Vacanze ideali

Dott. Flavio Cannistrà, psicologo a Monterotondo e a Roma

Come costruire vacanze ideali

Agosto è arrivato e con lui le vacanze. Più o meno. Ormai il concetto di “vacanza lunga”, che su per giù durava tutto il mese, è quasi del tutto sostituito dalle “vacanze brevi”: vuoi i cambiamenti economici, vuoi i cambiamenti lavorativi, vuoi i cambiamenti sociali. Se da un lato la “vacanza lunga” rimane nel cuore di molti, dall’altro le “vacanze brevi” sono altrettanto produttive, anzi a volte addirittura di più.

L’importante, come sempre, è il come più che il cosa e in questo caso è più importante come trascorriamo le vacanze più del cosa andremo a fare.

A cercare di definire il cosa ci hanno provato in molti. Il sociologo Erik Cohen, ad esempio, identificò tre tipologie di turisti: il vacationer, che ama la sedentarietà, il riposo, i comfort, la piacevolezza dei luoghi e la funzionalità delle strutture, magari andando spesso nelle stesse località; il sightseer, che invece cerca la novità e le esperienze diverse, organizzando giri, percorsi e visite, senza troppo badare alla comodità; e infine il drifter, che in realtà venne definita più come una sottocultura, quella di turisti-vagabondi (forse potremmo legarla all’immagine dell’autostoppista nomade) che sanno quando partono ma non sanno quando – e se – tornano, e che forse oggi è più vicina agli amanti delle vacanze-avventura. Tuttavia, si è ampiamente visto come tali caratteri possano combinarsi nella stessa persona, magari in periodi diversi della vita o, addirittura, della stessa vacanza: potremmo essere sightseer quando arriviamo in un luogo e diventare vacationer nelle visite successive.

Naturalmente queste e altre tipologie sono totalmente soggettive e la bellezza sta proprio nel goderti la vacanza come meglio preferisci. Ecco allora entrare in gioco il come vivere una vacanza. Dicevamo prima che l’abbandono della “vacanza lunga”, per scelta o necessità, può dare i suoi frutti. Uno degli scopi di una vacanza è proprio quello di “staccare la spina” dalla quotidianità, dunque da un lato una vacanza meno lunga può evitare di trasformarsi in una nuova quotidianità o di presentarne alcuni elementi (lavatrici da fare, piatti da lavare, stanze da pulire, cucinare la maggior parte dei pasti per esigenze economiche, ma anche la necessità di seguire alcuni lavori che non possono essere lasciati per troppo tempo), dall’altro si possono mettere da parte soldi e giorni di ferie per piccoli break sparsi nell’anno, piccole ma più frequenti pause capaci di ricaricarci.

La preparazione di una vacanza, poi, dovrebbe rispettare le tue esigenze e, per quanto non dobbiamo diventare vittime della progettazione, fermarti un attimo a riflettere che idea hai per questa vacanza è meglio di scegliere a caso con l’idea che qualunque posto va bene, ricordando che spendere bene è decisamente meglio di spendere tanto – e questo è sicuramente un vantaggio per chi deve rinunciare a vacanze fuori casa.

Entrando nel vivo della vacanza, l’essenziale diviene appunto staccare. Poco importa se siamo più vacationer, sightseer, drifter o altro: Aristotele diceva che lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero, dunque evita di far sì che lo scopo del tuo lavoro sia quello di guadagnare altro lavoro! “Staccare la spina” dovrebbe essere interpretato come un concetto più mentale che fisico: è affascinante andare in un luogo esotico, ma non indispensabile. La vacanza dev’essere un momento per dare alla tua mente la possibilità di rinfrescarsi, di affondare in nuove sensazioni, di liberarsi delle operazioni routinarie che metti in atto ogni giorno. A mio parere i consigli sul liberarsi da telefonino, computer e televisione sono utili se calzati sul consiglio più generale del “liberati della quotidianità”.

Se dobbiamo pensare a una vacanza ideale (per noi) e vivere una vacanza lontana dalla quotidianità, l’ultima accortezza è quella di godersi un rientro graduale: il rischio, altrimenti, è di incorrere nel cosiddetto Post-Vacation Blues, una sorta di depressione da rientro delle vacanze. Dato che gli studi in merito sono poco definiti, i consigli sono tanti e poco sistematici. In generale sembra opportuno evitare un rientro immediato nel mondo del lavoro, godendosi ancora qualche giorno di relax e adottando un abbigliamento casual e piccoli comportamenti ancora legati all’idea di vacanza (prendersi un gelato la sera, fare due passi per strada o nei parchi, ecc.), nonché condividere i ricordi della vacanza con amici e, naturalmente, partner di viaggio.

L’idea è quella di una vacanza che, dall’inizio alla fine, si ponga come uno spazio a sé: così come il lavoro ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi luoghi, anche la vacanza ci chiede di regalarle i suoi spazi.

Spero che questo articolo possa tornarvi utile o anche solo risultarvi interessante e piacevole. Il blog prende una pausa estiva e vi dà appuntamento al 5 settembre. Per chi volesse comunque rimanere in contatto con me vi segnalo le mie pagine Facebook e Twitter. Buona estate!

Dott. Flavio Cannistrà
Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Terapia Breve Strategica
e Ipnositerapia

Riferimenti bibliografici
(
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Cohen, E.
(1972). Toward a Sociology of International Tourism. In Social Research, 39:1, 164-182.

Corvo, P. (2003). I mondi nella valigia. Introduzione alla sociologia del turismo. Milano: Vita e Pensiero.

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