminuire. Allora, prima o poi, può finire che la persona alzi le mani e si arrenda ad essa, integrandola nella propria vita come fosse un’abitudine quotidiana. Causa disagio, fa perdere tempo, interferisce con la vita, con il lavoro, con le relazioni. Ma è il controllo di cui non si può fare a più a meno.

Possiamo spezzare le compulsioni? Sì e molti risultati mostrano la brevità e l’efficacia di interventi strategici e condotti per obiettivi, senza l’ausilio di farmaci. Da soli, lo confessiamo, può essere difficile. Con il supporto di un bravo terapeuta, la vita può riiniziare a prendere il suo corso, sereno, tranquillo, anche routinario se vogliamo, ma non più incatenato al dover fare senza potersi fermare.

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
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Nardone, G. (2000). Oltre i limiti della paura. Superare rapidamente le fobie, le ossessioni e il panico. Milano: Rizzoli.

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2 thoughts on “Compulsioni

  1. Spesso questi gesti ripetitivi, piccoli rituali, ci offrono la sensazione di avere tutto sotto controllo, una sicurezza che tutto è come “deve” essere, secondo la nostra visione, e aiutano a mantenere uno stato di tranquillità. E’ giusto conservare queste piccole abitudini fino a un certo punto o è comunque un bene eliminarle completamente?

    F

    • Grazie mille per questo commento stimolante!
      Credo che di fronte ai nostri comportamenti e atteggiamenti possiamo osservare se provocano, a noi o ad altri, disagio, sofferenza, malessere, difficoltà, problemi, impedimenti… Da qui cominceremmo ad avere già una prima idea su come eventualmente agire.
      Inoltre, soggettivamente, come persona amo provare a tendere verso la flessibilità, l’adattabilità, il cambiamento, anche cercando di far sì che un comportamento non sia irrinunciabile o indispensabile. Ma questa è una preferenza personale, più che un obiettivo da consulenza psicologica :)

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